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Il titolo è molto più che appropriato.
Durante la conferenza di lunedì scorso a Palermo, dove mi confrontavo con il direttore del MAXXI, ho appreso i costi di gestione di una serie di gallerie simili in Europa, e quelli ipotetici (quelli definitivi non sono ancora certi perchè ha aperto da poco) del MAXXI, che potrebbero aggirarsi intorno a quelli della Tate di Londra (60.000.000 di sterline/anno), ma la cosa ancora più sconcertante è stata l’aver appreso che, per il momento, il museo si regge grazie all’aiuto del Ministero dei Beni Culturali (+ sponsorizzazioni e affitto dei locali). Ciò vuol dire che una grossa fetta dei fondi che il Ministero dovrebbe stanziare per il restauro delle opere che attirano i turisti (per dirla in maniera venale), viene dirottata per tenere in vita questi obbrobriosi capricci del modernismo. Tra l’altro, pare che la media dei visitatori sia molto bassa. Ora il mio quesito è questo: indipendentemente dal problema estetico, che rischierebbe di far sfociare la discussione in argomenti ideologici, vi pare giusto e logico investire tanto denaro per questa cosiddetta arte, che richiede pure la necessità di un “dipartimento educazione” interno al museo per farla comprendere?
Un’altra cosa che non è ammissibile è che, quando i curatori allestiscono le mostre di arte contemporanea – per ragioni oscure – escludono sempre gli artisti figurativi contemporanei, e vi assicuro che ce ne sono tanti, e magari attirerebbero qualche visitatore in più. Non è anche quella contemporaneità? E allora, che continuino ad esporre solo ed esclusivamente la loro immondizia artistica, ma che non si interroghino sul perché la gente (quella non intellettualoide) si rifiuta di andare a pagare un biglietto per vedere ciò che non ha alcun significato … la risposta è nel titolo di questo post: “Come volevasi dimostrare”.
Un’ultima annotazione, Odile Decq, descrivendo il suo approccio progettuale per il MACRO disse: «(…) ci era stato detto che bisognava mantenere entrambe le facciate, e noi ne abbiamo tolto un pezzettino in angolo per far vedere che esistevamo!» Speriamo allora che questi fallimenti aiutino a non ripetere gli stessi errori
La dichiarazione di Odile Decq è la riprova, se ce ne fosse bisogno, che gran parte dell’architettura contemporanea è figlia solo dell’egocentrismo dell’architetto: progettare per apparire. Mi ricorda quel chirurgo che faceva operazioni devastanti su persone sane al solo scopo di incassare dalla ASL i rimborsi. Forse non sarà criminale allo stesso modo, ma l’atteggiamento è molto simile.
Quanto al MAXXI, l’effetto Bilbao del Gugenheim è in esaurimento, quello del MAXXI non è nemmeno partito.
E io paaago…..
Pietro