CEMENTOCRITICO …

 

Da Vincenzo Corrado: …

“Caro Ettore Maria Mazzola
dissento pienamente per la forma e dissento (anche se solo in parte) anche per i contenuti. Partendo dal primo dei dissensi, le dico che osteggio la sua forma verbale perché la trovo spudoratamente partigiana, ma d’altronde un attento lettore di Paolo Marconi (e io per puro piacere lo sono!) sa bene a cosa va incontro nel leggere i suoi scritti (quindi figuriamoci quello che ci si può aspettare da un suo adepto, come credo lei sia): va incontro ad esileranti anatemi (del tipo: cfr Paolo Marconi su Camillo Boito: “..dall’alto del suo trono di Brera…”) nei confronti di chi fondamentalista non è; va incontro alla voracità di messaggi “religiosi” e “utopici” che investono, senza possibilità di replica, l’ascoltatore. Ma dissento anche in parte sui contenuti di quello che lei scrive: mi hanno insegnato, e credo di averlo imparato, che il restauro non è una disciplina militare, il restauro è storiografare, il restauro è scrivere la storia conservandola, il restauro è coscienza di cambiamento, anche conservativo, il restauro è conservare innovando, il restauro è denuncia di dato ed espressione di forma riconoscibile. Detto ciò l’insalata che lei propone (100 g di cemento armato da eliminare, 200 g di “ottusità del falso storico”, 30 g di “antimodernismo militante”, 400 g di “bando alla riconoscibilità dell’intervento”) non serve a recuperare il perduto e né a me né a lei, né ai suoi ragazzi, né soprattutto all’architettura italiana (storica e non) che grazie alla incuria/incompetenza (e non certo per colpa del cemento armato, sul quale possiamo discutere perché IO ne faccio una ragione di COMPATIBILITA’ e non di puro fondamentalismo antimodernista) lascia punteggiare il nostro territorio di insulse forme antiurbane e lascia morire, seppellita dalle sue macerie, un pezzo di storia romana. Smettiamola con le crociate antilecorbouseriane, smettiamola con i falsi slogan di ritorno alla vita della capanna: il nostro è un mondo complesso anche e soprattutto nel restauro (“Gli antichi avevano su di noi un grande vantaggio. Gli antichi non avevano niente di antico” – Denis Diderot) e preoccupiamoci di dare soluzione alle tragedie che colpiscono il nostro patrimonio storico (e non semplicemente culturale): con il crollo di Pompei abbiamo perso un pezzo della nostra storia che nessuno potrà restituirci, nemmeno una magia “alla Marconi”, nemmeno un miracolo “alla Ettore Maria Mazzola”. Se poi lei vuole mediaticamente approfittare dell’evento disastroso per sollevare una discussione, mi spiace ma credo sia fuori luogo (ha tanto il sapore di “piove governo ladro”).

Mi piacerebbe capire se il suo addebito è a Brandi o a Bondi o a Le Corbusier o a Hennebique o a Carbonara o a Pane o a La Casa Bella o al geom. Alfredo Nastri (Servizio Prevenzione e Protezione Pompei) o al “restauro critico” o è, come io sospetto, il solito pre-testo per affossare l’architettura (e nello specifico il restauro) nella fossa della meccanica ripetizione di un manuale del recupero scientificamente scritto ma sulla cui validità “assoluta” va ancora e sempre discusso.
Se vuole sono a sua disposizione per discuterne, ma per ora versiamo le lacrime e “piangiamoci il morto”.

Cordialmente”
V. C.

