Dresda …

Caro Professore,

dopo un segnale di grande civiltà, Dresda si viene a distinguere per un esempio di inciviltà di proporzioni siderali

cordiali saluti

Dresda, da esempio mondiale di civiltà a manifesto dell’inciviltà

Ettore Maria Mazzola

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24 risposte a Dresda …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    Grazie professore, lei è più veloce di Speedy Gonzalez!!! .. Madre de Dios!

  2. Marco ha detto:

    incomincio a pensare che nel momento in cui ci troviamo in un epoca dove in architettura si esaltano questi assurdi tecnicismi acciaio+vetro, vi sia dietro un vuoto culturale abbastanza grande, per non dire enorme; dove sta scritto che un architettura per definirsi “moderna” deve “rompere” col passato?

  3. silvia maria guarnieri ha detto:

    Sembra un incidente! Un grosso meteorite che precipitando si è incagliato nell’edificio! Non essendo un “effetto speciale”, diventa un’operazione … patetica!!!

  4. Philip Rand ha detto:

    Stupendi questi modelli – scegliere il primo per aggiungerlo al Colosseo, poi l’altra costruzione andrebbe bene aggiunta alla facciata di San Pietro. Philip

  5. salvatore digennaro ha detto:

    CHE INUTILE DANNOSA BANALITA’.

  6. Gianni ha detto:

    SI sono d’accordo.
    Non so però quanto sia più incivile questo di un falso storico.

    Se questo è il tempo del “vuoto culturale” l’architettura, purtroppo e inesorabilmente, lo rispecchia.
    Quando quello che c’era non c’è più, il “com’era e dov’era” è una barbaria.

    saluti!

    • ettore maria mazzola ha detto:

      purtroppo Gianni,
      anche se ti sarà difficile ammetterlo, quello del “falso storico” è un falso problema che interessa solo ad una cerchia ristratta di storicisti e agli architetti che non sono in grado di confrontarsi con la tradizione.
      Giusto per rammentare come stanno le cose ti ricordo che, se Winkelmann ha avuto la possibilità di parlare della statuaria greca lo ha fatto grazie ai meravigliosi “falsi” romani che riempiono i musei di tutto il mondo. Se tanti artisti hanno potuto sviluppare una loro corrente, lo hanno fatto partendo dall’imitazione dei grandi esempi del passato, sui quali hanno fatto delle variazioni sul tema (ti suggerisco di dare un’occhiata al catalogo della bellissima mostra tenutasi una dozzina di anni fa al Palazzo delle Esposizioni, intitolata “L’Idea del Bello”). Se non ci fosse stata l’opera di tal Bartolomeo Cavaceppi, molte delle statue che anche tu ammiri nei musei, risulterebbero mutile e di difficile interpretazione anatomica, eppure il pubblico oggi le ammira incondizionatamente. Se in epoca antica non si fosse proceduto con restauri e ricostruzioni (quindi false?) di monumenti distrutti da incendi e crolli, oggi non potremmo ammirare molti monumenti antichi sopravvissuti. Che dire poi degli edifici i cui cantieri sono durati secoli pur rispettando il progetto originario? Che dire del Duomo di Firenze, per esempio, dove i direttori dei lavori dovevano giurare sulla Bibbia e sul modello di Neri di Fioravante che avrebbero realizzato quella cupola che oggi chiamiamo di Brunelleschi?
      Purtroppo il lavaggio del cervello che ci è stato fatto per decenni ci impedisce di ammettere la dura realtà, che ci dice che, per il comodo di qualcuno, tutti gli altri devono subire una lettura ideologica della storia. Ha ragione la dottoressa Morandi che nel suo commento dice “Ho paura che la tecnologia incoraggi la pigrizia”
      Ciao
      Ettore

  7. Fabrizia Morandi ha detto:

    Viene un pensiero:non sarà che è molto più facile fare un mostriciattolo come questo che,per esempio,una bella fontana? Ho paura che la tecnologia incoraggi la pigrizia,Fabrizia Morandi

  8. G.A. ha detto:

    Mi pare il migliore progetto di Libeskind, il migliore che abbia mai visto. Ha un senso. Bisogna ammetterlo. E le reazioni forti che ha provocato lo dimostrano.
    Che poi, un certo modo di fare architettura, un certo modo di essere “moderni” abbiano senso solo se violentano una base di senso esistente, è pure significativo. E non secondario.

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      E’ assolutamente significativo di questa “modernità” che non ha altro scopo e ragione per raggiungere il successo che violentare la mente e il corpo degli altri. L’autore, con atteggiamento sadico, si basa sul masochismo altrui.
      Se vi piacciono le frustate, tutti vestiti di nero, ok, questa è una delle sue migliori opere.
      Godete!
      Solo che mi piacerebbe che lo faceste in camera vostra e non nella pubblica piazza.
      Pietro

      • LdS ha detto:

        i raduni sadomaso li vedrei meglio nelle piscine (o era ‘na palestra?) con le facciate sghembe
        :-)

        robert

  9. Fabrizio Giulietti ha detto:

    Qualcuno sa quale sarebbe la FUNZIONE di tale deprecabile aggeggio stile hollywoodiano?

    (con la differenza che alla fine dei film si accendono le luci in sala, oppure si spegne il televisore.. e poi al massimo rimane il ricordo)

  10. maurizio gabrielli ha detto:

    Una certa tendenza al “famo lo stravede”.

