Com’è triste Venezia …

Da Giancarlo Galassi: …

“Ammetto di essere stato ingenuo a fidarmi di Francesco Venezia e di
aver difeso un mesetto fa il suo lavoro al Maxxi solo sulla base del
suo curriculum.

Quella pozza di acqua stagnante, dopo un mese quasi inaridita e
coperta da un velo di polvere, non riscatta lo spazio del Maxxi come
immaginavo ma ne rivela un ulteriore aspetto sgradevole quello di
claustrofobica condotta fognaria. Nonostante le dimensioni.

Quel soffitto nero ribassato a 2 e 40 getta un’ombra mortifera
sull’architettura in generale (e si capisce perché l’architetto, da
generoso napoletano, abbia fatto sia vasca che sculture in ferro così
che ognuno carezzandole possa esercitare il proprio sacrosanto diritto
alla scaramanzia) ma, ahimé, mette in ombra anche tutta l’opera di
Venezia in particolare bruciandola nella rivelazione della forzatura
letteraria e didascalica (come anch’io in queste due righe!).

Anche la scelta di accroccare tutto su una specie di pianerottolo tra
la mostra spassosa di Michelangelo Pistoletto (Ancora sorrido! E meno
male! Almeno non ho rimpianti per gli 11 euri di biglietto) e quella
invece inutile su Gerrit Rietveld (Zevi nel suo libro sul
neoplasticismo predica del valore didattico di poter valutare la Villa
di Doesburg guardandone il plastico da diverse angolazioni e potendo
esporlo al Maxxi non solo non ci si può girare attorno ma è messo anche
a quota cagnolino! – ma quel libro di Zevi, esposto pure nella prima
vetrina! la Guccione lo ha (ri)letto?)… l’accroccare tutto su un
pianerottolo, dicevo, fa accostare l’allestimento di Venezia a uno di
quegli atroci ingressi di certe palazzine piccolo-borghesi romane così
cariche di soffocante quanto inutile volontà d’arte. Il giardino
giapponese con le piante grasse.

Occorre scrivere solo di cose belle e buone e edificanti e ignorare
quelle deficitarie ma sento una certa responsabilità verso quelle poche
decine di studenti ai quali da anni, caro Venezia, per spiegare cosa
significa poesia in architettura uso come testo il vecchio ma
insuperato ‘La Torre d’Ombre’. Continuerò a farlo ma d’ora in poi
desolato per un certo qual peso sul cuore, scusandomi del fatto che,
anche se si ama l’architettura appassionatamente, con l’età può
capitare di far cilecca.

G.G.
[Soltanto un cane ringhioso invecchiato alla catena… tanto per
citare il maestro]

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17 Responses to Com’è triste Venezia …

  1. isabella guarini ha detto:

    Non mi pare che l’intento di Francesco Venezia sia quello di riscattare l’architettura del MAXXI. Al contrario, a me sembra che voglia prenderne le distanze, a tal punto da riproporre la riflessione sugli elementi essenziali della nostra architettura, dagli ipogei napoletani alla Torre d’Ombre. Un percorso alternativo all’interno della Balena di Pinocchio, più che contro Moby Dick come il Capitano Achab!

  2. giancarlo galassi ha detto:

    La riflessione sugli elementi essenziali dell’architettura i migliori architetti e con loro Venezia, l’hanno sempre fatta costruendo o progettando centri sperimentali, università, piazze, teatri, giardinetti, piccoli musei, allestendo mostre.
    Le Corbusier costruendo la Torre d’Ombre piazzava un monumento con una sua funzione paesistica sulla spianata di Chandigar.
    E’ la tautologia della riflessione sull’architettura allestendo un’architettura della riflessione che mi è sembrata alla fin dei conti insulsa.
    Un giochino enigmistico alla Bartezzaghi junior.
    Ma se uno dei nostri poeti più bravi non è riuscito a far di meglio è probabile che di meglio non si poteva fare, e così tautologicamente chiudo e mi accontento.

    Un sorriso.

  3. isabella guarini ha detto:

    Finchè c’è vita…!

  4. paolo ha detto:

    caro galassi, dopo una tale pesante stroncatura, non ci si può accontentare, d’un tratto, di una così insulsa tautologia. Chiarisca, innanzitutto a se stesso, il suo pensiero!

    • giancarlo galassi ha detto:

      Gentile Paolo,
      chiarire il mio pensiero più di quanto ho fatto mi porterebbe solo a descrivere altre sensazioni negative che ho avuto del sepolcro imbiancato veneziano (anzi pittato di nero – forza! fuori qualcuno che cita il Sommo Loos!) quindi valgono le conclusioni al post e poi alla reply.

