PAGANO RURALE …

Ettore Maria Mazzola commented on: “ATTORNO AL MUSEO ARTISTICO INDUSTRIALE” …

“professore, le sue furono parole sante e profetiche, ovviamente rimaste nell’aria a causa del persistente disinteresse di personaggi del mondo accademico che rifiutano l’evidenza!
La invito a rilanciare la proposta per un archivio che raccolga questa immane quantità di documenti che potrebbe essere una Bibbia per gli studenti di architettura e gli architetti, se ce ne sono, che ancora gradirebbero farsi una cultura.
per quanto attiene il discorso sull’eventuale “superiorità” del lavoro di Pagano rispetto a quello dei vari Milani, Giovannoni, Marconi, ecc. fatto da Giancarlo nel post dedicato a Caniggia, ritengo che non sia possibile fare un confronto, né che sia giusto dire chi sia meglio dell’altro: questo è il problema che attanaglia il dibattito odierno tra scuole di pensiero simili che, però, tendono a voler prevalere l’una sull’altra sgambettandosi e svilendo il discorso, col risultato di indebolire un movimento di pensiero (sull’architettura e l’urbanistica tradizionale) che risulta sempre più frammentato e ininfluente al confronto con lo strapotere modernista … qualsiasi accezione gli si voglia dare.
Per mio conto continuerò sempre a sostenere che sia un grave errore restare arroccati in una posizione rigidamente “caniggiana” o “muratoriana” o “krieriana” o “new urbanism”, “Alexandriana” ecc, poiché questa rigidità si chiama “ideologia” e non conduce a nulla. Saper riconoscere il valore della ricerca di un “grande”, ma soprattutto gli errori, i punti deboli o non condivisibili del loro lavoro aiuterebbe invece a crescere.
Solo unendo gli sforzi e limando le spigolature si può sperare di ricostituire un movimento senza leaders che possa tornare ad esser considerato una “scuola di pensiero” al pari del lavoro dei giganti che abbiamo elencato.
Quanto al discorso sulle “arti minori” e sull'”architettura minore” rispetto all’architettura industriale (edilizia), ed all’affermazione di quest’ultima rispetto alle prime, penso che il problema vada ricercato nelle ragioni economiche (in termini di peso che un ambiente – o una lobby – possa avere sui media, e non in termini di costi reali di costruzione che, ho dimostrato ne “La Città Sostenibile è Possibile”, sono ben diversi da quelli che ci hanno fatto credere) che hanno influito sul risultato: la storia dell’Architettura e dell’Urbanistica in Italia nel periodo di cui trattiamo è unanimemente considerata come la Storia di due scuole di pensiero legate alla due principali città italiane: Roma la conservatrice, e Milano la reazionaria. Nella realtà questa diatriba andrebbe interpretata come la disputa tra Roma artista-artigiana e Milano industriale, poiché è questo il piano su cui si combatté la “battaglia” che vide la dipartita dell’Architettura (dominio degli architetti, degli artisti e degli artigiani) sconfitta dell’edilizia (dominio dell’industria). Mi scuso per il modo semplicistico e riduttivo di riassumere il fatto, ma sostanzialmente penso possa esser sufficiente a capire il senso.
Ciao
Ettore

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3 risposte a PAGANO RURALE …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    carissimi,
    Inizierei con l’unire le forze, coinvolgendo magari anche Italia Nostra, per promuovere questa iniziativa.
    Sono certo di tirare dentro il Gruppo Salìngaros e la Soietà Internazionale di Biourbanistica, ma spero di ottenere altre risposte anche internazionali da parte di istituzioni che tengono a queste cose.
    Hai visto mai che dopo tanti musei costosissimi e insulsi non fossimo in grado di proporre qualcosa di utile e formativo?
    Ovvio l’incarico a Muratore di esserne il direttore, sì da far concorrenza – a suon di cultura – ai suoi nemici del MAXXI
    ciao
    Ettore

  2. J.C. ha detto:

    “..La invito a rilanciare la proposta per un archivio che raccolga questa immane quantità di documenti che potrebbe essere una Bibbia per gli studenti di architettura e gli architetti, se ce ne sono, che ancora gradirebbero farsi una cultura..”

    Per gli studenti possiamo garantire noi!
    PROPOSTA ENTUSIASMANTE!

  3. ELDORADO ha detto:

    Cari amici, anzi: cari fratelli del MAI d’Italia, dei Musei artistici industriali in Italia tra otto e novecento. Da aggiornare all’oggi. Non è facile, lo sforzo è ciclopico. Ma (e M.A.I.) oggi la linea dell’alta velocità della modernità mostra i suoi limiti congeniti. E forse c’è spazio d’azione per una proposta coraggiosa, ampia, non solo a Roma e da Roma. Perché quella esperienza fondatrice dei M.A.I. ha un respiro nazionale nella sua radice. O vince un sistema, un modo di pensare, un progetto d’Italia artistico-industriale, o si fallisce tutti.
    Odescalchi, Castellani, Erculei, … fallirono nell’Ottocento col M.A.I. di Roma perché fu fatto fuori tutto un sistema, una idea di sviluppo e di fabbricazione (fabbrica e azione) che si era nel frattempo ben attivato in Italia: a Torino, Milano, Venezia, Firenze, Napoli, Palermo …, nella varietà e diversità delle sigle, ma nella omogeneità della proposta di lavoro. Sottolineo lavoro.
    L‘ultima vicenda fondatrice museale (musei-scuola-officine) è quella del MIC di Faenza, 1908, ormai ripiegata su un sola arte, la ceramica. Eroica testimonianza, quella del fondatore Gaetano Ballardini, (ben supportato da un Tesorone Giovanni napoletano (e chi sono costoro??? … oblio, “tara storica”..), almeno fino al 1938, quando svoltò, ahilui!!, per il Premio d’arte Faenza, origine di tutti i mali odierni.
    Ciò premesso, da questo punto di vista di sistema MAI nazionale, la proposta di Ettore Mazzola: “inizierei con l’unire le forze …” mi sembra molto gusta. Almeno per saggiare su chi si può contare, …; contare chi conosce il doloroso MAI-passato e chi le palle e sfere di vetro per vedere il MAI-futuro. E’ una scommessa che ha un radicamento storico molto netto e percorribile …
    Chi vi scrive, cari fratelli del MAI web, ha cognizione di causa e della causa: infatti intercettò, negli anni ottanta, dalla Napoli post-terremoto, questa patetica Storia, quel sogno fascinoso di sviluppo d’Italia e di S-Partenope. “Il sogno del Principe” (Centro DI, Firenze, 1984) fu il primo segno e sogno di questo interesse d’artiere e arti-gliere d’architettura applicata, radicata nel territorio. Molto ben accolto dagli studiosi, per la verità. Tanto che ci fu lo spazio per azzardare, nel 1990, “Il Ritorno del Principe” (Alberto Greco editore, Milano). Cioè il ritorno di quella tematica e di molte argomentazioni che –per caso, con grande sorpresa e piacere- ho letto oggi nell’Archiwatch.
    Ma … ma … il ritorno non ci fu. Rimandato a data da destinarsi: una notte il gran Principe (e principale mio), Gaetano Filangieri di Satriano, un napoletano-europeo tanto pazzo e nobile da donare tutto il suo museo di famiglia al Comune di Napoli, (il negletto museo civico Filangieri di via duomo, nda), mi venne in sogno, ‘nsuonno, e mi disse: “guagliò, si bbello, grazie. Ma leva mano, sei ancora solo: aspetta ‘e muratorini, quelli si che vedono lontano, nel web …”.
    Besos, Eldorado

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