GRANDE CECILIO … GRANDE FICTION … FAJE ‘NA FOTO …

Cecil Pinsent

Che cosa c’è di più tipico nell’immaginario globale per definire l’immagine dell’Italia? …

Questa veduta della val d’Orcia sintetizza sicuramente al meglio il nostro paese:

paesaggio, storia, arte, tradizione, cultura, natura …

tutto falso: …

è un’invenzione contemporanea di un grande progettista inglese, Cecil Pinsent, che,

solo nella prima metà del secolo scorso costruì questa straordinaria immagine-logo …

e se l’Italia intera non fosse, per caso, un’altra di queste terribili “invenzioni” moderne?

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4 Responses to GRANDE CECILIO … GRANDE FICTION … FAJE ‘NA FOTO …

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    Fantastico post professore, proprio adatto ai denigratori del “falso storico”. L’immagine stessa della Toscana, e quindi dell’Italia, è stata costruita nella prima metà del secolo scorso e…. da inglese.
    Benigni direbbe: mi scompiscio dal ridere.
    Chissà perchè dovremmo scandalizzarci se anche gli edifici li facciamo con lo stesso criterio. Mah!

    Il mio collega Francesco Gazzabin, esperto di storia del paesaggio agrario della Toscana, scrisse un post proprio sulla Fattoria de La Foce e Cecil Pincent, a beneficio di chi ne volesse sapere qualcosa di più:

    http://www.de-architectura.com/2008/11/forme-antiche-di-un-paesaggio-recente.html

    Saluti dalla antica Val d’Orcia
    Pietro

  2. Pingback: paesaggio fiction (intermezzo 2 metafisica della fotografia) | bizblog ver. 2

  3. salvatore digennaro ha detto:

    Caro Pietro
    secondo me fare un confronto tra il bel paesaggio toscano, conservato come 2 secoli fa, e l’architettura “in stile” è una speculazione filosofica.
    La bellezza di questo paesaggio può essere paragonato allo scorcio di un centro storico ben conservato, magari come lo era 2 secoli fa.

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      Sì, Salvatore, ma questo paesaggio è stato costruito, inventato di sana pianta negli anni 40 del secolo scorso, 1900, non 1800, cioè l’altro ieri. Il professor Muratore era già nato o giù di lì, io nascevo 10 anni dopo, tanto per dare il senso del tempo.
      Quel paesaggio, prima di Cecil Pinsent, era alquanto malmesso. Era tutt’altro. Un “falso storico” (il termine non è certo il mio) è diventato, a ragione, un’icona d’Italia. Perchè? Perchè è bello e in armonia con la dolcezza dei colli delle crete senesi. Perchè sembra lì da sempre.
      Perchè incantarsi, giustamente, per questo paesaggio e scandalizzarsi per la ricostruzione esatta della cattedrale di Dresda, oppure per la ricostruzione del ponte di Mostar, o, più modestamente, perchè molto del buono che c’è nel centro storico di Arezzo, la mia città, è letteralmente inventato, come quel paesaggio, negli anni ’30, grazie all’intelligenza di un Podestà? O perchè scandalizzarsi, senza neppure discutere serenamente e senza ideologie, di completare la facciata di San Petronio a Bologna, o di utilizzare il progetto di Michelangelo per San Lorenzo a Firenze? Perchè voler inventare architetture strampalate nei nostri paesaggi, quando invece dobbiamo conservarlo e migliorarlo “seguendo la vena”, come dice in altro posto il collega Danilo Grifoni? Perchè voler lasciare gesti individuali? Perchè l’ha insegnato qualche bischero di docente senza cervello all’università, ripetendo a pappagallo cose non digerite dette da altri?
      Ma il primo compito dell’architetto, la prima regola è quella di guardarsi intorno, non di guardarsi allo specchio. Poi ci sono i più bravi e i meno bravi, d’accordo, ma se uno parte con lo specchio, come Narciso, non c’è storia.
      C’è ancora chi vorrebbe inventare a l’Aquila. Che ricostruiscano alla svelta e com’era, e tutti, tranne qualche architetto, saranno loro grati.
      Ciao
      Pietro

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