      Nell’opera di un architetto ci possono essere cose straordinarie (dalla piazza di Lauro, passando per l’aureo libretto su Papà Corbu, perfino per gli straordinari brevissimi elzeviri su Gran Bazar ecc. praticamente tutto, non avendo mai sbagliato un colpo – questo per dire che all’opera di Venezia «ci voglio bene», ci son cresciuto io inseguendola sulle riviste e visitando Gibellina e passandola sottobanco agli studenti tra le righe della scuola caniggiana – come?! semplicemente facen[omissis]) ma può capitare anche ai migliori di fare delle ciofeche fuorviati da un pubblico pagante che ha «bisogno» di qualcuno che lo faccia sentirsi intelligente senza impegno.

      Ci ho pure pensato, sarò idiota, se mandare a Muratore la stroncatura (come già quella su ‘Cemento Romano’ e su tutti i miei amati maestri a Valle Giulia – mica sull’autore invisibile del libro) e magari il gesto di «accontentarsi» facendo cadere le braccia poteva bastare… poi, ricordandomi del debito anche didattico che ho e che avrò con Venezia, ho pensato che era doveroso annotare la mia delusione, la sua defaillance.

      Mi sono sentito responsabile prima verso i miei studenti che sono andati alla mostra su mio consiglio senza che l’avessi vista (ho dato fiducia al maestro)e poi verso Venezia stesso.

      Comunque alla fine dei conti la mia opinione è del tutto poco significativa. Consiglio di non darmi un’importanza che non posso né voglio avere.
      Chiacchere su un blog.
      Mica principi a priori.
      Sono pronto a cambiare opinione.
      Mica voglio si può essere così pieni di pregiudizi da diventare tanto stupidi e orgoglioso da intignarsi sulle proprie «idee».

      Gli argomenti della Guarini che erano anche i miei (più o meno… vedi il post entusiasta di un mese fa) ma non mi hanno più convinto dopo essere stato al Maxxi.

      Va bene abbassare la chestertoniana soglia della credulità ma sono disposto a farlo andando a vedere Thor perchè sia Branagh che io sappiamo che solo facendolo possiamo divertirci, cioè siamo d’accordo su un piano estetico, e in fondo anche Pistoletto e Rietveld lo fanno a modo loro (più il primo che il secondo), ma Venezia non mi ha dato quest’impressione.
      Che ci vuoi fare.

      • giancarlo galassi ha detto:

        Perdonate le sgrammaticature ma fare revisioni di un testo, che non sia 2 righe scarse, in questa finestruzza che scrolla da pazzi è, per i miei pensieri che scrollano due volte più veloci, una battaglia persa.

        Dovrei scrivere tutto in word e poi incollare… ma a volte non mi va, non ho tempo, chissene… e poi alla fine correggerei tutto comunque e sono da capo con i refusi. Quindi in merito alle sviste grammaticali… pace.

        Alla Guarini della reply successiva:

        La tautologia è mettere in scena (quindi non facendo architettura mi sembra di capire da quello che scrivi) il senso di fare architettura facendo e/o non facendo architettura. Ma il risultato è banale, le metafore scontate, lo sgocciolio che si sente è da negozio di articoli new age… Lo spettacolino è riuscito ma sembra di essere in una scena dei Monty Python qunado si fanno domande sull’assoluto.
        Fermatemi!
        Meglio se, più semplicemente, faceva un antologica del suo lavoro, anche su quel pianerottolaccio assegnatogli, con disegni, plastici, foto e ne curava l’allestimento con l’eleganza minimalista sua solita.

        La mostra di Rietveld e Paladino e il Maxxi stesso avrebbero sfigurato. O ne avrebbero guadagnato…

        Cose del genere credo che in Italia riescano solo a Tonino Guerra a Pennabilli ma anche lassù qualcosa in mostra c’è, i profumi dei fiori dimenticati, Fellini, in tralice, nella nebbia delle sensazioni, si avverte quello che più conta.

        Comunque. Insisto. La mostra di architettura/nonarchiettura è dispiaciuta solo a me.

        In generale anche su questo blog, a parte le remore del nostro ospite, è stata un successone.

        Comunque faccio tesoro di quello che mi dite.
        Nessuna intenzione polemica.

  5. isabella guarini ha detto:

    Una mostra non è una costruzione architettonica, perché l’architettura costruita è già mostra di se stessa. Le mostre, in genere, dovrebbero prefigurare ciò che ancora non c’è nella realtà, evocare il passato per proiettarlo nel futuro. Dunque dov’è la tautologioa?

  6. giancarlo galassi ha detto:

    Ad esempio:

    che cosa gagliarda sarebbe stato se invece di fare il monumento funebre a se stesso (che porta pure sfiga) avesse deciso di dirottare i fondi che il Maxxi gli dava per metter in piedi in quella sala (non di più gli serviva) una mostra proprio sulla Torretta d’Ombre di Papà Corbu recuperando i disegni originali, i taccuini con gli appunti, costruendo un plastico, usando la luce per spiegarlo (tutte le cose che giovinotto ha già avuto per le mani), infine accostando le foto drammatiche dell’edificio realizzato e ristampando quel libro fuori catalogo da 20 anni.
    Tutto curato e allestito da chi su quell’architettura si è fatto grande.

