Dest! Sinist! … Marsh! …

Da Stefano Serafini: …

Portate pazienza, purtroppo ancora Corviale.

Puntuale mi è giunta l’accusa di “ideologia”, cioè di tifo per una coalizione della batracomiomachia nazionale: il prof. Giorgio Muratore, sul suo blog, borbotta l’etichetta e associa un mio scritto, ricevuto peraltro da Italia Nostra, e ripreso da Megachip, a una foto di politici di destra in facile comizio al Corviale https://archiwatch.wordpress.com/2010/07/18/se-italia-nostra-si-occupasse-anche-di-capire/ ).

Buona occasione per affondare il coltello e andare al problema vero che sta dietro la follia spettacolare (in senso debordiano) alla quale assistiamo, e all’ipocrisia di certe ben lavate mani (ma non mi riferisco all’esimio professor Muratore, che secondo me c’è cascato perché distratto dal caldo).

Cordiali saluti,”

S. S.

Abbattere il Corviale è di destra o di sinistra?

di Stefano Serafini

Studi cattolici  n.592 Giugno 2010


“Teodoro Buontempo, neo-assessore alla casa della Regione Lazio, storico esponente della destra più ruspante e nostalgica, ha proposto pochi giorni fa di abbattere il complesso di edilizia popolare di Roma «Nuovo Corviale», meglio conosciuto come «il Corviale», «il Serpentone», «il Mostro». Anche grazie al successivo contributo del Gruppo Salingaros, che sostiene la sostituzione graduale del blocco-ghetto con un quartiere a misura umana, è tornata così a infiammarsi un’annosa polemica.

Progettato da Mario Fiorentino nel 1972 sulla base degli insegnamenti di Le Corbusier, costato quasi 100 miliardi di lire dell’epoca e 10 anni di lavoro, il Nuovo Comale è un edificio in cemento armato lungo un chilometro, attraversato da camminamenti che collegano 1200 appartamenti e innumerevoli altre abitazioni sorte abusivamente al suo interno. Giganteggia nel vuoto che lo circonda come un sistema concentrazionario per poveri (per anni girò la leggenda che fosse un carcere adattato a residenza sociale); violenza e degrado vi hanno attecchito fin dall’inizio della sua storia abitativa.

A causa delle caratteristiche igrometriche del cemento, molti appartamenti hanno le pareti costantemente umide, sulle quali crescono muffe e funghi. La sua mole ha cambiato il flusso dei venti sulla città di Roma. In tutto il mondo viene indicato come un paradigma di fallimento architettonico, sociale ed ecologico, associato a Le Vele di Scampia o al quartiere Zen di Palermo. Tuttavia, sempre con molti distinguo, il Mostro continua a essere difeso, magari perorandone l’abbellimento con qualche pianta e un po’ di pannelli colorati.

È su tale imbarazzata difesa dell’indifendibile che vorrei qui concentrarmi.

Ideologia del modernismo

Come ha spiegato Sergio Porta in un suo acuto saggio (1), intorno al Corviale non si gioca soltanto la difesa ideologica del modernismo, ma la partita di un corporativismo intellettuale che non può ammettere autocritica. Il discorso è molto interessante, perché funziona anche quando dagli architetti passiamo a esaminare i politici, i filosofi, gli analisti economici. Esso ha a che fare con il ruolo degli intellettuali assurti a vertice di un modello antropologico, definito «illuminista» da Adorno e Horkheimer.

L’Illuminismo costituisce l’anima della nostra civiltà borghese avversa nevroticamente a ogni forma di limite (la morte, per es., e di conseguenza il sacro che l’avvolge), per cui tutta la cultura, dalla modernità in poi, si è avviata a trasmutarsi in tecnica, strumento di potere, ed esorcismo. Da un lato l’esistenza, la società, la natura; dall’altro la libertà e l’esercizio aprioristici del potere di gestione e controllo, fluenti dall’individuo tecnocratico.

