Le lacrime di Le Corbusier …

A chi ricordava della fatica per realizzare un opera di architettura
immaginando lo stress di Zaha Hadid o di Daniel Libeskind ecco
un’immagine di Le Corbusier in lacrime alla cerimonia inaugurale
dell’Unità di Marsiglia.

L’emozione gioca strani scherzi ai nervi anche alla vigilia dei
sessanta. In quelle lacrime tutta la fatica di venti anni di estenuante
entusiasmo per progettare architetture per un’umanità piena di speranza
nel futuro che, per di più, usciva sfiancata da una guerra terribile.

Per non parlare delle scaramucce a colpi di elzeviri combattute
contro i portatori sani di buon senso. Per  l’Unità di Abitazione si
scatenò addirittura un’associazione di psicologi che assicurava
l’invivibilità degli alloggi e il certo formarsi di una generazione di
alienati da soffitti troppo bassi e pareti troppo vicine.  Sul genere
di quelle argomentazioni parascientifiche che ancora oggi tormentano la
critica di architettura.

Non abbiamo da piangere più lacrime di speranze  per l’umanità
realizzate in architettura come quelle che versa Papà Corbu. L’
architettura non può più essere idolatrata ed avere questo ruolo
salvifico.  Per questo  Zaha Hadid e Libeskind non mi faranno mai
pena.

Mi spiace, ma non fino a piangerne, che restino sempre i «portatori
sani di buon senso». Ancora oggi, come allora, il buon senso è la cosa
peggiore che possa esserci, se non altro perché è molto più discutibile
di quanto non voglia apparire. Il fatto che basti un po’ di buon senso
per capirlo ne è la dimostrazione.

G.G.

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6 risposte a Le lacrime di Le Corbusier …

  1. ctonia ha detto:

    E vabbè, hai ricamato un pò di architettese su un mio post di grande buon senso. Touché. Ma io mica mi preoccupavo dello stress di Zazzà, ci mancherebbe! Però, ora che me le mostri così contritamente, non mi preoccupo nemmeno delle lacrime di LC, i cui loculi dell’Unité mi hanno sempre fatto l’impressione delle trappole per topi.
    “Con le migliori intenzioni”: frase ricorrente e tipicamente diabolica, che il Beffardo si diverte a inculcare nelle relazioni tecniche di ogni architetto che si rispetti.
    Dobbiamo avere pazienza, e piangere di nascosto.

  2. Pietro Pagliardini ha detto:

    Il buon senso è l’ancora di salvezza contro le trappole razionalistiche (non solo architettoniche), illuministiche e soprattutto contro le promesse salvifiche da parte degli uomini.
    D’altronde esiste una manifestazione del “buon senso” migliore della nota espressione: una risata li seppellirà? In Toscana è una pratica giornaliera ed ha funzione di esorcizzazione del potere costituito.
    Quanto alle “argomentazioni parascientifiche”, è proprio il buon senso a suggerirci di osservare la qualità degli spazi destinati alla coercizione del cittadino da parte dello Stato (magari per cause giuste), quali ad esempio le stanze di interrogatorio (ma anche le prigioni, i manicomi quando esistevano, i luoghi di tortura dove esistono, gli stessi ospedali dove “affidiamo” il nostro corpo ad altri, ecc.): stanze piccole, colori freddi e uniformi, pareti spoglie, arredamento essenziale, minimal, in genere metallico, illuminazione fredda. Insomma tutto molto “funzionale”.
    No Galassi, non è un progetto di Le Corbusier, ma di qualche anonimo psicologo della polizia.
    Saluti
    PP

  3. giancarlo galassi ha detto:

    @ cto’

    Mi aveva colpito quel tuo passaggio di compatimento archistarico. Continuava a ronzarmi in testa insieme all’immagine di Le Corbusier e volevo chiarirmi perché ci fosse dentro qualcosa che mi stonava. Poi i tempi meravigliosamente adrenalinici di aggiornamento del blog e anche quelli della mia vita costringono a nuovi post piuttosto che a reply, purtroppo in architettese (però mi diverto e il professore ci rimpolpa il suo sfogatoio!).

    Certo mi piacerebbe vedere Fuksas piangere davanti alla Nuvola realizzata ma non credo accadrà.
    Perché dovrebbe farlo? Perché ha incrementato di caos sublime il mondo? Quale «more ethics» e quali valori umani? La fine dell’illuminismo? Della razionalità? In nome di un neoneoespressionismo (siamo al terzo giro dopo anni ’10 e anni ’60) che non è espressione più di niente? In nome di se stesso? Per puro compiacimento Rhino? Per creare posti di lavoro a Roma? AAAAAAARGH! La scusa più buona di tutte degli ultimi tempi: la gestione della nuova architettura crea posti di lavoro (chiedetelo alla libreria del MACRO).

    Possiamo discutere e anche concordare che il razionalismo delle bellissime trappole per topi di Le Corbusier è su un ramo dello stesso albero in cui un’altra diramazione porta ad Auschwitz.
    Ma occorre registrare solamente, senza giudicare, che i maestri e i cattivi non-maestri hanno consumato tutte le strade dirette in architettura e tutte le ideologie politiche. Capisco e mi adeguo.
    Basta piangere (piangiamo di nascosto? sì ma diciamolo in giro).

    Spero non-basta ridere come dice giustamente Pietro, però però l’anarchia…

    @ Pietro

    Anche il buon senso inteso quale ragionevolezza media, tranquillizzante, conservatrice – passami il termine! è un’ideologia. Anche Albert Speer ha costruito secondo le sue migliori intenzioni. E insisto a ricordare questo architetto che ha interessato tanto Krier, responsabile direttamente di alcune decine di migliaia di morti perché per lui valgono tutte le riserve che non si fanno alle buone intenzioni di Le Corbu presunto collaborazionista della plutocrazia internazionale.

