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Prescindendo da ogni considerazione sui ritardi, prescindendo da ogni convinzione personale, prescindendo dai costi, prescindendo perfino da Fuksas si può serenamente convenire che siamo in presenza di un progetto del tutto assurdo, trattandosi di sommergibile di profondità e non di “nuvola” ma soprattutto di uno spreco, non dico di tipo economico ma proprio intellettuale ed anche sotto il profilo etico?
Mi viene in mente d’istinto l’espressione “oltraggio alla miseria”, come diceva mia mamma quando era costretta a buttare via del cibo avanzato e non riutilizzabile perché lasciato sui piatti.
Davvero non riesco a trovare espressione più adeguata per questo ammasso di carpenteria.
Ma c’entra qualcosa con l’architettura? E non era di Fuksas la biennale “Più etica e meno estetica”? E non è sempre Fuksas che in televisione si erge a paladino di poveri e precari e che parla di necessità del social-husing e quant’altro?
Ma, infine, Fulksas è solo un simbolo, il problema essendo una società così schizofrenica da inondarci di informazioni sulla bio-eco architettura sostenibile, sul fotovoltaico, sulle palle eoliche, sui boschi verticali e orizzontali, sugli alberi a Milano della coppia Abbado-Piano, sull’EXPO a giardino per la fame nel terzo e quarto mondo, tralasciando gli indignati, e poi nella prassi si comporta come la peggiore delle società affluenti e consumistiche.
E, ripeto,non parlo dei costi in valore assoluto, che non li voglio nemmeno sapere tanto non mi cambia niente, conoscendo ormai il livello di spreco di questa nostra politica, ma di rapporto costi-benefici, costi-risultato.
E adesso sentirò rispondermi dai nostri entusiasti architetti della modernità, dell’immagine e dell’effimero che, quando sarà finito, folle da tutto il mondo verranno in pellegrinaggio e lasceranno tanti soldi in Italia, a Roma, all’EUR, alla Nuvola e che il profitto sarà immenso e il ritorno d’immagine anche più.
E figuriamoci se non è così! Faccio una proposta: visto che c’è la Finlandia che è disposta a cacciare soldi per la Grecia ma vuole in pegno il Partenone, proviamo a scrivere alla BCE se invece dell’aumento dell’età pensionistica vuole in pegno la Nuvola! Draghi non si farà sfuggire questo affarone, ne sono certo.
Saluti
Pietro
te pareva, dopo la colpa al ciam dei crolli di barletta… ecco la colpa a fuksas per il debito pubblico… e già che ci siamo mettiamoci in mezzo anche le pensioni d’anzianità, gli alberi di piano a milano e draghi.
massì, è anche questa la bellezza del nichilismo: tollerarne la variante confusionista nella versione tragicomica. olè.
robert
Restare in tema però no, eh Robert? Il CIAM non avrà fatto crollare Barletta, né sarà Fuksas la causa del dissesto pubblico nazionale (chi l’ha mai detto). Ma insistere non a difenderli, ma ad evitare di incazzarsi anche solo a sentirli nominare, oggi, è veramente troppo. Quando deficiano gli argomenti, un po’ di fuffa retorica, qualche attacco ad hominem, et voila: invece di tirare una linea sull’eroe Fuksas, la trimurti Rutelli-Veltroni-Alemanno, e il sistema accademia-architettura-spesa pubblica, si cavilla sul presunto nichilismo (addirittura…) di Pagliardini. Ma lo sai cosa significa nichilismo? Alla faccia del confusionismo tragicomico…
robert, ho come l’impressione che tu abbai disimparato a leggere. Dove avrei scritto che Fuksas sarebbe responsabile del debito pubblico? Puoi anche essere in disaccordo con me, che la cosa mi rallegra pure, ma non sei autorizzato a dire che io ho scritto sciocchezze del genere. Quella sulla Finlandia e Draghi è una battuta rivolta ai nostri colleghi amanti dell’evento mediatico-architettonico visto come fonte di rilancio economico. Non piacerà, è lecito, ma mi pareva chiaro.
Divertente invece il mio presunto nichilismo. Detta da un esperto è una cosa seria: domani andrò a visitarmi dal dottore.
Ciao
Pietro
Prescindendo dalla bruttezza, prescindendo dalla “creativa” idea di costruire un edificio in un hangar vetrato, prescindendo dai costi di climatizzazione di una scatola di vetro e acciaio a doppio fondo, lasciando stare il patente fuori-scala in cui ci si dovrebbe trovare là dentro, e Pietro Pagliardini le ha dette quasi tutte, fermo rimanendo tutto ciò, io pongo LE DOMANDE con la maiuscola:
– Chi sono quelli che accettano simili progetti?-
– Pensano di essere “moderni” quando già il post-moderno è finito da un pezzo, figurati un pò?…-
-Quale cultura hanno?-
-Quanto gli entra in tasca?-
Perché il progettista può farsi tutte le sue pippe mentali possibili, ma la vera responsabilità è in capo a coloro che accettano e caldeggiano certe cose.
P.s.- Trovare Fuffas quale critico di architettura sull’Espresso ha contribuito ad allontanarmi (con rammarico) da quel periodico, ma la racconta giusta su quale sia l’invasività delle Star e del loro pensiero diffuso (e potrei continuare per molto…).
serafini, mi fa piacere che lei concorda con me che il ciam non ha fatto crollare edifici a barletta… sa com’è, magari c’è chi pensa il contrario.
resto in attesa che lei convenga con me anche sul fatto che “il sistema accademia-architettura-spesa pubblica” non esiste.
robert
Consiglierei di postare una o più foto dell’involucro bianco della nuvola che giace accanto alle strutture di acciaio.
La difficoltà di ogni possibile entusiasmo è nella qualità tecnica, materica (e di assemblaggio) di questo materiale.
Alex