  11. claudio ha detto:

    E’ una forma di violenza. Purtroppo violenza inconsapevole. Il gusto per le linee e la possibilità tecnica di costruire una piramide rovesciata e per di più sbilenca soddisfa l’ansia prometeica di “creare” contro natura: di rubare il fuoco agli Dei senza averne la qualità e di esprimere in continuazione questo egocentrismo ipertrofico.
    Io vorrei vedere se la maggior parte di costoro (come diceva Dalì) è in grado di disegnare, senza computer grafica ma con una sana, antica, semplice matita. Li vorrei veder copiare un bronzo di Riace, con le ombre al posto giusto. Vorrei vederli fruire di un mostro come quello senza diventare matti.
    Fuksas vincit, Mayer imperat,Fuksas docet. Amen.

  12. Stefano Serafini ha detto:

    Sul “senso” del lavoro, che per essere “moderno” deve “violentare una base di senso esistente” non mi spingo neanche più a domandare come avrei fatto anni fa. La noia è veramente troppa. Di molto, ma di molto più noiosa del più ingessato dei passatisti immaginabili dalla fantasia di un ammiratore di Libeskind. Che è invecchiato. Da cadere a pezzi, come un lebbroso. Come tutto il moderno. Irrevocabilmente, con tutte le sue stampelle di ferro, le sue ex-provocazioni, il silicone, il botox, e le pompette per aiutare l’erezione.

    Piss Christ, In the sake of God, My Bed, e tutta l’altra robetta da asilo infantile è già intellettulamente morta per il semplice fatto di venire dopo Duchamp (o dopo il Dada, o dopo Nietzsche). Ma figuriamoci l’impalactura di ferro che per di più ripete cose già viste, alla lettera.

    E tutto questo per mantenersi sul piano di una pseudo-lettura “artistica” – quando l’arte come tale è già fuori gioco da un secolo, mangiata con tutte le scarpe dal Capitale spettacolarizzato. Ma che il ditino del discorso “artistico” in architettura possa ancora essere usato per nascondere le proprie pudenda è talmente ridicolo, che ormai provo persino vergogna a scriverne.

    • G.A. ha detto:

      Anche per far si che non abbia il brutto sentimento della noia, vorrei dire, Serafini, che ha male interpretato quanto volevo dire. In un certo senso, voglio solo dire che in questo caso l’operazione di Libeskind funziona perché è supportata – e resa piccola – da un edificio forte. Quindi regge. Non regge da sola. E non regge da solo quasi tutto il “moderno”. Esso regge solo in opposizione al resto, come opposizione al resto. Tuttalpiù con allo sfondo il resto. Non da solo. Tutto qui. Il resto lo pensa lei, e capisco che possa annoiarla.

  13. Brunello Berardi ha detto:

    Le forme architettoniche si sono evolute nel tempo in stratificazioni lente ed integrate tra loro.
    I nostri centri storici sono un esempio unico al mondo di omogeneità costruttiva ed architettonica,
    malgrado l’accostamento di “stili” diversi. L’equilibrio visivo ed ambientale è tale che l’uomo che percorre
    questi spazi si sente psicologicamente a suo agio, sentendoli vivibili e spontaneamente suoi.
    Con la soluzione “aggressiva” di Dresda come ci si può sentire a proprio agio?
    Perchè non aggiungere una struttura “moderna” rispettando il contesto storico-architettonico in cui ci si inserisce?

  14. ctonia ha detto:

    Per fortuna il Novecento è stato anche un secolo in cui non pochissime volte, soprattutto dal secondo dopoguerra in poi ma non solo, gli architetti sono riusciti a costruire accanto all’antico in maniera appropriata, attenta, direi quasi amorosa, nei casi migliori. Roma ha grandi esempi, in questo senso, ma comunque nel nostro paese si formò un’ottima scuola capace di ragionare sulle “preesistenze ambientali”, insegnando a farlo anche agli iberici (che poi ci hanno superato, ma questo è un altro discorso).
    Questo bubbone di Libeskind non c’entra nulla con questa tradizione del moderno che ho tratteggiato. E’ solo il frutto di un surplus economico ancora non intaccato dalla crisi, che speriamo in questo senso compia il suo corso.

  15. Pietro Pagliardini ha detto:

    Oggi uso il gergo giovanil-internettiano: io quoto salvatore digennaro e il suo “CHE INUTILE DANNOSA BANALITA'”.
    Questi progetti fanno cadere molti miti, anche “migliori” di questa schifezza (non è che ci voglia molto), e fanno cadere la maschera ideologica che nasconde il niente di cui si è ammantata l’architettura per decenni.
    Però faccio presente che non è nemmeno una novità per il nostro:
    http://it.123rf.com/photo_2413757_la-facciata-nord-del-royal-ontario-museum-di-toronto-in-canada-mostrando-di-nuovo-michael-lee-chin-c.html
    Chissà, forse questo indigna di più perché è in Europa e dobbiamo esorcizzare la paura che arrivi anche in Italia!
    Pietro

  16. salvatore digennaro ha detto:

    Purtroppo aggiungerei :”CONTAGIOSA”.

  17. LdS ha detto:

    quindi: è sadomaso passare il tempo a guardar cose che non ci piacciono e scriverci su… e scriverci su… e scriverci su… e scriverci su… e scriverci su… e scriverci su…

    robert

  18. Pietro Pagliardini ha detto:

    Peccato che di repliche ce ne è una sola, robert, altrimenti ti risponderei che generalmente nelle palestre (piscine con palestra per precisione) i raduni assumono aspetti più “tradizionali” direi, anche se il genere ruota sempre intorno allo stesso, eterno argomento.
    Ciao
    Pietro

  19. M.T. ha detto:

    Inciviltà su inciviltà, apporto inutile su un non apporto inutile. Sulla nuova Frauenkirche qualunque segno è concesso. Finta modernità e finto arcaismo si sposano alla perfezione. Era solo un mostro privo della seconda testa che è arrivata solo ora. I problemi e gli scempi sono altrove.

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