È questo tipo di anima che traspare quando, pur di difendere il primato dell’architettura e il suo diritto di applicare idee geniali sul corpo dei cittadini-cavie, si giunge a negare l’evidenza del disastro di Corviale. Magari perché i suoi gironi avrebbero promosso una «comunità sociale» la quale, come nella sindrome di Stoccolma, si sarebbe persine affezionata al Mostro («Gli inquilini di Corviale amano il mostro. Anche se non lo capiscono ne sono affascinati. Hanno quasi un senso di fierezza ad abitare in un palazzo così famoso…», cfr http: //www.corviale.it).

Oppure, se si ammette il fallimento, lo si attribuisce alla cattiva realizzazione, o agli abusivi, o alla criminalità, come se non esistesse alcuna relazione fra il progetto e quel che lo ha seguito («La vita, accidenti, rema contro!», ironizza Sergio Porta). Infine, con ipocrita pseudoumiltà, si è persino detto che nessun architetto può gestire l’intera complessità sociale, e dunque prevedere se il suo lavoro avrà o meno completo successo. Chissà perché, allora, fino al radicarsi del capitalismo borghese e ancora oggi nell’auto-costruzione spontanea o nell’architettura partecipata biofilica, il tessuto urbano ha risposto bene alle esigenze umane, senza bisogno di grandi idee?

Il nazismo non è morto

Un tale cinismo, sostenuto all’occorrenza da fughe relativiste («Non è malessere, è un passo verso il progresso»), difende in realtà la classe intellettuale e il suo preteso diritto assoluto a esercitare il potere.

Difficile, per costoro, resistere al fascino rivoluzionario del grandioso progetto, ammettere che il pensiero libero che lo ha generato abbia potuto sbagliare, perché ciò sancirebbe l’esistenza del limite. Non è affatto strano, dunque, che il sostegno provenga al Corviale soprattutto dai pensatori libertari e chic che solo in quanto illuministi si definiscono «di sinistra», ma lì, vicino ai fratelli, non vivrebbero mai. Per reazione, l’opposizione antimodernista e popolare giunge allora «da destra», da presunti «ignoranti», come sarebbero peraltro gli stessi abitanti-oggetto di Corviale.

Nel coerente sistema concentrazionario — fatto di muri, ma soprattutto di parole — finiscono così tutti gli sporchi e i cattivi: i poveri abitanti, e i fascisti, accomunati nella lettura del Corriere dello Sport, dalla fantasia di chi si vanta di appartenere alla categoria del grande Mario Fiorentino. Non per niente La dialettica dell’Illuminismo di Adorno e Horkheimer, è un libro sostanzialmente rimosso dalla coscienza culturale e politica: si è detto che sarebbe storicamente superato, che risentirebbe della reazione al nazismo contro il quale fu scritto negli anni ’40.

Ma bisogna essere sepolcri imbiancati per non vedere che in realtà il male del nazismo non è morto, giacché non lo si può sconfiggere con le bombe: esso è la cecità critica, l’identificazione individualistica e aggressiva con le proprie idee, l’isteria del controllo, l’indifferenza al corpo vivo del prossimo, coerentemente rappresentato dalla geometria antiumana di mostri come il Corviale e da chi, altrettanto coerentemente con lo stato di cose, la difende. In buona fede, magari, ma con cattiva coscienza e sotto la bandiera sbagliata. Anche perché nessun Sistema-Corviale, dissacrante, osceno, patogeno, pesante sulla terra, resisterà ancora a lungo. La natura — anche e in primis quella umana — ha un limite e una misura.”

* * *

1) Sergio Porta, «II più lungo errore del mondo?». Urban design sostenibile e riscatto dei quartieri di edilizia sociale: una questione anche disciplinare, in S. Porta (a cura di), «II più lungo errore del mondo?». Il recupero dei quartieri di edilizia sociale: una questione anche disciplinare, Politecnico di Milano / Libreria Chip, Milano 2006, pp. 5-15

…………………..

