PAROLESANTE …

Da Ettore maria Mazzola: …

“Caro professore,
nel suo puntuale post trovo molti punti di contatto con il mio pezzo sul blog di Pagliardini e su quello di MagistriMaragmae, quindi mi farebbe piacere se lo ospitasse anche lei.
Non vi nascondo che mi sento triste come se stessi scrivendo un messaggio di condoglianze.
Dopo il crollo della chiesa delle Anime Sante di L’Aquila, speravo che fosse chiaro oramai a tutti che il cemento armato non va d’accordo con le murature antiche … sembrava che lo avevessero capito anche le soprintendenze. Nessuno ha mai smentito ciò che ebbi modo di scrivere 3 giorni dopo il sisma abruzzese.
Oggi siamo qui a dibattere se scrivere e come … ma non vorrei che alla fine si scrivesse qualcosa che faccia sembrare che sia stato fatto solo per autopromozione piuttosto che per rimpiangere un bene inestimabile che è andato perduto “grazie” all’ignoranza umana.
Abbiamo persone che ci amministrano, le quali preferiscono investire i nostri soldi per costruire il Maxxi (120.000.000 di Euro) e comprare una collezione di “opere d’arte” (60.000.000 di Euro) per dare un senso al “museo” di Zaha, pur sapendo che i nostri soldi dovremmo investirli per tutelare i monumenti che dovrebbero darci da campare con il turismo.
E’ venuto giù l’intonaco di una volta del Colosseo ed abbiamo scoperto che non avevamo i soldi per fare i lavori necessari … anche “grazie” allo spreco di denaro per costruire (ed arredare) il Maxxi e il Macro; è venuta giù una parte della Domus Aurea, ed oggi la casa dei gladiatori, ma continuiamo a pensare a costruire una serie di edifici inutili concepiti per la società dello spettacolo, fondata sulla moda passeggera. Perché dobbiamo consentire ancora tutto questo?
Il cemento è un pessimo materiale, chi lo ha inventato non poteva conoscere i suoi effetti collaterali nel medio-lungo termine, tuttavia la Carta di Atene del ’31 impose il suo utilizzo, e quello dei materiali sperimentali nel restauro dei monumenti … si dicevano utili perché più resistenti e perché consentivano di riconoscere l’antico dal nuovo.
Oggi però, a distanza di tanti anni, tutti conoscono, specie nelle soprintendenze, ciò che il cemento armato ha provocato ai templi di Selinunte e di Agrigento, a Piazza Armerina, e via discorrendo, sicchè viene da sorridere – ma in realtà dovremmo piangere – leggendo che l’ex sovrintendente Guzzo abbia dichiarato che il crollo simile verificatosi a gennaio avrebbe dovuto imporre un monitoraggio!
Non un monitoraggio, bensì una sostituzione di tutti i restauri in c.a., avrebbe dovuto farsi sin da quando si è scoperto che quel maledetto materiale non ha nulla in comune con le strutture antiche, e che semmai le distrugge.
Il prof. Marconi racconta sempre della sua esperienza Pompeiana con la triste vicenda della Casa delle Nozze d’Argento ove l’impluvium venne a subire una sorte simile a quella dell’edificio odierno, grazie all’ottusità della sovrintendenza che si rifiutò di far realizzare (con soldi stranieri per giunta) la sostituzione della struttura in c.a. realizzata negli anni ’50 con una nuova struttura in legno … motivo del diniego? Sarebbe stato un falso storico!
Spesso le tragedie lasciano un profondo dolore, ma altrettanto spesso il sacrificio di qualcuno porta beneficio ai posteri. Mi auguro che quest’ennesimo scempio causato dall’idiozia umana serva da monito affinchè si possa finalmente vietare per legge l’uso del calcestruzzo armato, e ci aiuti a dimenticare per sempre l’ottusità del “falso storico”.
Se non si fosse intervenuti per sostituire con travi in legno le travi in c.a. che negli anni ’50 sostituirono quelle originarie della volta a carena palladiana, probabilmente tra un paio di anni avremmo dovuto rimpiangere per sempre la Basilica di Vicenza. Anche in questo caso dobbiamo dire grazie alla saggezza di Paolo Marconi che è stato consulente per questo restauro che consentirà ai posteri di godere della vista del simbolo di Vicenza.
Occorre rivedere di sana pianta l’insegnamento distorito che si è fatto negli ultimi 70 anni nella facoltà di architettura e di ingegneria, solo così sarà possibile garantirci una riformazione dei professionisti che dovrebbero sovrintendere ai beni culturali.
Per far questo sarà necessario non abbassare mai la guardia e premere affinché i media influenzino il corpo docente, ancora ottusamente ancorato ai dettami di Brandi e Pane per il restauro e di LeCorbusier e Bardi per l’architettura e l’urbanistica. L’avvento del Modernismo potè essere possibile anche e soprattutto grazie al bombardamento mediatico di riviste come La Casa Bella, Quadrante, Moderne Bauformen, L’Esprite Nouveau ecc. che, facendo il lavaggio del cervello alla classe docente dell’epoca, consentirono la messa al bando degli architetti tradizionali, da Frigerio a Brasini.
Sicchè oggi, 70 anni e passa di pessima gestione ideologica del nostro patrimonio, fanno sì che si debba invertire la rotta, ritornando ad operare come il buon senso aveva fatto in passato, costruendo e ricostruendo con gli stessi materiali e le stesse tecniche utilizzati dai costruttori originari degli edifici che necessitano interventi di restauro. Quella saggezza costruttiva e di restauro ci ha consentito di godere della fruizione di queste bellezze che il mondo ci invidia, non è più ammissibile che l’egoismo ideologico di una minoranza di tecnici, storici e critici possa continuare a distruggere il nostro patrimonio imponendo la lettura del nuovo e dell’antico.
Si rifletta inoltre sul fatto che quando si parla di restauro, se si va a leggere il dizionario o anche la legge 457, non si parla ci “conservazione” del bene, ma di ripristino dello stesso! Nelle soprintendenze si conosce solo l’idea di conservare (male), mai quella di “rimessa in vita” che il termine restauro prevederebbe.

