POTENZADIUNBRAND …

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

1 Response to POTENZADIUNBRAND …

  1. sergio43 ha detto:

    Infatti, Piz, mentre scrivevo del cavallo di Varese avevo in mente il bosco DUX di Antrodoco, conservato invece giustamente e che conosco da sempre, essendo la Via Salaria la strada maestra che mi porta alla casa di famiglia nelle Marche. Allo stesso tempo pensavo a quella fontana su Via di San Gregorio che, incorniciata da fasci littori smozzicati a giuste martellate, lascia scendere, quando scende!, sulla parete dall’alto un velo d’acqua che forse nell’intento del progettista doveva risarcire la memoria della Meta Sudante poco distante, sciaguratamente distrutta. Perchè conservare, in questo secondo caso, la memoria di un rancore tutto meritato che lascia comunque trasparire senza nasconderlo il nobile simbolo del Fascio, corrotto da segno di unità a inemendabile simbolo di oppressione? Non sarebbe possibile adeguare la fontana a una immagine più congrua sostituendo le lastre rotte di questo elemento urbano? Allo stesso tempo vorrei che tornassero visibili in un Museo della Resistenza, a Via Tasso per esempio, le lastre di un’altra vanagloriosa testimonianza. E’ una strana storia. Avevo saputo di una visita ai sotterranei del Teatro di Marcello dove in un’aula c’erano dei poco conosciuti stucchi. La visita non si potè fare perche l’unica (sic!) lampadina a incandescenza che illuminava la stanza si era improvvisamente fulminata. Annullata la visita, me ne andai a zonzo sotto le arcate del Teatro e, appoggiate a un pilastro, trovai delle grosse lastre spezzate e macchiate con vistose tracce di vernice rossa. Le lastre mostravano altri segni e dei chiodi piantati sul marmo. Le guardai con curiosità poi tutto fu chiaro! I segni erano i confini terrestri dell’Italia, del Nord Africa e i chiodi, che dovevano servire da ancoraggio, erano nella stessa collocazione delle isole del Dodecanneso e dell’Isola di Rodi. Con tutta evidenza doveva essere, anche per le dimensioni che si riconoscevano, la sorella di quelle che stanno appese davanti la Basilica di Massenzio a mostrare l’espansione di Roma, da città Italica a capitale dell’Impero. Il “Fondatore” voleva evidentemente mostrare, mettendola a osceno confronto con le altre, la “grandezza” petroliniana del Secondo Impero. Anche su quel documento si era scagliata l’ira popolare, prima lanciando la vernice per insaguinarne la superficie e poi definitivamente spezzandola. Tutto molto interessante! Immaginai la scena, le grida, le urla di una folla esasperata. Poi qualcuno aveva raccolto quegli spezzoni e li aveva lasciati lì dove li vedevo. Quello che doveva essere un temporaneo ricovero sotto le arcate del Teatro si era trasformato, cosa quanto mai abituale in Italia, in ricovero definitivo. Mah Era una storia che non conoscevo ma me ne andai convinto che la presenza di quelle lastre doveva essere ben conosciuta dai responsabili del nostro patrimonio storico e artistico. Beh, Piz! Non ci crederai! Non passa che un tempo brevissimo, una settimana, dieci giorni forse e sulle pagine di cronaca locale di non ricordo quale giornale, uno tra “Messaggero”, “Repubblica”, “Corriere” appare, strillato vistosamente, un articolo: “RITROVATA SOTTO LE ARCATE DEL TEATRO DI MARCELLO LA MAPPA DEL SECONDO IMPERO!”. Mò vai a capire chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo!

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.