STAREMO A VEDERE …

Da Stefano Serafini: …

“La Corte dei Conti del Veneto contesta a sei tecnici comunali e all’architetto spagnolo un danno erariale di circa 3,3 milioni di euro, nell’ambito del progetto che ha portato alla realizzazione del Ponte della Costituzione, noto anche come Quarto Ponte sul Canal Grande o Ponte di Calatrava dal nome del progettista.
La realizzazione dell’opera “ha comportato un oggettivo e sconsiderato aumento dei costi rispetto agli oneri inizialmente preventivati – di fatto, totalmente disattesi – e comporterà per il futuro un costante e spropositato esborso economico da parte dell’amministrazione, in quanto l’opera è affetta da una patologia cronica caratterizzata dalla necessità di un costante monitoraggio e dal continuo ricorso ad interventi non riconducibili, in alcun modo, a interventi di ordinaria manutenzione”.
Con queste parole, riportate dal quotidiano La Nuova di Venezia e Mestre, il procuratore regionale della Corte dei Conti, Carmine Scarano, informa l’architetto Santiago Calatrava Valls e sei dirigenti pubblici che si sono alternati nel ruolo di responsabile unico del procedimento, direttore dei lavori e direttore operativo, che nei loro confronti “sono emersi validi elementi per una citazione in giudizio per danno erariale dinanzi alla Corte”. Sarebbero dunque 3,467 milioni di euro, sugli 11,2 del costo finale del progetto, i soldi pubblici spesi a causa di errori di progettazione, corretti a fronte di cinque onerose varianti, e nella gestione della gara d’appalto caratterizzata da molte lacune.
Il costante monitoraggio sulla struttura nasce da un difetto di progettazione: il Ponte di Calatrava, progettato per collegare la sponda del Canal Grande, lato Piazzale Roma, con quella lato Ferrovia, è un arco ribassato che spinge con forza sulle rive: se il lasco supera i 4 centimetri, c’è rischio di collasso. Il problema venne alla luce in fase di progetto esecutivo nel 2001, quando l’ingegner Creazza suggerì a Calatrava di risolvere la questione tenendo in asse il ponte con un tirante subacqueo. Questo accorgimento, oltre a incrementare il costo dei lavori non risolse alla base il problema tecnico, tanto che fu necessario un monitoraggio costante del manufatto con l’esborso di 398.000 euro in tre anni per rimettere in asse il ponte con i martinetti idraulici.
Per giungere a tale conclusione la procura della Corte dei Conti ha indagato per sette anni e ora l’architetto e i tecnici avranno novanta giorni di tempo per preparare e consegnare le proprie memorie difensive, dopo di che sarà la Procura a decidere se rinviarli a giudizio o chiudere il procedimento.”

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2 Responses to STAREMO A VEDERE …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    “eppur si muove” … non il ponte, ma la giustizia!
    Speriamo che questa volta vada fino in fondo e che la star non la faccia franca. Sarebbe una bella lezione per questi arrogantissimi individui che amano autogratificarsi fregandosene dell’esperienza millenaria delle tradizioni locali

  2. Stefano Serafini ha detto:

    Credo che Calatrava sia innocente, come un costruttore di armi. Nel senso che lui è un designer, fa oggetti da rivista, richiesti da un mercato dell’immaginario che non basta mai a se stesso. Colpevole in senso pieno è la volontà politica di avvalersi di tali oggetti (come lo è quella di usare le armi per aggredire), con una logica antipubblica di spettacolarizzazione. I danni sono l’effetto collaterale di una scelta strutturalmente perversa, in linea con la generale perversione della politica che non risparmia nessuno, dal Vendola delle pale eoliche (perché oltre a far soldi fa “verde”) al Berlusconi di videocracy. Ma aveva già detto tutto Debord più di 40 anni fa.

    Ora, un giudice controcorrente (per ragioni politiche? boh, che importa?) applica una razionalità giuridica sana ed elementare, che diventa occasione di riflessione sulla politica intera. Diciamolo chiaro, altro che ponte di Calatrava: se tale logica tornasse, l’intera classe politica dovrebbe subire il supplizio.

    Come mondo architettonico si potrebbe riflettere tuttavia sul fatto che costruire ponti molto fichi che però spezzano le gambe di chi ci passa sopra, sfondano le sponde e crollano, e macinano milioni di euro da sottrarre agli ospedali e alle scuole, sia il segno che ci si è ridotti al peggiore servaggio della follia. Che si è dei nemici pubblici, indipendentemente dal dolo giuridico. Ma aveva già detto tutto Salingaros 10 anni fa.

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