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10 Responses to CEMENTOCRITICO …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    Caro Vincenzo Corrado,

    sei totalmente fuori strada, “grazie” alla sua visione modernista dell’architettura e del restauro.
    Accusa me di ideologia, ma in questo caso non ha minimamente compreso ciò che ho detto. Ha inventato una marea di cose attribuendole a me e a Marconi per poter offendere ed aver ragione, mi è sembrato di ascoltare le parole di Saviano ieri sera quando definiva la “strategia del fango”.
    Non so se lei esercita anche la professione, o se parla per sentito dire o per passione, io oltre che ad insegnare esercito la professione e lavoro nel settore del restauro, così come anche il prof. Marconi che, a differenza di molti suoi colleghi, è l’unico che possa esprimere il parere tecnico-scientifico piuttosto che solo quello teorico-critico.
    Ho restaurato edifici storici e tanti edifici moderni, ed ho potuto toccare con mano il problema. Guarda caso da due giorni in TV è un coro unanime contro il c.a., anche da parte di insospettabili. Che c’entra dunque l’ideologia? Ma che, far notare che Pane e Brandi hanno teorizzato stupidaggini è fare ideologia? Se davvero lei ama, come dice, il nostro patrimonio, si liberi al più presto della sua ideologia che le impedisce di vedere la realtà dei fatti.
    Cordialmente
    Ettore Maria Mazzola

  2. aldofree ha detto:

    letto, confermato e sottoscritto.

  3. Nikos Salìngaros ha detto:

    Gentile Vincenzo,

    Chiedi a tutti: “Smettiamola con le crociate antilecorbouseriane”… ma non ci dice il perché. Che male c’è nel criticare il male assoluto, sopratutto se le scuole sempre continuano a insegnare le idee folle di Le Corbusier come atti di genio (e presentarle come verità religiose che sono sceso da sopra)?

    Saluti cordiali,
    Nikos

    • Gentile Nikos,

      non so cosa intenda Lei per male assoluto. Se lo chiede a me le rispondo semplicemente Shoah, ma su queste questioni vi sono molte opinioni a riguardo, c’è anche chi sostiene che i mali assoluti non esistono. Comunque, trovo a dir poco imbarazzante utilizzare certi termini per un progettista che di danni ne può anche aver fatti ma sicuramente non ha gasato milioni di persone. Abbia almeno la cortesia e la delicatezza di evitare paragoni quantomeno improbabili. Le parole, nonostante tutto, contano.

      Robert

  4. pi ha detto:

    letto, confermato e sottoscritto

  5. sergio43 ha detto:

    Non voglio intromettermi nell’importante discussione tra validi teorici, non ne sono all’altezza, però, però…. se, sotto il cielo di Roma (intendo il Paese tutto), Le Corbousier non ce lo vedo, come non c’ho visto il Meier ed altri, Le Corbousier, sotto il cielo, ha un posto ben definito e non piccolo per la sua definizione dello spazio architettonico (se sbaglio, mi corriggerete!). Credo non sia colpa sua se i materiali che il Novecento gli forniva erano il cemento, l’acciaio e il vetro, Sarebbe stato un architetto importante anche al tempo delle Cattedrali Bianche. Certo poi é una scommessa sapere se il suo ospedale veneziano, come il Memorial wrightiano e il Centro Congressi kahniano, sarebbero state le risposte più giuste. Per quanto concerne il dibattito su l’uso del cemento armato nei restauri degli edifici antichi, sto dalla parte di E.A. Mazzola. A parte il fatto della scuola elementare crollata sotto il peso della sopraelevazione in C.A. su edificio preesistente e sul crollo dell’Ospedale e della Casa dello Studente all’Aquila, tutte cose per le quali nessuno, mi pare, si é dimesso. Forse Bondi si deve dimettere perchè il crollo della Schola Armatorum ha dato un dispiacere a Napolitano? E’ pur sempre il nostro Presidente della Repubblica ma non ancora il Re Sole!

  6. pasquale cerullo ha detto:

    Qualcuno è responsabile, chi ha il compito di monitorare le strutture? chi ha la gestione della sicurezza?
    Se il ministro non riesce ad individuare il colpevole significa due cose: l’organigramma delle funzioni è farraginoso e confuso e in tal caso è una mancanza dirigenziale molto grave, oppure il ministro non può trovarlo semplicemente perché le persone preposte hanno (avuto) la sua fiducia ed il suo mandato, e non può chiedere la loro testa perché è direttamente collegata alla sua (scelta politica); è l’ipotesi più accreditata, quindi…
    Ora se qualcuno pensa che ci siano problemi più gravi, come la sciagure in Veneto, si sbaglia perché questo è un incidente che si collega a quelle. Se non si riesce a monitorare una piccola zona come si può pensare di gestire una regione intera?
    Inoltre, considerato che la domus era chiusa alle visite, non perché si aveva la consapevolezza della motivazione che ha portato al crollo, per ragioni di manutenzione meno allarmistiche, se l’i-rresponsabile per una sciagurata evenienza avesse riaperto le visite, in una fase successiva? Dobbiamo ringraziare il caso che la pioggia ha accelerato il processo di crollo … Ed anche il responsabile deve ringraziare … E noi non dobbiamo ringraziare nessuno!