E. M. M.

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13 Responses to PAROLESANTE …

  1. Ettore,
    che tristezza l’indignazione mischiata all’auto-elogio.
    Mi ricorda mister B. che scende in campo per il bene del paese.
    Il supereroe dell’emergenza Bertoloso.
    Atteggiamenti poco civici e piccolo borghesi (per fortuna che ci sono io).
    Buona domenica,
    Salvatore D’Agostino

  2. isabella guarini ha detto:

    La copertura in calcestruzzo della Schola Armatorum di Pompei è stata realizzata circa 25 anni fa. Ed è già un miracolo che sia resistita tanto, vista la incompatibilità della nuova copertura sia per il peso che per gli aspetti formali. Ma, oggi tutto fa brodo per la questione dei fondi e per il movimento contro il Governo! La dissepolta città di Pompei è stata sempre chiusa nella riastretta cerchia di soprintendenti e archeologi che non hanno mai dato conto di quello che fanno. A parte il chiedere fondi! Ma la pioggia ha svelato il cattivo restauro!

  3. sergio43 ha detto:

    Li lasci perdere, egregio Mazzola. Dalla loro monomania paranoica li riconoscerà e se ne terrà lontano!

  4. maurizio gabrielli ha detto:

    Concordo pienamente ma di quale messa al bando sta parlando ?

  5. salvatore digennaro ha detto:

    Non credo che il c.a. sia cattivo per definizione, è l’incompetenza degli esperti(?) a provocare danni.
    La lettura del nuovo e dell’antico resta, secondo me, importante, anche questo concetto può essere applicato in modo adeguato o meno.
    Si potrebbe usare lo stesso materiale di una fabbrica antica, garantendo la riconoscibilità dell’intervento.
    L’ottusità ideologica è dannosa…in ogni caso.

  6. maurizio gabrielli ha detto:

    A proposito di come vanno le cose in Italia leggersi : Luigi Moretti e i progetti di Galloro.1937-1946.

  7. biz ha detto:

    Sono d’accordo in molti punti. Tuttavia non capisco la relazione con il Maxxi. Cioè, sono due cose diverse.
    Possiamo dire che i soldi del Maxxi non sono stati spesi bene. Ma questo non c’entra con il crollo di Pompei (per questo sito archeologico di primaria importanza a livello mondiale, i soldi dovrebbero esserci “a prescindere” come direbbe Totò. I soldi, le competenze, l’efficienza.)

