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Sono andato su Google earth a cercare Piazza San Silvestro, perché non capivo bene quella divisione della piazza in due parti separate dalla strada. In verità Portoghesi ha seguito la stessa scelta del progetto originario, mi pare di capire, forse perché era stabilita dal piano del traffico, forse perché i lavori erano già avviati, forse perché anche Michelangelo non lavorava gratis o forse perché crede in quel progetto, non saprei.
Devo dire che guardando tutte le immagini dei vari progetti mi ero ricostruito mentalmente una mappa della piazza e del tessuto circostante del tutto diversa (è ovvio che non ce l’ho presente anche se può darsi ci sia transitato). Immaginavo che quella strada (poco importa se stretta o larga, chiusa o aperta al traffico) entrasse in piazza in maniera rettilinea e proseguisse dritta in uscita e quel poco che si vede a destra della foto rappresentasse solo una parte della carreggiata ridotta di dimensioni dal progetto. I rendering degli spazi aperti falsano spesso le proporzioni e in questi casi senza piante non si possono veramente dare giudizi se non impressionistici.
Non è così in effetti, non si tratta di una strada che corre sul bordo della piazza.
Alla luce di questa osservazione, che per chi conosce la piazza risulterà perfino ovvia, è il disegno generale che mi sembra proprio sbagliato, non solo quello dell’arredo del primo e del secondo progetto.
Quella è una piazza che non può essere parcellizzata in due zone diverse e distinte, anzi tre con la strada.
In questo senso mi sembra che il progetto di Portoghesi, soprattutto con la ideale chiusura che fa nella parte a destra della foto (le quattro panchine angolari sono una chiusura più che ideale), frantumi del tutto lo spazio che è invece unitario e non divisibile, pena lo stravolgimento percettivo e funzionale.
Oggi, o meglio domani, vi saranno tre aree diverse: lo spazio più grande con il recinto ovale, la strada e lo spazio più piccolo con il recinto rettangolare.
Aver nettamente delimitato la strada con quelle panchine d’angolo fa assumere alla piazza un carattere di estrema specializzazione funzionale che confligge, secondo me, con il carattere unitario di quella piazza.
Insomma, il progetto di una piazza, di uno spazio pubblico non può essere valutato, e quindi progettato, senza tenere conto del tessuto in cui si inserisce. La piazza non è un oggetto autonomo separato da tutto il resto; questo è l’errore più grande, aldilà degli arredi, che viene fatto nei progetti di “riqualificazione”.
Non azzardo soluzioni diverse e globali ma credo che le panchine d’angolo almeno andrebbero evitate, lasciando sulla destra uno spazio indistinto (se non è troppo vasto) e lasciando al solo recinto ovale, già piuttosto forte come segno, la funzione di caratterizzazione dello spazio complessivo.
In questo modo si accetta il compromesso della rottura dell’insieme ma se ne attenua il disordine.
Se a novembre la piazza dovrà essere inaugurata non ci sono molti margini di manovra.
Saluti
Pietro