“Unicum … nel vecchio mondo” … ADDIO …

Riceviamo da Giorgio Biuso e volentieri vi giriamo: …

ECCESSIVI  RIMPIANTI  SULLA  TOMBA  DELLA  CASA  DI  VETRO DI  PIANO  ALL’EUR

 “L’articolo di Giovanna Vitale, apparso su Repubblica del 22/4/2012, inizia con un patetico addio al “segno sulla città, esempio preclaro di architettura contemporanea”.  Il rammarico della giornalista per la mancata realizzazione del complesso che avrebbe dovuto sostituire le tre Torri delle Finanze all’EUR non è condiviso dai cittadini di Roma Sud per le seguenti ragioni. Primo, per il ricordo dell’amaro in bocca lasciato alla vista dell’Auditorium della Musica  dai non esaltanti risultati estetici in una zona invece già qualificata dallo Stadio di Nervi e dal Villaggio Olimpico di Moretti. Secondo, perché si dice che l’altezza e la forma dell’edificio di Piano siano state condizionate dal desiderio di Fuksas di dare maggiore visibilità alla così detta Nuvola, demolendo le tre Torri  progettate da Cafiero, Ligini, Marinucci e Venturi e cancellando l’elemento destro della Porta Sud di Roma. L’aveva voluta Marcello Piacentini e da cinquant’anni piaceva ai romani. Terzo, l’edificio decantato dalla Vitale come “un unicum, almeno nel vecchio mondo, che per trovarne un altro progettato dall’archistar è necessario andare a Sidney”, è una semplice scatola di vetro che dal punto di vista architettonico ha l’unico pregio di riflettere l’architettura circostante. Quarto, il progetto, nonostante avesse sollevato le critiche dei cittadini e di un autorevole Comitato Tecnico Scientifico, era stato difeso da alcuni amministratori di dubbia cultura e scelto soprattutto per i 25 milioni di oneri di urbanizzazione che avrebbe portato. Questo denaro sarebbe poi stato usato per un insufficiente intervento sulla disastrata viabilità del quartiere. Viabilità che pensavano sarebbe stata risolta con il sottopassino di viale Europa al posto del progetto del totale interramento della Colombo tra il Lago  e gli edifici di Moretti, progetto che come ho dimostrato è in grado di  autofinanziarsi.

Queste sono le ragioni principali che hanno fatto reagire l’opinione pubblica. Personalmente ricordo il mio intervento su Rutelli, appena divenuto sindaco, dopo che Renzo Piano si era lamentato con me del fatto che non riusciva a progettare a Roma. Mi pento se quell’intervento ha contribuito alla realizzazione dell’Auditorium e ancora se l’arroganza con cui una persona, che credevo sensibile, ha potuto dire al Sindaco accennando alla sua opera: “O il progetto resta com’è oppure non se ne fa nulla”. Questo nulla ora ci rende felici ma non completamente, visto che, per rendere ragionevoli alcuni nostri amministratori, è stata necessaria una crisi economica così profonda.”

G.B.

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.