PROFETICOSAVERIO …

 

” … qui a Roma? Mi sono trovato in una scuola di pupazzari, in una scuola che non aveva altro in testa che fare dei divi dei nuovi virgulti che tirava su — tutti quanti nel senso del bel di­segno e, qualche volta, del successo commerciale, cioè del luogo comune convenzionale. Visto che il quadro conven­zionale non funzionava e che non mi interessava minima­mente, anzi che deprecavo veramente i risultati pupazzetti­stici che erano smerciati nella nostra professione, ho cer­cato di reagire.

Non bisogna dimenticare che gli orrori — dal punto di vista non solo architettonico, ma edilizio — che noi vedia­mo, sono, in gran parte, frutto delle scuole d’architettura: è la verità, no?” …

Saverio Muratori, “Discorso del Roxy“, 1963

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21 Responses to PROFETICOSAVERIO …

  1. maurizio gabrielli ha detto:

    “….Le esigenze private,invece,si possono sintetizzare nella corsa di ogni propietario di suolo a guadagnare dalla utilizzazione intensiva del proprio”fazzoletto”un massimo di quattrini,e nella tendenza delle società immobiliari a sostituirsi ai primitivi propietari agricoli del suolo ponendo in essere tutti i possibili accorgimenti pur di sfruttare le leggi al fine di valorizzare sul mercato delle aree i metri quadrati posseduti.” F.Sullo 1964.

  2. pietro pagliardini ha detto:

    Inutile evitare il problema spostandolo su altri soggetti. E’ un vizio italico tanto insopportabile quanto inutile e improduttivo quello di andare sempre fuori tema e di scaricare le responsabilità su altri. Se accade, ed accade sempre, nei talk-shaw che vivono di chiacchiere pazienza, basta cambiare canale, ma su argomenti come questi è deleterio e fuorviante e non aiuta a comprendere la realtà.
    La “profezia” di Saverio Muratori si è avverata, e anche molto presto. E forse non era neanche una profezia ma una semplice constatazione dei fatti già nel 1963.
    Ci sono ruoli diversi ed è il momento di attribuire alla categoria degli architetti le grandi responsabilità che loro competono. La speculazione fa il suo lavoro e spetta alla politica controllarne gli effetti distorsivi, con l’aiuto, certo, degli architetti. Ma la cultura non è a compartimenti stagni e gli architetti hanno insegnato alla politica prima quella di una “pianificazione” (parola e contenuto terribile) sbagliata, autoritaria e anti-urbana, e poi sono passati al divismo e al culto della personalità dello stato attuale.
    Caniggia afferma essere una situazione inevitabile, ma il mio parere è che risenta fortemente di una cultura marxista che distinguendo rigidamente tra struttura e sovrastruttura finisce per condannare ad un determinismo senza speranza.
    Personalmente credo che esista la possibilità, anche se remota e difficile, di influenzare la sovrastruttura culturale per riportare l’architettura su binari giusti. Che sia possibile è dimostrato dal fatto che, con la politica, è stata imposta una egemonia culturale del modernismo in campo urbanistico (piani PEEP invivibili e anti-urbani, procedure urbanistiche illiberali e macchinose dove il pubblico opprime il privato senza ottenere alcuna qualità, ecc), e questo tramite l’università.
    Dunque è possibile anche il contrario. Guai a credere che tutto sia determinato e ineluttabile. Le idee girano, se si vogliono far girare, e l’effetto è di tipo esponenziale.
    D’altra parte, proprio facendo ricorso alla teoria del caos e della complessità, sempre sulla bocca dei bravi architetti quando non hanno altra spiegazione da dare, è facile capire che se il battito d’ali di una farfalla nella foresta amazzonica può avere conseguenze catastrofiche a migliaia di chilometri di distanza, è altrettanto possibile sperare nell’effetto valanga per le idee.
    “Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà” è la frase di colui che ha teorizzato l’egemonia culturale, cioè Gramsci. Della sua applicazione è invece responsabile Togliatti. Con la politica.
    Pietro

    • maurizio gabrielli ha detto:

      Consiglio la lettura di ” Das Capital”. Poi ne riparliamo. Baci.

