… “Ricordo una splendida lezione all’interno del cubo dell’ossario di Modena tenuta da Vittorio Savi, autore, peraltro, di un testo sull’opera di Rossi, dove ci congedò dalla visita dicendoci che, al netto di tutto, “non avesse ancora compreso fino in fondo l’idea del “pensiero analogico” di Rossi, perché questa apparteneva ad un’idea che stava tra la poesia e l’architettura. E lui non era di certo un poeta, ma solo un architetto” …
Mauro
Giancarlo Galassi commented on Cose di architettura che ho capito troppo tardi [3] …
“Il ricordo del compianto Savi riportato da Mauro di non essere “certo un poeta, ma solo un architetto” vale da solo tutto questo thread sui basamenti.
Però è così ironica detta una persona intelligente e sensibile come Savi che viene voglia di prenderlo affettuosamente in giro e dedicargli alla memoria un Corazzini con varianti:
Desolazione del povero
architetto sentimentale
I.
Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo architetto che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?
II.
Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
Oggi io penso a costruire.
III.
Io voglio costruire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle cattedrali
mi fanno tremare d’amore e di angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un architetto triste che ha voglia di costruire.
IV.
Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l’aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente,
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso architetto
cui avvenisse di progettare, così, come canta e come dorme.
V.
Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.
VI.
Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce architetto
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a disegnare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro.
VII.
Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia fissato.
VIII.
Oh, io sono, veramente fissato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per esser detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che costruire.
Amen.






Articolo molto interessante, grazie. Paolo Boscolo.