LEGGERISSIMO …

Errori sul ponte di Calatrava, finisce «indagato

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8 Responses to LEGGERISSIMO …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    ecco qua!
    L’avevo denunciato mesi fa, finalmente ora la Corte dei Conti s’è svegliata
    L’arroganza di Calatrava che non ha voluto ascoltare chi gli suggeriva di imparare dalla tradizione dei ponti veneziani ora verrà condannata … almeno spero!!
    E’ ora che i nostri politici la smettano di affidarsi alle archistar per realizzare opere (spesso inutili e orribili) a scopo di propaganda!

    • mario ha detto:

      Come si legge nell’articolo il Professor Calatrava dovrà produrre le proprie memorie giustificative entro 90 giorni. Sulla base di quelle argomentazioni tecniche il Giudice dovrà, sentito il consulente, decidere se rinviarlo o meno a giudizio. Poi ci sarà, se rinviato, un procedimento e una condanna o un’assoluzione. Non capisco dunque la fretta giustizialista del professor Mazzola. Come si dice facciamo che la giustizia faccia, celermente questo si, il suo corso. Forse non abbiamo bisogno di ponti,ma di democrazia si. grazie m.c.

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    caro sig. Mario,
    non si tratta di voler essere giustizialisti, si tratta dell’evidenza dei fatti.
    Come ho raccontato nel post “Grandi Opere? Grandi Aziende? Archistars? No grazie! Preferiamo il “buon padre di famiglia!”

    «a soli 3 anni dall’inaugurazione, uno studio del professor Massimo Majowieckisi ha dimostrato come, nonostante i tanti e costosi interventi di manutenzione, continua a far divaricare le sponde del canale (…) Il Comune si trova, quindi, un’onerosa eredità manutentiva che non trova riscontro in alcun ponte di Venezia, visto che il ponte continua a spostarsi quale “logica e diretta conseguenza di un errore concettuale nella progettazione preliminare, esecutiva e nella costruzione dell’opera” (…) La nuova Giunta ha anche negato il pagamento del saldo finale di 96 mila euro, mettendo in dubbio la validità del collaudo del professor Enzo Siviero, condizionato nel giudicare un’opera di un architetto importante come Calatrava (…) Il Comune ha, comunque, presentato ricorso al Tribunale per accertare le eventuali responsabilità dell’architetto e la sentenza non potrà tralasciare la critica che il professor Majowieckisi muove in conclusione alla sua relazione: “La volontà del progettista di ignorare l’insegnamento di preesistenti realtà nello stesso ambito costruttivo comporta un’oggettiva responsabilità ».

    Ergo se il signor Calatrava vuole giocare con le sue fantasie ritengo che debba farlo a casa sua e con i suoi soldi, e non a casa nostra e con i nostri soldi.

    Finché ci sarà chi non si ribella a questo sistema perché ritiene certi individui “intoccabili” non c’è speranza!

    • ester ha detto:

      Non è giustizialismo citare come ” evidenza dei fatti” una propria opinione che riporta ” notizie” a loro volta, credo, riportate dalla stampa? le parole del Professor Majowieckisi sulle “responsabilità oggettive ” sono pesanti,ma pur sempre sono un opinione. Mario Cudicini giustamente chiedeva di fare luce senza condizionamenti. Tutto qui. Quanto al fatto di”farlo” nelle proprie case sono da sempre contro la difesa delle piccole patrie che formano proprio quegli intoccabili molto più pericolosi di quelli che,considerati tali dal professor Mazzola, vorrebbe condanare. Oggi i giornali riportano la notizia che dopo otto anni alcuni professionisti romani ( i padri di famiglia di cui parla Mazzola ?) sono stati assolti dalla responsabilità del crollo di un solaio durante i lavori per la ristruturazione del Palazzo delle Esposizioni.Non deve essere stato facile per quelle persone passare tutto questo tempo….

      • memmo54 ha detto:

        Come certamente anche Ester avrà intuito in Italia non si condanna nessuno, neppure se preso col sorcio in bocca.
        Non c’è mai l’evidenza; non si è mai sicuri di nulla: l’Imponderabile ed il Caso così come l’Angelo del Signore la fanno da padrone dispensando fortune e disgrazie; casomai appare più probabile che le responsabilità siano proprio delle lastre di cartongesso che si sono impilate da sole sgattaiolando tra le gambe dei responsabili della catena di comando o di qualche manovale extracomunitario che ha chiuso un occhio sul transito.
        A Venezia invece, colui che ha scelto il progetto, oggi, caduto dal pero, si costituisce in giudizio .
        Quando ha approvato il colpo di genio dell’ingenere ha ragionato solo sulla intenzioni progettuali (… che si sa sono sempre le migliori !…) non ha approfondito le problematiche connesse, oppure s’è accontentato delle risme di carta intestata fornitegli abusando di quella consolidata parte della credulità popolare che vuole le opere d’ingegneria esenti dalle leggi della fisica.
        Qualsiasi sprovveduto avrebbe compreso che l’aggeggio avrebbe scombussolato l’equilibrio del canale e delle rive.
        Il sindaco ed i sottoposti no. Un’incrollabile ed indiscutibile fede, nonchè altri dettagli di cui non sono certo ma che immagino come tutti, hanno dato il via alla sciocchezza.
        Adesso, postulato che il ponte non si può smontare si tratta, semplicemente, di consolidare l’intorno con rimedi di Procuste: altro pesantissimo calcestruzzo ed altre invenzioni che non faranno altro che affondare e peggiorare la situazione.
        Si preannunciano ancora anni di lavori, di disagi, di spese (… ma i pensionati sono tanti ….e quindi in condizione di pagare anche questo…), di danni per qualcosa che non era indispensabile e non c’entra nulla con la vita e la storia, particolare…molto particolare…della città.
        Un pessimo investimento…

