ANCORA RESTAURI IN CORSO.
“Ercolano, Miglio d’Oro; Villa Favorita; arch. Ferdinando Fuga (18° sec.).
N.O. del Min. BB.AA.CC.; Finanziamento pubblico.
“Caro professore,
ancora una volta sul colorito monumentale.
Qui, nel dispregio più assoluto delle testimonianze concrete del testo architettonico e dei suoi materiali (piperno e marmo bianco di Carrara), violando ogni elementare principio di analogia cromatica, sono stati dipinti gli ordini e le decorazioni di colore giallo-tufo e gli sfondi rosso-mattone; e poi …. ecco l’assurdo: le volute laterali del balcone incastonato nel portale, nella parte alta, realizzate in piperno, sono naturalmente di colore grigio, in basso invece, realizzate a stucco, diventano camaleonticamente di colore giallo.
Il resto lo lascio all’ immagine.”
Saluti
Paolo Di Caterina





Che spettacolo! Che meraviglia dell’ignoranza!
Tutto quello che è intonaco colorato.. la pietra invece, naturale.
Come se non fosse più conveniente fare in stucco parti che a scolpirle sarebbe stato inutilmente oneroso quando il camuffarle pietra con la tinta era più che sufficiente.
Mica l’ABC del restauro ma l’ABC dell’economia in architettura, applicata da sempre dagli architetti intelligenti in tempi più intelligenti degli odierni, tanto intelligenti che gli architetti, e i funzionari dei Beni Culturali (probabilmente architetti pure loro), non riescono neanche più ad averne intelligenza.
e poi stanno a rompere i coglioni su corsi di aggiornamento obbligatori, qui ci starebbe di levargli la laurea, altro che corsi del cazzo, che non servono a nessuno, tranne a chi li tiene e ai loro amici di merendine.
Mi sono ripromesso che se li rendono obbligatori anche al mio ordine, mi cancello dall’albo e affanculo la professione.
Parole sante. Purtroppo non sono i singoli ordini a renderli obbligatori (alle prime elezioni si potrebbe votare contro quindi, riuscendoci, toglierli) quanto la legge, ovviamente stimolata e acclamata dagli ordini che sperano di metterci la mani. Anche perchè, avendogli cavato tutto, fuorchè l’esistenza, qualcosa…..devono pur fare per continuare a…sopravvivere. Ma i dipendenti pubblici ce li hanno già pagati i corsi e infatti….si vedono i risultati
Pietro
Tanto vale colorarlo alla psichedelica, un po’ come usano gli occupanti di palazzine ottocentesche a centri sociali!
Non so chi abbia detto che il diavolo si annida nei particolari. È proprio così nel caso delle volute di piperno ridipinte immotivatamente in giallo, poggianti sulle paraste del portale inferiore anche in piperno. Trattandosi di una villa vesuviana il diavolo si è davvero divertito a mostrare la mancanza di consapevolezza delle caratteristiche del luogo alle falde del Vesuvio. Il colore grigio della pietra vesuviana, è un elemento imprescindibile che segna l’appartenza a un paesaggio inconfondibile. Ancor più se si tratta della costa e delle scogliere che una volta erano di pietra vesuviana, mentre ora sono fatte dl massi calcarei accecanti che contrastano con i colori tipici del Golfo di Napoli. Infatti la Via Caracciolo. nel 1987 fu oggetto di un vero “strupro” da parte del Genio Civile con lo spargimento di scogliere calcaree a ridosso dell’ottocentesco muro parabolico di ripa, opera di Enrico Alvino. Dopo annose polemiche, il Comune e il Genio Civile ci riprovano proponendo di ampliare le scogliere di Via Caracciolo, (di Dover?) con altri massi, per lo svolgimento delle preregate di Amerca’s Cup. Tutto ciò per un po’ di visibilità e attrazione turistica, sic i narcisisti di palazzo!
segue immagine della via caracciolo
purtroppo, gentile Isabella Guarini, nella logica inflessibile e integralista del restauratore, non è affatto immotivata la ridipintura in giallo delle volute. Come ha sintetizzato giancarlo galassi, costi quel che costi, il principio da seguire è: “Tutto quello che è intonaco colorato.. la pietra invece, naturale”.
La verità strutturale vince sull'”unità potenziale dell’opera d’arte” (tanto per usare terminologie brandiane), non sia mai che faccio un falso, piuttosto correggo l’originale…
mammamia quanti dubbi! quante interpretazioni differenti! sarebbe bene che una risposta chiarificatrice la desse il responsabile di questa pitturazione: il soprintendente per i BAPSAE? il progettista? il direttore dei lavori? l’imbianchino?
i Romani stuccavano le colonne in laterizio per dare una parvenza di marmo. Nel barocco povero nell’interno delle chiese colonne, paramenti, lesene, modatnature… era un tripudio di stucco colorato per dare la parvenza di marmi pregiati. Non confondiamo la regola delle carte del restauro che esige la differenza tra l’innesto nuovo e l’originale. Qui era da eseguire un restauro di facciata secondo la prassi del colore originale che… era un artifizio.
Il direttore della Fondazione, Romanello, la Fondazione stessa non ha alcuna voce in capitolo?
Romanello …. Romanello…. ! E vogliamo parlare della coloritura della vicinissima Villa Campolieto, sede della Fondazione Ente Ville vesuviane cui ne è il direttore generale?
Nella casina a mare, se non erro, del parco di villa Favorita, Romanello effettuò un singolare intervento di ripristino. In origine, le pareti interne, erano ricoperte di schegge di vetro. Si era dedotto dai pochissimi resti rinvenuti, a terra più che altro. Romanello reintegrò, sarebbe meglio reinventò, quel quasi nulla rimasto, con cocci di vetro ottenuti frantumando vecchie (sottile la differenza tra vecchio e antico) bottiglie trovate sul posto, tra le quali forse c’erano anche quelle utilizzate in origine. E naturalmente per completare il tutto utilizzò anche bottiglie recenti. Corretto non corretto? mah.