    • ettore maria mazzola ha detto:

      gent.mo Cerullo,
      nel discorso generale hai ragione da vendere, tuttavia per quanto l’attuale ministro non nutra alcuna simpatia da parte mia (mi chiedo anzi su quali basi sia stato indicato in quel dicastero), devo dire che il problema è molto più lontano nel tempo. L’attuale governo è semplicemente subentrato nello sciagurato sistema di controllo del nostro patrimonio gestito dalle soprintendenze, ove governano persone che spesso non sono degne di svolgere quel ruolo.
      Bondi lo condannerei per la sua frase “non andrò certo a chiedere l’elemosina a Tremonti” che, come è stato ricordato durante il programma di Fazio-Saviano, pone l’Italia all’ultimo posto in materia di investimenti per la cultura rispetto al resto d’Europa.
      In ogni modo, visti i molti commenti che si sono succeduti dopo il mio post, risulta chiaro come, all’interno della nostra professione, molti colleghi (spesso senza alcuna esperienza professionale in materia) preferiscano attaccare a testa bassa ed offendere, piuttosto che avere il coraggio di ammettere che l’insegnamento che hanno ricevuto, e che hanno preso come la Bibbia, sia da rivedere. Se amiamo il nostro patrimonio dobbiamo solo avere la dignità di ammettere che i materiali “moderni” non si addicono alle murature storiche. Questa non è ideologia ma constatazione pratica!
      Cordiali saluti
      Ettore Maria Mazzola

  7. ettore maria mazzola ha detto:

    Caro Sergio43,

    Innanzitutto consiglio di non sminuirti, poiché ritengo che in passato ho letto tuoi commenti degni di nota. Ti rispondo non per riprenderti o correggerti, ma per chiarire alcuni punti poco poco noti alla maggioranza degli italiani.
    A differenza di molti suoi contemporanei, che si sono limitati ad utilizzare il cemento, LeCorbusier ha teorizzato molte delle cose che hanno portato alla situazione attuale (non posso ripetere in un breve commento ciò che ho lungamente raccontato a proposito delle verità nascoste del IV CIAM sul blog di De-Architectura se non ricordo male), oltre a questo però potrei ricordare come Le Corbusier abbia teorizzato, l’uso delle pareti in cemento-asbesto perchè “leggere e di facile installazione” … ma questo aprirebbe un altro lungo capitolo su cui discutere. Quanto al tuo riferimento agli edifici veneziani delle archistars dell’epoca, mi limito a ricordare che nella Laguna, come ricorda il grande Salvadori nei maestosi volumi de “La Civiltà di Venezia”, fino a quegli anni vigeva come formula di approvazione dei progetti “ca ‘l sia fata e ca staga ben!” In poche parole, a Venezia vigeva la norma che ricordava che ci si dovesse armonizzare nel contesto. Una norma simile la si trovava nel Piano per Bari Vecchia (1930!) elaborato da Concezio Petrucci con la supervisione di Gustavo Giovannoni che recitava: «[…] Tra le attribuzioni del Comune e della commissione dovrà essere quella che fa capo al Diritto Architettonico, in quanto l’opera esterna non tanto appartiene al proprietario quanto alla città» … Norme troppo illuminate e lontane dall’egocentrismo modernista agevolato del sistema consumistico applicato all’architettura .. norme troppo rispettose per risultare ancora attuali!
    Cordiali saluti
    Ettore Maria Mazzola

  8. maurizio gabrielli ha detto:

    SI ! E’ il solito pretesto !

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