    Una mostra su e di Venezia ovvero sulla sorgente infinita della sua ispirazione.

    L’imprinting.

    Urca se lo avremmo capito meglio e con lui l’architettura in generale.

    Ma un’idea così, un po’ meno ‘ispirata’ e un po’ più traspirata, no?

    • isabella guarini ha detto:

      Caro Galassi, mi permetto di inviarle il link
      http://www.copaweb.it/pagine_interne/copadossier_interne/storiaemodernita.html
      in cui è pubblicata “La storia di una piccola casa”, sintesi di una ricerca da me effettuata più di venti anni fa,attraverso la ricostruzione con plastico de “Une petit maison” di Le Corbuisier, la casa che realizzò sul Lago di Ginevra per i suoi genitori. Una ricerca per me molto proficua!

      • giancarlo galassi ha detto:

        Grazie mille! Non conoscevo il sito né l’articolo che ho trovato molto interessante anche se mi sembra abbia sofferto un po’ nell’operazione di sintesi di una ricerca più ampia.

        Quella casa che Corbu si è portato in tasca per anni è una delle cose sue per me più incomprensibili.
        Compressa e distesa. Un corridoio spalancato sul lato lungo. Un’archittetura piena di contraddizioni, che non si spiega bene ed è per questo straordinaria. Puro pensiero ed emozioni al lavoro.

        Mi rendo conto che forse ho risposto indirettamente anche a Paolo del reply successivo. Che ringrazio per l’importanza che mi dà ma, vorrei rassicurarlo, non ho proprio i numeri per fare il critico.

        E soprattutto dirgli grazie per lo sforzo che ha fatto per ridimensionare quello che ho scritto dandomi del cretino, spero rientri nel conto positivo a Venezia insieme alla mia parte contradditoria che non lo massacrava.

  7. paolo ha detto:

    Siamo alle solite!
    causa di cattivi architetti e di ancor peggiori architetture, quando almeno si fanno!, è la pratica del parlare,… parlare , …. stra-parlare, senza saper ascoltare!
    Nel primo intervento di Galassi, che è di gran lunga di più di una stroncatura, si legge:
    “ammetto di essere stato ingenuo a fidarmi di francesco venezia (…) quella pozza di acqua stagnante (…) una claustrofobica condotta fognaria (…) getta un’ombra mortifera sull’architettura in generale (…) somiglia “agli ingressi di certe palazzine piccolo-borghesi romane così cariche di soffocante quanto inutile volontà d’arte”; dulcis in fundo, ammiccando al rimbambimento del maestro ed assimilando l’architettura ad una prestazione sessuale, afferma che “con l’età può capitare di far cilecca.“
    Dopo tutte queste belle nefandezze, il Galassi nel secondo blog dice “ma se uno dei nostri poeti più bravi non è riuscito a far di meglio è probabile che di meglio non si poteva fare, e così tautologicamente chiudo e mi accontento”
    No, caro Galassi, lei non può accontentarsi; ovvero non può dire una cosa è subito dopo il suo contrario e poi ancora il contrario del contrario; le sue idee non sono chiare, ma non a me che ne ho ben compreso la contraddittorietà, bensì a sé stesso!
    E con questo non entro affatto nel merito del progetto di venezia al maxii … ma ne faccio solo una questione intorno al saper fare o al non saper fare critrica d’arte!

  8. paolo ha detto:

    no, no!… non ho mai pensato che il suo intervento fosse quello di un cretino, tutt’altro! è l’intervento del tipico intelletuale all’italina, dei nostri tempi, che da’ un colpo alla botte ed uno al cerchio … è sempre bene non farsi grandi nemici.. non si sa mai!

  9. isabella guarini ha detto:

    Non posso non riconoscere che Francesco Venezia, sia un architetto-docente che in tempi non sospetti con la ricostruzione dell’Torre d’Ombre,ha segnato un metodo di ricerca per lo studio dell’architettura dei maestri, innovativo al fine evitarne la banalizzazione in uso presso i corsi di copmposizione architettonica. Da qui tutti, possono applicare il suo metodo di ricerca ed esporne i risultati. Rotornando alla mostra, a “quella pozza di acqua stagnante (…) una claustrofobica condotta fognaria (…) getta un’ombra mortifera sull’architettura in generale (…) ” c’è da chiedersi se non sa proprio questo l’obiettivo non dichiarato dell’autore, di far sentire la crisi dell’architettura attraverso una maleodorante pozza d’acqua stagnante perchè più nessuno si riflette in essa, immergendovisi! Ciao a tutti.

  10. paolo ha detto:

    basta…..! il peggior sordo è colui che non vuol sentire!
    e mettiamoci una pietra sopra

  11. Stefano Serafini ha detto:

    Outsider ha fatto proseliti?

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