“Caro prof. Muratore,
le invio un mio commento a un articolo”Parabola Futurista da Marinetti a Bocchino”, pubblicato su la Repubblica – Napoli, sabato 11/sett/2010, che considero interessante perché svela il riferimento storico-culturale della recente etichetta politica di Futuro e Libertà. Il Futurismo, secondo l’autore dell’articolo, sarebbe l’ispiratore del nuovo movimento cui approdano i post-fascisti, dopo avere peregrinato nella giungla della politica post-bellica. Il Manifesto di Marinetti, le Serate Futuriste a Napoli, il Manifesto di Boccioni, gli appelli “allo svecchiamento, a lasciar perdere le oleografie stantie e a farsi protagonisti di un’autentica rinascita”, al grido di “uccidiamo il chiaro di luna”sono i riferimenti artistico-letterari più in voga, ma per ben comprendere il Futurismo e ciò che oggi potrebbe essere nelle città contemporanee bisogna soffermarsi sul Manifesto dell’Architettura Futurista di Antonio Sant’Elia che così si conclude:
“ L’architettura come arte di disporre le forme degli edifici secondo criteri prestabiliti è finita.
Per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà e con grande audacia, l’ambiente con l’uomo, cioè rendere il mondo delle cose una proiezione diretta del mondo dello spirito;
Da un’architettura così concepita non può nascere nessuna abitudine plastica e lineare, perché i caratteri fondamentali dell’architettura futurista saranno la caducità e la transitorietà. Le case dureranno meno di noi. Ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua città. Questo costante rinnovamento dell’ambiente architettonico contribuirà alla vittoria del Futurismo, che già si afferma con le Parole in libertà, il Dinamismo plastico, la Musica senza quadratura e l’Arte dei rumori, e pel quale lottiamo senza tregua contro la vigliaccheria passatista”.
Il Sant’Elia non realizzò le architetture ideate nei suoi schizzi, efficaci sì per indicare la mutata dimensione dei problemi urbani, ma troppo ispirate a quel macchinismo industriale che avrebbe caratterizzato le sterminate periferie, effimere, del secondo dopoguerra e che ora ci proponiamo di riqualificare. Fu profeta della caducità dell’architettura, o meglio edilizia, a causa dell’obsolescenza costruttiva e funzionale. Contro ciò si muove la nuova cultura urbana di revisione dei movimenti moderni, del recupero della conservazione della nostra memoria urbana e delle risorse naturali, contro l’ inutile e dispendiosa velocità dei roboanti mezzi meccanici di comunicazione. Ed è proprio qui, rispetto alle nuove tecnologie della comunicazione, che il Futurismo perde la sua forza propulsiva. Nella civiltà del tempo reale, del soft e dei clic, non c’è più posto per i sbuffanti e inquinanti vettori ciuff-ciuff, per gli onomatopeici versi evocativi del treno che si avvicina alla stazione o per le mastodontiche architetture in celluloide della Metropolis di Friz Lang, Quel Futuro è già Passato e Presente, riproporlo sarebbe una beffa del destino!”
Isabella Guarini





Bella scrittura Isabella.
E anche la dimostrazione che il nuovo partito nasce “vecchio come il cucco”. Non solo culturalmente ma anche politicamente.
Ciao
Pietro
A me pare che il Capitale si stia dando un riassetto globale formidabile, dove anche la forma-Stato subirà una profonda modificazione di cui il crepuscolo del governo in Italia è solo un pallido riflesso. Si sono fatte quì cose così criminali e illiberali che altrove non sarebbero possibili, anche perchè sarebbero costate troppo care a Paesi robusti e leader nel panorama del capitalismo mondiale.Dunque in extremis si tenta di dare una struttura seria ad uno Stato pericolante e mafioso prima che la speculazione lo divori ma è troppo tardi e la statura dei personaggi non è sufficiente oggi come 80 anni fa.
Se si chiede a una persona che cosa sia il Fascismo, si rischia di avre yna risposta fata di tante parole mescoalte con logan e ricordi scoalstici. Nel duemiladieci s e alla luce di quanto vanno dimostrando i post-fascisti la definizione potrebbe essere ridotta all’osso: quel partito che conquistò il governo dell’Italia da semplice minoranza parlamentare. Mutatis mutandis, la crisi della nostra democrazia sta nel fatto che minuscole minoranze possano capovolgere il risultato elettorale. Certo, non si potrà abolire il Parlamento, come fece il Fascismo storico, ma lo si potrà utilizzare per i “Fini” di una ristretta oligarchia di professionisti della politica, in buona compagnia con i post-comunisti!