  8. ettore maria mazzola ha detto:

    caro Salvatore Digennaro,

    purtroppo devo dirti che, diversamente da quanto affermi, il c.a. è cattivo per definizione!
    Chi lo ha creato non poteva prevederlo, ma oggi simo tutti al corrente dell’invecchiamento e della carbonatazione … (solo per manzionare un paio di aspetti) specie quando viene lasciato a faccia vista. Il problema ovviamente va esteso non solo al c.a. ma anche agli intonaci a base cementizia, che fanno la stessa fine.
    Se posso ammettere – ma preferirei evitarlo – l’uso del cemento per l’edilizia nuova, non altrettanto posso dire del suo utilizzo per i progetti di restauro. Gli edifici storici sono stati costruiti con tecniche e materiali che hanno un comportamento statico e termoigrometrico ben diverso dalle tecniche e materiali di matrice modernista … è ovvio che questa differenza tenda a maniferstarsi non appena gliene si dia la possibilità.
    In questi giorni la cosa che più mi disturba è che in Italia si stiano mischiando le carte buttandola sulla politica, ma il problema dei monumenti che stiamo perdendo è prettamente di matrice ideologica. Se l’intellighenzia delle soprintendenze e delle università facesse un po’ di pulizia mentale, liberandosi dai dettami delle carte di Atene e Venezia e, se grazie a questo, mettesse in primo piano l’interesse per il bene artistico comune, piuttosto che l’interesse privato delle aziende produttrici e delle imprese interessate alla “modernizzazione” dei monumenti piuttosto che che al restauro degli stessi, probabilmente di qui a breve potremmo stare a parlare di cose molto più piacevoli e positive.
    Cordialmente
    Ettore Maria Mazzola

    • salvatore digennaro ha detto:

      Caro E.M. Mazzola
      sono d’accordo sul diverso comportamento del c.a. rispetto ai materiali tradizionali e la diversa risposta alle sollecitazioni, sono d’accordo sugli interessi dei produttori che condizionano normative e quindi l’esito formale ma non condivido il discorso ideologico.
      Cordialmente
      S. Digennaro

  9. filippo de dominicis ha detto:

    Ad ogni modo, giusto per evitare spropositi, il “tradizionale” Brasini il ponte di Corso Francia e la chiesa di Piazza Euclide non si sognava certo di costruirli col mattone…ed è singolare rilevare il fatto che il più noto e compiuto allievo di Brasini sia stato quel Luigi Pellegrin che ha fatto del cemento armato prefabbricato il suo strumento progettuale più attuale e versatile, e la sua cifra linguistica più riconoscibile. Per tutti gli amatori, la cupola del Buon Pastore vista all’ombra del setto azzurro dell’Istituto Tecnico in via di Bravetta è una delle esperienze più curiose e eccitanti che Roma può offire.

  10. ettore maria mazzola ha detto:

    Non ne sarei così sicuro!
    Ma anche se lo fosse, a quell’epoca non si aveva cognizione del risultato del c.a. nel medio e lungo termine, oggi si!
    Quanto a Pellegrin, dico che egli ha fatto della ridicolizzazione del Barocco la sua ragione di vita. Le sue lezioni infarcite di volgarità a sfondo sessuale (per esempio la sua lettura sul senso ultimo dell’allineamento obelisco-scalinata di Trinità dei Monti-fontana della barcaccia) fanno si che risulti assurdo farne menzione come “il più noto e compiuto allievo si Brasini”, se poi ci mettiamo l’orrendo e irriverente edificio scolastico che ha realizzato a ridosso del Buon Pastore, in spregio a Brasini e alla Valle dei Casali, allora è meglio tacere il suo nome.
    Cordiali saluti
    EMM

  11. filippo de dominicis ha detto:

    Non ci siamo capiti. A me del Barocco non frega nulla. E nemmeno della sua esaltazione o ridicolizzazione; se è per questo lo stesso Brasini ha fatto della caricatura di uno stile la propria ragione di vita, non so se di almeno questo riesci a renderti conto. Quel che esta, di fondo,è il Brasini costruttore e direttore di cantiere. Cantieri in cui lavorava il padre di Pellegrin, cantieri di cui il figlio, Luigi, era spesso ammirato e meravigliato osservatore.
    E’ per quella vena forse “meravigliosa” di saper progettare sul cantiere e col cantiere che Pellegrin può esser considerato come il più compiuto e noto allievo di un maestro che, vuoi o no, era tutto tranne che tradizionale.
    Se poi sei davvero sicuro che le arcate del ponte di corso Francia siano costruite col mattone…boh, fatti due conti sulla luce e ne parliamo.

  12. filippo de dominicis ha detto:

    E comunque anche Portoghesi ha evocato l’ orgasmo descrivendo la presunta estasi di Santa Teresa…quindi non vedo che male ci sia a usare un pò l’immaginazione e pensare la barcaccia come la sede più naturale per l’obelisco…ma forse è una facoltà che ti manca, l’immaginazione.

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