INARCH … ultima cazzata … “spiritosissima” …

ROMA – Ecco il grattacielo vista Colosseo l´ultima follia dell´architettura
SIMONA CASALINI

SABATO, 12 GIUGNO 2010 LA REPUBBLICA – Roma

Una torre alta cento metri dedicata al benessere termale.
Un progetto Inarch

“Idee in libertà, anzi in verticalità. Alemanno ha lanciato la palla, e ora a Roma va di moda pensare ai grattacieli. In periferia? In aree degradate? Per costruire nuove case popolari in edifici dismessi e desueti limitando il consumo del territorio? Macchè. Pura provocazione e, qualcuno dice, perdita di tempo, soldi e credibilità degli architetti. Si vuole immaginare una Torre di 100 metri a non più di centocinquanta metri di distanza dal Colosseo. In uno spazio archeologico, il parco Traiano, dove anche i fili d´erba sono vincolati, e a un passo dalla Domus Aurea e dal delicato criptoportico che custodisce la meravigliosa Città dipinta, e immaginaria.
Una boutade? Uno scherzo di qualche blog d´archi-tête? No, è un concorso di idee indetto dall´Inarch, l´istituto nazionale degli architetti fondato dal prestigioso Bruno Zevi, insieme a “Arquitectum” gruppo cileno che mette in rete concorsi e progetti in Sudamerica, con premio finale di 3 mila dollari al primo classificato, pubblicato sul sito più seguito dai progettisti in cerca di lavoro e di passerella, Europaconcorsi.com. Si intitola, il concorso, “Rome 2010. Vertical Spa facing the Colosseum” e non è visionario. È stato pubblicato lo scorso otto giugno, in pieno dibattito grattacieli sì grattacieli no a Roma, con viatico del sindaco orientato verso il sì. …

La giuria che dovrà stabilire il vincitore di questo concorso “a perdere”, visto che non c´è nessun committente che pensa di finanziarlo, annovera professionisti e docenti universitari, come Guendalina Salimei e Massimo Locci. La presiede Francesco Orofino, segretario nazionale dell´Inarch, da sempre nel “partito” pro grattacieli, purchè di qualità : «Quest´anno il nostro istituto compie cinquant´anni e abbiamo pensato di sottolineare la ricorrenza con questo bando, certo provocatorio» spiega, «è un concorso accademico che non dovrà avere alcun esito concreto, piuttosto il merito di far circolare idee. Certo, l´idea è un po´ folle ma in fondo anche Zevi ci aveva abituato a momenti di rottura. E comunque ci è sembrato assai pertinente, in un momento in cui cui si parla tanto di verticalità. E però, sia chiaro, pur nell´accademicità del bando, trovo paradossale porre un veto all´architettura verticale, perché sarà il destino della città contemporanea per non consumare territorio. E comunque penso che ci sarà da divertirsi a vedere una per una tutti i progetti che arriveranno»…”

…………………………

L’INARCH compie cinquant’anni e, da tempo, dà chiari segni di rincoglionimento …

è in buona compagnia … San Luca … Casa dell’Architettura … Maxxi … Ordine degli Architetti … etc. …

perché Tremonti non ci dà una mano? …

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3 Responses to INARCH … ultima cazzata … “spiritosissima” …

  1. Cristiano Cossu ha detto:

    In effetti Zevi ci aveva abituati a grandi momenti di rottura, ma proprio grandi… Seppure rispetto a questi nipotini rincoglioniti almeno aveva la grandezza dell’originale.
    Per me il grattacielo non è qualcosa da rigettare in assoluto, anzi, ma questi signori con la loro oscena leggerezza andrebbero arrestati per lesa reputazione di grattacielo, e incarcerati nelle fondamenta del Seagram Building :-)
    saluti!
    c

  2. mara dolce ha detto:

    (..)”E comunque ci è sembrato assai pertinente, in un momento in cui cui si parla tanto di verticalità.”(..)

    quindi se poi ci sarà un momento in cui si parlerà tanto di obliquità..

    il povero zevi si rivolta nella tomba con questi deficienti nell’inarch. e sai che nomi: … una bella cricca romana.

  3. in@arch ha detto:

    ……………………………

    «Guardi che a Roma di concorsi “finti”, anche se dipinti come veri, ce ne sono a iosa: penso alla nuova sede dell´Istat, o a quella dell´Ama o a tutto il complesso del cosiddetto Campidoglio 2. Anche i veri concorsi sono finti. E noi siamo i primi a lamentarci di questo. Ogni tanto però, ci possono essere idee a perdere per alimentare un dibattito culturale».

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-16428.htm

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