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- Foto dell’incontro: “ARCHITETTURA ITALIANA FRA LE DUE GUERRE", un documentario della RAI, sulla mostra della XXXVIII Biennale di Venezia 1976, curata da Silvia Danesi e Luciano Patetta, con testi di Franco Purini”.
- “ARCHITETTURA ITALIANA FRA LE DUE GUERRE”, (commento a ) un documentario della RAI, sulla mostra della Biennale di Venezia 1976, curata da Silvia Danesi e Luciano Patetta, con testi di Franco Purini. 27 marzo 2025
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Vede professore, questo E’ il meglio, non c’è da metterci il SE davanti e non c’è da stupirsi: piste di atletica in mezzo a due muri che se uno cade si sfracella, fotografate come se fosse una grande pensata, brutte astronavi che mi ricordano l’architettura “moderna” della ex Jugoslavia attualizzata all’ultima collezione autunno-inverno, grattacieli disegnati non con il computer ma dal computer.
Quando dico che se si comincia male non si può che finire peggio e che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” è forse, molto forse tra l’altro, una poesia ma non è la realtà, non sono un conservatore che guarda indietro ma probabilmente e senza falsa modestia, uno che sa guardare all’oggi e anche al domani.
E mi sono veramente stufato di sentire nominare i soliti noti e i nuovi noti come se fossero grandi architetti e invece sono, a mala pena, architetti. Sono commercianti, rappresentanti di alto bordo di edifici, se va bene manager di se stessi. Tutti, nessuno escluso. E quel che è peggio, perchè questo è il problema, è che i nostri giovani architetti, o almeno la grande maggioranza, li prendono sul serio. La chiamano cultura, come nel retorico appello di Schiattarella.
Non mi scandalizzo che si costruiscano queste porcherie, perchè tutti devono campare, devono trovare uno spazio, anche questi signori, mi scandalizzo che i miei colleghi li cataloghino nel mondo dell’architettura.
E queste schifezze sono le figlie di quelle di prima, la naturale conseguenza, non nelle forme ma nella sostanza.
Saluti agli amici
Pietro
Sintomo di una pseudo-civiltà che va a massima velocità verso la auto-distruzione.
Molto triste… anzi, tragico.
Saluti,
Nikos
Le due sole cose che salverei sono il grattacielo di Gehry e il 9/11 memorial.
Architetti?
RendeR-vous?
This is the question
Zio Paperino e i marziani .
Non sono un centometrista, ma credo che psicologicamente mi frenerebbe non poco l’idea di dover schizzare tra due muri con una parete da attraversare in front of me. Davvero una pessima idea.