L’architetto nel boschetto …

Sul Corriere di oggi, l’addio di Renzo Piano al progetto verde per Milano: …

“Così quando Claudio Abbado, con la sua ormai famosa richiesta di remunerare «in natura» il suo ritorno alla Scala, mi chiese di aiutarlo a piantare alberi a Milano risposi con entusiasmo. Non solo perché c’e un nesso tra gli alberi e la musica (ambedue nel segno della leggerezza, del momentaneo e del passeggero) ma anche perché sono metafora di una visione diversa del futuro nostro e delle nostre città bellissime. Certi progetti hanno bisogno di un grande disegno e non sempre le amministrazioni ne sono capaci. Ho pensato che con gli alberi a Milano si potesse ricreare quell’equilibrio che è il segreto di una città felice. Anche perché si sta preparando all’Expo 2015, proprio sul tema della natura e della sostenibilità. Purtroppo devo prendere atto che la città di Milano non intende proseguire su questa strada. Peccato.

Renzo Piano

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23 Responses to L’architetto nel boschetto …

  1. Cristiano Cossu ha detto:

    Piano non mi fa impazzire, ma è vero che realizzare qualcosa di buono in tempi ragionevoli in Italia è impossibile. Bisognerà rassegnarsi alla pessima edilizia e ad una vergognosa classe di amministratori pubblici? (Eletti da noi, vabbè…).

  2. isabella guarini ha detto:

    Mi sorprende che Renzo Piano e Claudio Abbado abbiano dichiarato di abbandonare il “piano alberi” per Milano, proprio ora che il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge per l’ampliamento della aree verdi che si basa su quattro punti essenziali: la giornata nazionale degli alberi, un albero per ogni bambino che nasce, l’esenzione dalla tosap per chi realizza aiuole in prossimità di pubblici esercizi, contratti di sponsorizzazione, per incentivare comportamenti caratterizzati da sostenibilità ambientale, il disegno di legge interviene sulla disciplina dei contratti di sponsorizzazione e degli accordi di collaborazione stipulati dalla pubblica amministrazione con soggetti privati.
    Tutto ciò è visibile sul sito del Governo di seguito riportato. Penso che le star come Piano e Abbado abbiano bisogno di visibilità mondiale, in occasione dell’Expo2015 e che non possano aspettare la nascita di bambini per vedere realizzato il loro progetto! Perciò, visto il loro stato di ricchi personaggi, potrebbero anche sponsorizzare almeno una parte del loro progetto, come facevano gli illuminati aristocratici e ricchi borghesi di una volta!
    Ma bisogna chiedersi come mai i due personaggi non siano intervenuti per riforestare alcune aree dismesse dall’industria per realizzare quella fabbrica naturale necessaria a combattere l’inquinamento dell’aria di Milano. Meno grattacieli e più alberi!

    http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/spazi_verdi/index.html

  3. MINIMUM_A ha detto:

    METTI LA MAGLIA DI LANA,NON PRENDERE LE CARAMELLE DAGLI ESTRANEI ECC ECC,

  4. marco@valdo ha detto:

    Sempre Calvino …

    Marcovaldo ovvero le stagioni in citta

    Il bosco sull’autostrada
    Una sera d’inverno molto fredda, la stufa non poteva più essere alimentata a causa della mancanza di legna. Marcovaldo decise di uscire in cerca di legna, trovandosi in una città ne trovò ben poca. Al suo ritorno a casa trovò il caminetto funzionate, erano stati i figli che uscirono anche loro per cercare legna e trovarono dei cartelli pubblicitari che scambiarono per alberi dato che nati in città non avevano mai visto un vero bosco.

    fonte: wikipedia

  5. lucio boldrinettao ha detto:

    da eddybyrg del 22.4.2010 traggo questo commento di f.b. Grazie eddy.