    Mi sbaglio sicuramente, ma penso che occorra la stessa cura, la stessa delicatezza che crediamo giusto di avere per la città storica anche per la città del secondo novecento.

    Il postmodern è stato un lungo periodo di psicoterapia.

    Oggi sappiamo perchè la nostra città è arrivata dove è arrivata.
    Sappiamo il perchè di Corviale, dello ZEN, di Tor Bella Monaca (chiamare in causa solo Fiorentino, Gregotti e Barucci è riduttivo), così come sappiamo di Sabaudia, della Garbatella e Berlino Britz (e anche lì i meriti non sono solo di Piccinato, Sabbatini e Taut ma di un clima culturale che li circondava).

    Consapevoli possiamo, dobbiamo, imparare a gestire quei pezzi di città.
    Trasformandoli, non «rigenerandoli»; intervenendo dove è possibile farlo. Anche gli «orti urbani» che solo a nominarli mi fanno venire i brividi per il patetico, a pensarci possono servire.
    Di sicuro quei quartieri erano stati pensati per lo stesso motivo per cui si vuole costruire qualcos’altro al loro posto: per essere abitati.

    Insisto con lo psicoterapeuta: non posso sperare di eliminare i traumi del mio passato di persona, a meno del suicidio, ma posso prima ricordarmene, poi comprenderli, infine cercare di avere più attenzione in situazioni in cui posso di nuovo restarne ferito e soprattutto non ripetere gli stessi errori con addirittura proprio io nella parte del cattivo mascherato da salvatore della patria e dell’architettura.

    Ti benedico. Amen
    Soprattutto ti saluto caramente. Ciao :-)

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      Ah, sul buon senso come buona fede, sono con te Galassi. Tutti credono (crediamo) di essere in buona fede. Anche Speer e perfino Le Corbusier sono certo che avrebbero dichiarato, con sincerità, di essere in buona fede (in verità non vedo perchè LC avrebbe dovuto giustificarsi della propria buona fede, visto che non mi risulta essere stato processato, semmai accusato di essere un po’ paraculo).
      Ma io parlo di quel buon senso che fa dire, alla persona comune, senza tanti ragionamenti, d’istinto, che le camere a gas per sterminare un popolo sono una follia e una mostruosità e che non c’è filosofo al mondo che, per quanto raffinato e perfino con ragionamenti logici (si riesce sempre a trovarli) potrebbe convincerli “intimamente” del contrario.
      Salvo poi, per quelle ragioni insondabili che ci fanno adeguare al corso degli eventi, forse per il bisogno di sentirsi parte di un progetto comune, forse per ignavia o per convenienza, chissà, chiudere un occhio e anche due di fronte all’evidenza e dire poi: io non lo sapevo. Pennacchi in questi casi dice: si vede che avrà avuto le sue ragioni.
      Ma se al semplice, all’uomo comune, è doveroso riconoscere il diritto dell’errore (altrimenti la storia avrebbe dovuto condannare molti popoli), al potente, alla classe dirigente questo diritto non è concesso.
      Non c’è verso, il dittatore deve essere cancellato, in un modo o nell’altro, meglio se con l’esposizione della sua morte. E i ribelli, che prima stavano col dittatore, diventano eroi.
      Troppo facile sarebbe sfuggire al giudizio della storia da parte di chi l’ha fatta da protagonista, appellandosi alle condizioni e al clima generale.
      Tanto più oggi, a distanza di tempo, quando è ormai chiaro che quegli esempi, che non sto a ripetere, sono errori giganteschi (e ancor peggiore è l’eredità che hanno lasciato) eppure vi è chi ancora li difende e ancora stanno nei libri di storia come esempio positivo o, al massimo, problematico.
      E difendendoli si difendono anche gli errori ideologici di un periodo storico.
      Non dico che questi critici debbano essere banditi, ci mancherebbe altro bandire per le opinioni, ma darne un giudizio negativo è doveroso e inevitabile dopo averne constatato gli esiti.
      Non criminalizzo Fiorentino e neppure LC, chissenfrega, non li ho mica conosciuti (oddio, ogni foto di LC mi inquieta un po’, sono rimasto lombrosiano) ma non mi inchino a loro nè li apprezzo, ed è lecito deprecare il loro lavoro e cercare di superarlo e demolirlo culturalmente e, se necessario, fisicamente. Come il dittatore di cui sopra.
      Se qualche volta, più di una volta, sembra che ci metta del personale, è solo una giusta, opportuna, sana reazione per opporsi all’idolatria di certa “critica” che tende ad esaltarne ancora il ruolo.
      Come si fa a risvegliare le coscienze o se preferisci, a riportare alla realtà: con la psicoterapia?
      Con buona pace degli svedesi, un bello schiaffone giova più di qualche seduta dallo psicoterapeuta e chissà potrebbe pure far calare i suicidi.
      Grazie per la benedizione. Ha avuto effetto perché sono diventato ecumenico.
      Pietro

    • ctonia ha detto:

      Giancà, troppo dotto il tuo commento, oggi sono contento per il mio Cagliari e al massimo posso tollerare la Gazzella dello Sport :-))))
      Io amo distinguere, mentre oggi si usa colpire nel mucchio.
      LC di fregnacce ne ha fatte, ma come sai il cristiano-esimo è una religione capace di accogliere il meglio del pagano-esimo… :-))

      Tuo Euclide,
      ciao :-)

  4. giancarlo galassi ha detto:

    Errata corrige:

    Basta piangere (piangiamo di nascosto? sì ma NON diciamolo in giro).

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