    • maurizio gabrielli ha detto:

      Mi permetto di aggiungere che Togliatti e tantomeno Gramsci, c’entrano un bel nulla.Quì siamo difronte al “sacco” di Roma iniziato in quegli anni e proseguito fino ai nostri giorni e,se non si fa qualcosa, anche dopo.Tutto ciò ha ragioni esclusivamente economiche su cui l’architettura può poco o nulla….” il fatto stupefacente è che di fronte ad uno scempio e ad un sacco di quelle proporzioni,tacque interamente la stampa, non si mobilitò l’opinione pubblica, non si fece neppure sentire la voce dei cosiddetti partiti risorgimentali,non si mosse la magistratura che pure avrebbe dovuto e potuto fare la sua parte per reprimere le soperchierie ed abusi gravissimi e violazioni di leggi macroscopiche.La società civile tacque in blocco e consentì che le bande del potere immobiliare consumassero nell’impunità più completa la loro gigantesca devastazione.” Che io sappia solo B. Zevi ne parlava con veemenza nelle sue lezioni anni più tardi,ma tant’è siamo passati dal Proto-Capitalismo all’attuale Psyco-Capitalismo e le cose sono solo peggiorate, tranne singoli casi.

      • pietro pagliardini ha detto:

        maurizio, te avrai tutte le ragioni del mondo, però leggi per favore il breve pensiero di Muratori e vedrai che sei proprio fuori tema. Ti faccio inoltre presente che Roma è importante ma non è l’Italia intera, quindi il sacco di Roma non c’entra un bel niente con il discorso.
        Vuoi cambiare argomento? Va bene, ma almeno che tu lo sappia.
        Ciao
        Pietro

      • maurizio gabrielli ha detto:

        Si è vero Muratori parlava d’altro però mi premeva dire quello che ha detto visto che anche tu hai allargato il campo.Cordiali saluti.

      • maurizio gabrielli ha detto:

        ….e poi non riesco proprio a leggere le cose della realtà senza inquadrarle nel momento storico in cui avvengono. E va bene che le scuole di architettura sfornavano pupazzari ma questo sarà servito pure a qualcuno e a qualcosa no ? E’ quel qualcuno e quel qualcosa che m’interessa.

  3. filippo de dominicis ha detto:

    A quando la morte di Adalberto Libera?

  4. liuk ha detto:

    ma muratori si riferiva alla scuola del ’63 o a quella in cui è cresciuto lui? e il riferimento a libera è perchè è morto nel ’63 o altro?

  5. filippo de dominicis ha detto:

    Si,Libera é morto nel 1963.

  6. pietro pagliardini ha detto:

    maurizio, anche a me interessa quel qualcuno e quel qualcosa. Solo che non parlavo della speculazione edilizia, parlavo della “speculazione architettonica”, che non è migliore della prima, anzi peggiore e subdola perché ammantata di una veste di intellettualità e di “sapienza”. Il nostro mondo, quello dell’edilizia e dell’architettura, è pieno di problemi ma noi architetti dovremmo preoccuparci di quelli che possiamo tentare di risolvere proprio in quanto architetti. La speculazione in sé non è né buona né cattiva, è solo un modo di fare denaro. Diventa cattiva quando sfugge alle regole e le regole le detta la politica, talvolta assistita da qualche architetto.
    Ma quando il pubblico ci ha messo lo zampino, come in molti interventi a Roma (vedi Corviale ecc.) e in tutta Italia, non solo in interventi “famosi”, non si è comportato meglio. E qui gli architetti pupazzari sono i principali responsabili. E l’università ha formato questi signori, non sono nati “imparati”. Di questo parla Muratori e a me questo interessa, non per analizzare la storia ma l’attualità, perché non è cambiato proprio niente, dato che i pupazzari di allora sono i prof. di oggi.
    Ciao
    Pietro

    • maurizio gabrielli ha detto:

      Mi dispiace contraddirti ma la speculazione per sua natura è una pessima e illegale forma di accaparramento di ricchezza altrui,anche quella intellettuale.Infine agli Architetti che si occupano solo d’Architettura non ho mai creduto ma il mondo è bello perchè è vario. Saluti cordiali.

  7. eduardo alamaro ha detto:

    Consiglio la lettura di ”Das Capital”. Poi ne riparliamo. Baci, scrive maurizio gabrielli. Aggiungerei che si consiglia il testo suddetto in lingua originale, libro I, 1867. Per i volenterosi rivedere (sempre in lingua originale) “La corazzata Potemkin” e (facoltativo,in dialetto napoletano edilizio) “Le mani sulla città. Saluti, Eldorado

    • maurizio gabrielli ha detto:

      Suggerirei,per non vivere come dei Pupazzi anche la lettura di ” Breve storia dell’abusivismo in Italia dal Fascismo ad oggi” di P. Berdini, appena uscito.