Ideologia … appunto …

P.S. “Ideologia”, non è mica un insulto, oppure, una parolaccia …

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8 Responses to Dest! Sinist! … Marsh! …

  1. maurizio gabrielli ha detto:

    Bel discorso !Non viene detto però che CORVIALE non è mai stato finito,che lo I.A.C.P.si divorò i soldi,che le assegnazioni da un certo punto in poi sono diventate merce di scambio per il voto… ecc.E allora di che stiamo parlando ? Invece Tor Bella Monaca è uno splendore, o la Magliana, Villa Bonelli, o il Torrino, il Laurentino,o Monte Spaccato e il Quartaccio,Primavalle, l’Alessandrino con le sue casette ex abusive.Lasciamo perde Adorno e parliamo di Adorni che era più forte di Gimondi

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      Corviale non è finito, lo Zen non è finito, Scampia non è finita ecc.ecc. La solita, patetica foglia di fico per nascondere la testa sotto la sabbia e restare aggrappati ad un’idea fallimentare e pericolosa dell’architettura e della società. Finitelo, metteteci i negozi al quarto piano, ma lei si impegni ad aprirvi una bella e fruttuosa attività commerciale o professionale: vedrà che vita, e che affari.
      A Brescia, però, il quartiere di San Polo, del prof. Benevolo, è tutto finito per benino, non manca niente, nemmeno i “servizi” eppure, guarda un pò, lo vogliono demolire! O che gli sarà saltato in mente a questi bresciani, forse sarà colpa della Lega? Pensare che è tanto bellino.
      Professore, alla faccia dell’ideologia di Serafini.
      Per inciso, anche Punta Perotti non era realmente finito, ed era pure auorizzato, però è andato giù, con grande soddisfazione di tutti (fuorchè di Materrese).
      Già, ma quello era privato e dunque… da condannare! La speculazione privata è cattiva, quella pubblica -perchè è pura speculazione non economica ma sulle “vite degli altri” – è buona.
      Per inciso, era da condannare sì, ma perché faceva schifo e distruggeva il paesaggio.
      Il Corviale invece è un segno che va conservato, per nostalgia del tempo che fu.
      Saluti
      Pietro

  2. bikila 3 ha detto:

    10,100,1000 corviale

    • Stefano Serafini ha detto:

      Bravi Gabrielli e Bikila, lasciate perdere Adorno, e tenetevi Adorni e 1000 Corviali (dalla Magliana al Quartaccio). Questa sì che non è ideologia.

      • maurizio gabrielli ha detto:

        Il mercato della casa segue la regola della domanda e dell’offerta come ogni altra merce.Offerta bassa domanda alta = prezzo alto e viceversa.Da qui può partire ogni tipo di seria analisi, compreso Adorno e la scuola di Francoforte (!). Il problema di Corviale poi,dopo le prime assegnazioni, è stato di averci fatto entrare avanzi di galera,feccia sociale, sottoproletariato se volete, manovrabile e manovrato.Oltre a non averlo terminato è stato lasciato senza manutenzione,( provate voi a non lavarvi la faccia per una settimana )con i tagliagole che rubavano pure i motori degli ascensori.Ma di cosa stiamo parlando !Non è,non è mai, una questione ideologica.

  3. ctonia ha detto:

    Qui si era detto qualcosa di interessante, mi sa che non ci sono grandi novità…
    https://archiwatch.wordpress.com/2010/05/29/corviale/
    ciao
    c

  4. caterina FP ha detto:

    x maurizio
    Contributi interessanti, ma dai un’occhiata alle chiacchiere su ordine ed etica, per favore, dopo di te… il diluvio! Ciao <3

    • maurizio gabrielli ha detto:

      Chr voi fa….so fatti così: vivaci acuti intelligenti suscettibili…je va facile la mosca al naso. Saluti

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