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Portaluppi e Lafuente, la città e la vita, se l’aspettavano proprio così come rappresentata.
Svettante regolare,spigolosa, modulare, ripetibile, indefinita e forse infinita; sicuramente organizzata in ogni particolare: tutti insieme a lavorare, tutti insieme sull’autobus, o sulla metro, tutti insieme a casa, tutti insieme accovacciati sui tacchi, tutti insieme a salutare dalla finestra.
“Basta Guardare l’America…” si diceva …”paese ricco e felice”
Non c’era bisogno fare troppe distinzioni ideologiche. Il futuro, comunque, sarebbe stato certamente così: una società gerarchizzata si , ma ordinata, razionale e scientifica: che c’è di male a fare l’ingranaggio… magari la “bella rotellina” di metallo prezioso.
Ma il problema dei problemi già c’era: la densità, l’affollamento.
Niente paura: quando c’è una grana con gli scatoloni del magazzino cosa si fa? La Razionalità (. ..dei magazzinieri …) suggerisce di metterli uno sopra l’altro; la tecnica, ovviamente, segue; organizza scaffali e percorsi rigorosi, un sistema per censire ed ordinare ogni angolo ed anfratto…
Forse a qualcuno non è piaciuto il colpo di genio dei magazzinieri, a qualcun altro è dispiaciuto essere assimilato ad un cubo di cartone, ma da noi, non è andata come previsto e prevedibile; per tante ragioni ha avuto un successo limitato; si è diffuso, ma non dappertutto; ci sono state sacche di resistenza dovute ad una incancrenita situazione socio culturale “cascame di secoli d’ignoranza”. Sono sopravvisute generazioni e generazioni di cittadini, più o meno acculturati, a remare contro: ad opporsi istintivamente; a resistere ai ritmi di vita scintillanti della città che non dorme mai, in perenne evoluzione (.. rectius…ebollizione…).
Irriducibili !
Saluto
han remato talmente contro che, quando piove, mezza italia rema davvero…
almeno le periferie moderniste si possono demolire… la dispersione degli irriducibili è impossibile da pianificare e, ovviamente, da demolire.
robert
Non hanno avuto abbastanza coraggio: han provato a sottrargli l’osso, la loro cultura di “paesani”.
Sembrava anche riuscita… ad un certo punto… e sembra sempre che stia per riuscire ogniqualvolta si fanno “pensate” epocali, si mettono su grandi studi e programmi e sui futuri possibili e necessari.
Eppure costoro riescono sempre a sfuggire; a ritagliarsi un angoletto, periferico magari, dove tentano di ricostruire con i pochi mezzi e le confuse memorie, tra nani da giardino e tettucci scombiccherati, l’identità negata.
L’anarchia congenita funziona, qui, come un grande antidoto.
Ce la siamo voluta…in fondo.
E’ incredibile come -nella visione rappresentata- siano mantenuti vivi gli elementi dell’architettura: le bucature, variate per ritmo e dimensione, il basamento, nonostante la sospensione dei volumi, i marcapiani, le cornici, le altane, addirittura le cuspidi (ne compare una all’estremità sinistra, sullo sfondo). Alcuni volumi sospesi ospitano persino delle corti, altri una conformazione a gradoni, nella migliore tradizione milanese. Eppure chissà dove siamo. Fantastico.
Ai tempi anche le scatole di biscotti avevano la cimasa…