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Speriamo che Abete, presidente della Cinecittà S.p.a. (questo acronimo, quando compare a suffisso di qualsivoglia istituzione di ispirazione culturale, lascia presagire, come nei casi EUR e Foro Italico CONI, lugubri e tristi presagi nel nome di una presunta “valorizzazione” del bene), dopo il successo dell’iniziativa “Cinecittà shows off”, intenda rompere l’isolamento della “fabbrica dei sogni” per farne irrompere l’antica linfa onirica nel quartiere e nella città. La trasfusione potrebbe invertire il processo di inaridimento di molte attività e vocazioni della parte di città circostante ed omonima (come il caso dello studio De Angelis – il personaggio della foto nel post – , in sempiterno pericolo di sfratto, oppure lo studio-casale dello scultore Gianni Gianese lungo la via delle Capannelle – oramai abbandonato -, scenografo di Fellini il cui antro magico ci era disvelato grazie alla figlia Sonia, nostra compagna di studi al Liceo Artistico al di là del parco degli acquedotti; sino al caso della copisteria di zona in cui, tra una stampa e l’altra si può incontrare Dante Ferretti ed ammirare i disegni meravigliosi della New York di Scorsese)
Ricordo che la suggestione del luogo, negli anni settanta, spingeva molti ragazzini (tra i quali il sottoscritto) a calcare il glorioso campo di calcio del Bettini Quadraro non tanto per passione e vocazione pedatoria, quanto per sbirciare seduti sulla “inevitabile” panchina, oltre il muro di cinta dell’holliwood tiberina e sognare, ammirando le scenografie abbandonate che più tardi avremmo scoperto essere i set felliniani del Casanova e del monumentale e presago ingorgo di “Roma”, tra i “ruderi” della stagione del western all’italiana. Ancora oggi può capitare (e mi è capitato davvero) di condividere fianco a fianco qualche istante del semaforo rosso su Via Tuscolana, prima della inevitabile suonata di clacson, con Sean Connery. Si viveva nella quotidiana speranza di incrociare i divi del cinema e si trascorreva la quotidianità fianco a fianco di operatori di ripresa, direttori della fotografia, scultori, elettricisti attrezzisti, produttori più o meno famosi (financo l’attore pasoliniano per antonomasia Ninetto Davoli ed il suo cane “Acci”).
Un “museo” diffuso che sta morendo e che spero non veda il suo “recupero” affidato alla costruzione di un parco tematico dei divertimenti (peraltro sulla Pontina!!)
A corollario del precedente commento, ci permettiamo di suggerire la visione di un documentario in tre parti dedicato ad uno degli ultimi scultori operanti nel cinema, Gianni Gianese
Gianni Gianese, le mani dell’arte