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La sensazione che si prova a guardare questa immagine forse deve essere molto simile a quella che all’inizio del secolo la cultura archiettonica e la cultura più in generale, avvertiva nel guardare i centri storici che noi oggi tanto apprezziamo, conserviamo, innalziamo sugli altari fino a volerli ‘rigenerare’ nelle forme per costruire outlet o villaggi vacanza, ovvero indifferenza, mancanza di significato, banalità fino superficialità, anche errori di ingenuità composiva…
Quanto ci vorrà perchè queste strade entrino a far parte del nostro immaginario come significativi spazi della nostra esistenza…
Meglio ancora: quanto ci vorrà perchè, coscienti ormai dei giochetti illusionistici che la storia, l’abitudine o gli idoli della cultura alta giocano ai nostri sentimenti, non cadremo più nell’inganno di farci suggestionare romanticamente da consolatorie nostalgie per l’antico o, per contro, che è lo stesso, dagli inebrianti miraggi del nuovo, utilizzando in maniera più produttiva la nostra umanità.
Oggi mi sento molto nietzschiano ma magari prendo un’aspirina e per domani mi sono rimesso in salute.
La risposta è semplice, quando ciò che è vecchio diventera antico.
(Se resista agli attacchi del tempo e degli uomini, attraverso tre causali. funziona,cioé è utilizzato; è esteticamente attraente; è abbandonato in un luogo non ricercato speculativamente dagli uomini.
Altrimenti lo buttano giù r trasformano prima che diventi antico, come è stato fatto per l’architettura gotica di Napoli, per quella Rinascimentale a favore del Barocco, nelle grandi città. Ecco perché i borghi medievali spontanei hanno resistito, perché poco convenienti sopra i cucuzzoli delle colline.
Io credo che siano già significativi della nostra esistenza, perchè sono la quotidiana nostra esperienza della città. Come cittadini, prima che come architetti, E’ che forse ogni tanto dovremmo dimenticarci di esserlo, architetti, visto che spesso dimentichiamo di essere cittadini.
Si vede! Senza architetti, senza urbanisti, senza regole perchè senza amministrazione cittadina, Ancora me la ricordo l’angoscia quando, andando a trovare mia figlia nella “bella” villetta di mio genero, portavo a spasso in un contesto del genere le nipotine. Tutta la passeggiata era un percorso ad ostacoli tra le macchine parcheggiate accosto ai muretti di recinzione e le le macchine che percorrevano sgassando lo stesso invaso stradale. Quando un quartiere nasce abusivo, hai voglia a pensare all’architettura!
Che cosa dire allora, caro Sergio 43, quando immagini identiche a questa si riferiscono a situazioni in cui l’abusivismo non esiste, ma sono il frutto di piani regolatori, regolamenti edilizi, nulla osta di Soprintendenze ecc. ecc.. Io vivo in una realtà dove il fenomeno dell’abusivismo è praticamente assente, ma sfido chiunque passeggi per una qualunque periferia a dirmi da che cosa si capisce se siamo in un ambiente pianificato e controllato oppure in balia dell’abuso e dell’assenza di legalità.
Aggiungo se posso che il disordine antico, ammirato dai moderni non è lo stesso dei contemporanei che dispongono di 6 secoli in più di storia, tecnologia, tecnica, sapere ecc. Cioè quella città che ci viene dall’antico era forse il meglio che in quel momento si potesse fare, oggi non possiamo rifare S. Gimignano o Pienza. Mi pare , forse. O no ?
@ Pasquale
E’ su quell’ ‘esteticamente attraente’ che non ci sarà più possibile essere d’accordo – non io e te, intendo in generale.
Lo stesso mio commento precedente sottintende da parte mia l’attribuzione di un valore a quella contrada indipendentemente dalla sua attraenza estetica.
Se vuoi il mio interesse è, per dirla difficile, per il valore estetologico e non estetico della viuzza.
Riprendendo Nietzsche, filtrato da Vattimo [vi avevo avvertiti che oggi mi è preso così- domani torno a Topolino], non più fare e vivere «con il martello», cioè propugnare ideali da superuomini e quindi bollare come povere di spirito contrade come queste o anche interi quartieri di progetto unitario da cui consueguire il demolire e rifare come già fatto nel barocco, rinascimento e durante il fascismo…
Piuttosto perdseguire una nuova delicatezza di modi.
Fare architettura «con il martelletto» del diapason, ovvero con più consaspevolezza e attenzione anche ai suoni più sottili.
E’ questa una possibile declinazione del far parte dell’umanità, prima che essere architetti, cui più sopra accennavo.
Questa immagine rappresenta il “pensiero forte” dell’egoismo di chi, nel suo piccolo, costruisce il suo habitat “con il martello” del proprio interesse speculativo,altro che “pensiero debole” della necessità o, se vogliamo parlare in senso estetico, dell’organicità di qualsiasi borgo medievale che tutto è meno che spontaneo (Almeno credo! Non può essere spontaneo quello che si è sedimentato in tempi lunghissimi!). Se la foto di Pasolini nel borghetto del Mandrione, con le casette sotto gli archi dell’acquedotto romano, è tanto toccante e simile alla foto ottocentesca dei carbonai sotto gli archi del Teatro di Marcello è perchè l’uso dello spazio abitato nasce, nei due documenti, dall’interesse di comune coesistenza, perseguito senza prepotenze, “con il martelletto” e “con delicatezza di modi”, al di là della tangibile indigenza del primo e della dignitosa povertà del secondo. Invece, che volete?, per me la bruttura architettonica e insignificanza espressa da questa immagine di modesti auto-costruttori è simile all’insignificanza dei quartieri di ben noti e più potenti costruttori. Tutte e due le categorie , la piccola e la grossa, sono l’espressione di un superomismo indifferente agli interessi comuni.
In qualche intervento mi sembra di sentire quasi la vergogna, l’impotenza, la resa di questa professione che non ha il compito di farti sentire un demiurgo ma solo quella di operatore tecnico-sociale (la definizione è più “politically correct”, dato che “architetto”, senz’altro per buona parte per colpa nostra, sembra essere diventato “uncorrect” o “unfit”?). Forza, ragazzi! Lo sappiamo che il Paese è culturalmente e moralmente sordo, tetragono alle regole per antichi vizi, pubblici e privati, ma, se cominciamo da subito, forse quando festeggeremo…cioè! festeggeranno il trecentesimo anniversario della Repubblica potremo…aridaje! potranno dire di avercela fatta!
a quando la santificazione del GEOMETRA?
Classificandoli come villaggi urbani, l’insondabile disordine è una caratteristica che non può risponere a critiche.