    • maurizio gabrielli ha detto:

      Anche ” Intollerance ” di Griffith e “Nascita di una nazione”. Perchè no. Molto interessante anche “I fratelli Kelly ” di T. Richardson.

  8. salvatore digennaro ha detto:

    L’EMARGINAZIONE URBANA e sociale del Corviale non credo sia frutto del pensiero di Marx o Gramsci.
    Assodato che le dimensioni non contano(?), vedi il K.M. Hof, un buon esempio di casa popolare, il fallimento del Corviale va cercato altrove, sia in alcune scelte progettuali ma soprattutto in chi ha fatto scelte politico-immobiliari relegando l’interveto ai margini della città e della società.
    Secondo me l’architetto pupazzaro con l’intervento pubblico e Gramsci centra ben poco, anzi è una speculazione politica.

  9. Pietro Pagliardini ha detto:

    Salvatore, forse nelle poche righe di un commento il rapporto causa-effetto tra la politica e i pupazzari e poi il Corviale può apparire anche una speculazione politica, ma l’egemonia culturale non è una invenzione di sporchi reazionari ma una verità storica, teorizzata da Gramsci, in modo più alto e applicata da Togliatti, tuttora attuale anche se molto più controversa. Liberissimo di non crederci, di non volerci credere o di non attribuirle molta importanza, ma i dati sono questi. In un certo senso definirei il suo atteggiamento “negazionistico” in buona fede.
    Non so quanti anni abbia lei ma architetti che si professavano di destra, fino a 20 anni evancfa, lei quanti ne ha conosciuti? Se è giovane, chieda a qualche collega e SOPRATTUTTO A QUALCHE DOCENTE. Non mi tiri fuori i democristiani, per favore, che facevano parte del gioco ed erano comunque egemonizzati culturalmente. Lo sa come venivano dati gli incarichi nella prima repubblica? Un comunista, un socialista e un democristiano.
    Ma poi, perché si sta a discutere di questo quando il tema erano gli architetti pupazzar,i di cui parla Muratori, che oggi si chiamano archistar e gli emuli al seguito? E io ho citato, nel mio primo commento, Gramsci e Togliatti in senso positivo, per significare il fatto che le idee si possono cambiare e soprattutto far cambiare, senza dare tutto per ineluttabile in base ai rapporti economici su cui si basa una società. Tutto qui.
    Saluti
    Pietro

    • maurizio gabrielli ha detto:

      Senti la storia dell’ egemonia culturale è un’anatra zoppa e Gramsci lo sapeva benissimo. Non so quell’altro,come se chiama..Togliatti. Ma ambedue sapevano che senza l’appropriazione dei mezzi di produzione non esiste egemonia che tenga. Spero tu lo capisca una volta per tutte. Dammi un segno. I mezzi di produzione sono in mano ad una “classe” sociale che li usa per il proprio profitto ! (Semplificando). Le egemonie culturali sono cazzate. Saluti.

    • maurizio gabrielli ha detto:

      Hai ragione ma l’incazzatura è tale che a volte parlo d’altro.Per tornare a S. Muratori, che devo dire… m’inchino, anche se il palazzo della D.C. è l’immagine di quel partito e di tutte le ipocrisie di un finto classicismo che si portava dentro. E’ l’immagine dell’ipocrisia borghese fatta Architettura. Retorico e ridondante vuole esprimere forza e statualità ma promana solo vieta citazione, la solita cartapesta del Potere politico in Italia.

  10. salvatore digennaro ha detto:

    Caro Pietro
    a naso penso di essere un pò più giovane di lei, cmq sono d’accordo sulla questione della egemonia culturale e sopratutto sulla spartizione degli incarichi, quello che mi sembra una forzatura è l’accostamento dei risultati positivi o dei fallimenti architettonici con un pensiero politico, tant’è che ho ripreso per l’ennesima volta l’esempio viennese.
    Saluti
    Salvatore

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      Salvatore, io credo che vi sia una connessione, anche se è vero che è difficile dire se siano stati gli architetti ad aver influenzato la politica o viceversa.
      Diciamo che c’è stato un rapporto biunivoco.
      Nell’un caso e nell’altro, il fallimento c’è stato. Questo è certo.
      Pietro

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