      • Pietro Pagliardini ha detto:

        Si potrà esprimere un giudizio di condanna, non giudiziaria, su un’opera di architettura e sul suo autore oppure ogni volta dobbiamo aspettare la sentenza del giudice? Se il ponte spinge, spinge. Non è, tra l’altro, che a vederlo non si direbbe.
        Se è costato non so quante volte di più del preventivo, è costato molto più del preventivo. Questi mi sembrano dati che non condannano Calatrava al risarcimento ma esprimono un severo giudizio sulla sua opera.
        Senza parlare di tutto il resto, dei gradini scivolosi, dei gradoni con rapporto alzata-pedata-inclinazione scomodi, del traghetto necessario per far passare i disabili. E senza entrare nel merito della qualità del progetto. E senza dire che Calatrava ha contenziosi anche a New York.
        E con l’aggravante che Calatrava è pure ingegnere, e anche molto decantato.
        Pietro

  3. ettore maria mazzola ha detto:

    gent.ma Ester,
    se mi consente quelle del prof. Majowieskisi non sono accuse campate in aria, bensì il contenuto di una perizia tecnica che gli era stata affidata e che è stata resa pubblica!!
    Tra l’altro, il ponte di Calatrava, oltre ai problemi dell’aumento dei costi e della spinta alle rive opposte, sin da subito presentò un problema di non poco conto: una signora che lo attraversava scivolò e si ruppe un ginocchio a causa della pavimentazione.
    Se quella pavimentazione l’avesse progettata lei o il sottoscritto non sarebbe mai stata approvata perché ritenuta “fuori legge” ai sensi della normativa vigente, normativa che prevede che la superficie abbia un “coefficiente di attrito, misurato secondo il metodo della British Ceramic Research Ltd (BCR) Rep. CEC6/81 superiore a 0,40 per elemento scivolante cuoio su pavimentazione asciutta e 0,40 per elemento scivolante gomma dura standard su pavimentazione bagnata” … la pavimentazione in vetro di Calatrava, ovviamente, non ha alcuna possibilità che questa normativa venga rispettata, ma lui è una star, e la sua opera è “d’arte”, quindi può andare in deroga a tutto, alla faccia mia e sua!
    Non so per quale oscuro motivo lei possa ritenere che io ritenga gli autori del “restauro” del Palazzo delle Esposizioni possano essere quelli che definisco “i buoni padri di famiglia”, per me andavano condannati non solo per la tragedia, (che già denunciai all’epoca dei fatti), ma anche per il “restauro” che per me è stato un atto di violenza piuttosto che un restauro, per il quale il buon Massimo Piacentini starà rivoltandosi nella tomba!
    Se lei fosse un po’ meno prevenuta nei miei confronti, e se soprattutto si documentasse in maniera neutrale piuttosto che schierarsi in difesa di miti fasulli, probabilmente si renderebbe conto di essere andata fuori tema

  4. ester ha detto:

    Egregio professor Mazzola non sono prevenuta nei suoi confronti non conoscendola, non avendo mai visto nessun suo edificio, ne essendo mai stata sua collega di corso o sua alunna. Mi capita, come a molti, di leggere i suoi commenti su questo blog. Non ho elementi quindi per essere prevenuta. Concordando con l’architetto Pagliardini sulla legittimità di poter esprimere critiche anche senza aspettare l’eventuale giudizio della magistratura, invitavo proprio a fare questo prima di percorrere la via giudiziaria alla critica architettonica. Visto che tutti, giustamente, hanno detto la loro sul ponte da: Memmo 54 a…. Massimo Cacciari, mi sembrerebbe altrettanto giusto conoscere quanto, a questo proposito, potrà dire il progettista. Capisco che l’architetto – Mazzola da Professore- mi inviti a documentarmi. Per quel che riguarda il palazzo delle Esposizioni lo ho fatto e i “ professionisti”, che oggi salutano la loro assoluzione, non sono i progettisti dell’opera , ma i tecnici impegnati nel cantiere. Lei, mi permetta, equivoca assimilandoli al progettista Professor Desideri aggiungendo che “ andavano condannati non solo per la tragedia, (che già denunciai all’epoca dei fatti), ma anche per il “restauro” che per me è stato un atto di violenza piuttosto che un restauro”. Mi sembra un po’ esagerato, ma il professore è lei e non vado oltre. Se ben mi ricordo “ andare fuori tema” voleva dire meritarsi un bel 2 e questo non mi piacerebbe. Mi consolerò pensando a “ miti fasulli” da difendere in architettura e non solo. e.p

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