Apocalypse town. Cronache dalla fine della civiltà urbana
“Nel cuore dell’America ci sono città sull’orlo della dissoluzione. Assomigliano, sempre di più, a campagne post-urbane. Un nuovo paesaggio che nella cintura di ruggine – la cosiddetta Rustbelt, che si estende dal Midwest fino a parte del Nordest del paese – è diventato molto comune. Con le fabbriche e i negozi del suburbio abbandonati, distrutte dagli incendi e dalle rivolte razziali degli anni Sessanta e Settanta, da queste città è fuggita più della metà degli abitanti. Lasciandosi alle spalle macerie e popolazioni immiserite, che ogni giorno lottano per la sopravvivenza in un ambiente sempre più ostile. Dalle praterie urbane di Youngstown, dove l’amministrazione comunale si è ormai ridotta a pianificare con zelo l’autodistruzione della città, all’industria del riciclo e della decostruzione di Buffalo, dove attivisti visionari smontano con dovizia e con amore ciò che resta della città; dai deserti alimentari di Detroit e Philadelphia, dove sono scomparsi negozi e supermercati e gli abitanti si organizzano con geniali intraprese agricole, fino alle città come New York che puntano sull’agricoltura urbana, per costruire città più sostenibili grazie a un perfetto metabolismo naturale. Questo è il racconto di territori e popolazioni che non fanno parte delle rappresentazioni consolidate a cui siamo abituati, storie di persone che inventano nuovi modi di vita in ambienti in cui a essersi dissolta – forse per sempre – è la società contemporanea per come la conosciamo.”
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E’ LA STORIA …
BELLEZZA …





La Lettura di “La strada” di Cormack McCarthy dà dei deliziosi brividi di orrore. Quanta distanza da quando leggevamo con diletto “Sulla strada” di Jack Kerouac!
cose che James Howard Kunstler aveva previsto – anche se parzialmente già accadute – nel suo splendido “The Long Emergency”, tradotto in Italiano come “Collasso” (sottotitolo: “come sopravvivere alla fine dell’era del petrolio a buon mercato”) e edito da Nuovi Mondi … e da noi c’è ancora chi promuove i grattacieli, i centri commerciali e le città disperse. Alla conferenza sui grattacieli, quando ho elencato i fallimenti e ne conseguenze nefaste di questo modo di concepire l’architettura e l’urbanistica il progettista di uno dei grattacieli dell’EUR mi ha anche dato del menagramo … non c’è più sordo di chi non vuol sentire!
ah il problema è la forma… Le città più vive del mondo hanno nel loro centro i grattacieli. La Nostra Città ha bei palazzetti rinascimentali e barocchi, ma è putrida e moribonda…forse già morta.