NELL’OCCHIO DEL CICLONE …

Giancarlo Galassi commented on Il “Santa Sanctorum” della Scuola Romana di Architettura …

“Postilla:

la forza centrifuga dei linguaggi architettonici scatenati nel loro rigore ideologico si avverte fino alla nausea nel baricentro tra quei palazzi. Come stare nell’occhio del ciclone (alè! ve l’ho scritto in Zevi’s style).
E’ proprio questa forza che prima ha vivificato la scuola romana e poi l’ha distrutta coagulandosi in una “poetica del dubbio”, delle possibilità equivalenti, del pilastro e/o della colonna, del valore della variante e delle varianti della variante.
Nei casi comuni della professione diventa, per i laureati a Roma, la poetica dello «’sti cazzi».

All’autore di questo colpo di grazia alla Scuola, e probabilmente dell’insegnamento dell’architettura a Roma, i suoi allievi da lui messi in cattedra, hanno intitolato una facoltà alla memoria. E pensare che all’epoca Gatti, uno dei più duri e ostici tra i protagonisti ideologici di quel confronto, esprimeva perplessità domandandosi con sincera ingenuità che avesse fatto mai per meritarsi un tale onore. Abbiamo capito solo anni dopo, nel disfacimento più totale, che la linea del “dubbio” ha vinto.

L’antagonista, il nemico, finanche il capro espiatorio, è stato sempre necessario per affermare il proprio punto di vista ma adesso che lo sappiamo, che l’abbiamo elaborato, che René Girard ce l’ha spiegato (autore che consiglierei ai tanti gagliardi nello schematismo delle proprie idee anche su queste paginette virtuali), q questo punto io direi che basta. La terapia può finire. E’ finita.

Ma se il duri e puri non va bene e il dubbio nemmeno, allora?

DO LA- FA SOL FA SOL DO
Risposta non c’è ma forse chi lo sa, caduta nel vento sarà.

Io ho solo il mio parziale tentativo a volte pieno di errori (che restano errori non rivendicabili quali varianti altrimenti valide), molto precario, di stare al mondo che è nel non sopravvalutarsi idolatrando l’importanza del proprio ruolo “intellettuale” [BUM] e del ruolo della stessa architettura nel quadro politico generale; non perdere mai la misura del proprio mestiere anche se «disegnare lo spazio antropico» sembra a parole un compito da semidei. Il proclama Schiattarella in questo senso è esemplare sui diritti che l’architetto contemporaneo non deve pretendere per sé e questo proprio a a garanzia di tutti i cittadini.

Da questo ridimensionamento deriva la fine dei pregiudizi, della presunzione di non avere più bisogno di approfondire, di studiare le ragioni dell’altro, di avere sempre chiaro il quadro di una situazione complessa e mutevole.
La speranza invece è non scadere più nel fanatismo che è l’epilogo delle ideologie. Si riconosce il fanatismo quando, come nel caso della San Luca raccontata da Pullara, si scatena nell’insulto, nella spocchia, nella presunzione dell’essere di default nel “giusto” tra i barbari. Le risate di un pubblico guadente, e non il silenzio drammatico di chi ascoltando si sente coinvolto e messo in crisi, sono la triste dimostrazione che oramai si è diventati una macchietta.

G.G.

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3 Responses to NELL’OCCHIO DEL CICLONE …

  1. maurizio gabrielli ha detto:

    Io m’acconteterei che le strade fossero strade e le case fossero case. Per il resto condivido tutto, ammirato.

  2. maurizio gabrielli ha detto:

    E comunque per la cronaca, l’edificio di Pellegrin ha sempre destato la incondizionata meraviglia.

  3. maurizio gabrielli ha detto:

    La mia s’intende.

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