    Se è consentito ai comuni mortali di esprimere modeste opinioni su alte sensibilità urbane ed estetiche, che di solito sfuggono al terrigno uomo della strada e della periferia, direi che si può trarre un insegnamento positivo da tutta quanta la vicenda: il Doppio Brodo Archistar stavolta invece di bollire l’opinione pubblica ha cucinato gli incolpevoli protagonisti. Che, speriamo proprio, da persone intelligenti quali sono potrebbero anche trarne altrettanto intelligenti conseguenze. Ovvero che la loro sensibilità, attenzione alla storia, all’estetica, al quadro internazionale ecc. ecc. risulta del tutto sprecata (per usare un eufemismo) in un contesto dove riflessioni e proposte del genere servono nel migliore dei casi come pudica foglia di fico per nascondere altre vergogne. Ad esempio che quella passeggiata di alberi cascava nel nulla strategico, era un gioiello della corona senza corona, buttato lì sulla pelata di un re nudo da far pena. Che va guardato per quello che è.
    Insomma, forse in altri contesti si può forzare un pochino, e raccontare per le riviste di viaggi che tutto lo sviluppo della città si deve al grande architetto che ha firmato il museo, o la fontana nella piazza. Ovviamente non è vero: alla base di tutto ci sono anni di strategie, di sforzi collettivi, di piani e progetti coordinati. A Milano, l’unica strategia che emerge la leggiamo a pezzi e bocconi sui giornali da parecchi anni, almeno quando qualche cronista riesce a orecchiare particolari fra un consiglio di amministrazione e una sagrestia brianzola. Vada in pace, architetto Piano, guarderemo da qui volentieri – con un po’ di invidia – le cartoline dei suoi progetti in altre città che li sanno digerire meglio (f.b.)

  6. Pietro Pagliardini ha detto:

    Una grande dote di Renzo Piano è quella di voler piacere sempre e a tutti e quindi di presentarsi sempre con atteggiamento “positivo” verso ogni progetto. Questa dote, perché di dote si tratta, lo spinge inevitabilmente verso l’ovvio e lo scontato, che talvolta raggiunge e anche supera.
    In questo caso l’ha superato abbondantemente, con quell’accostamento tra musica e alberi, con l’equilibrio di una città felice: ovvietà, leggerezze, prive di significato reale. Si potrebbe opporre il ben più pregnante rapporto tra musica e un fronte stradale costruito, entrambe caratterizzate da tempi, ritmi, alti, bassi, e, inoltre, entrambe opera dell’uomo, ma saremmo sempre nel campo dell’impalpabile e della frase ad effetto.
    Dunque per una volta si rassegni: non è piaciuto. Può accadere.
    Saluti
    Pietro

  7. pasquale cerullo ha detto:

    La più semplice delle risposte, con un buon grado di ovvietà. §’ meglio abitare in un appartamento di 30 mq in una persona oppure in 60 mq in due, escludendo ragioni di natura psicologica, caratteriale e basandosi sulla vivibilità dello spazio? In due in 60, perché non si troveranno mai nello stesso posto contemporanemante e neanche saranno sempre presenti contemporaneamente. La risposta si fa più difficoltosa se i metri a disposizione per due si riducono a 40. Se trasferiamo questi ragionamenti agli spazi metropolitani, dove il valore della superficie funzionale è importante perché non sostituibile, ammettendo che uno spazio serva una sola funzione, la quale è attiva alcune ore al giorno o alcuni giorni la settimana, è evidente che per i restanti giorni quella superficie è libera ed inutilizzata; senza entrare in merito alle proprietà private, anche se in doppia funzione i vantaggi apporterebbero un aumento del valore comunque, con quali artifizi si possono trasformare gli spazi e le superfici utili, in modo tale da renderle in doppia funzione? Con l’uso delle tecnologie, con la stessa filosofia del teatro totale di Erwin Piscator.

  8. Davide Donati ha detto:

    Fortunatamente lo stupidissimo progetto di Piano e stato abbandonato. Gli alberi nella citta storica…e se li avessimo proposti nel Campo a Siena che reazione ci sarebbe stata…e perche no in piazza San Pietro…con buona pace dell ignorante articolista del Corriere che usa il Prato della Valle di Padova come arma del duello…diamogli da leggere Aymonino cosi, giusto per capire il senso e le ragioni della citta.

  9. Marco Sedda ha detto:

    Nel boschetto della mia fantasia…

  10. isabella guarini ha detto:

    da il Corriere della Sera del 23/04/2015
    L’Assessore al Verde del Comune di Milano insiste sulla insostenibilità del “progetto alberi” e si toglie qualche sassolino dalla scarpa. ” Al di là dei costi per piantar alberi, almeno dieci milioni- dice- ci sono quelli del progetto. È legittimo che un professionista chiede di essere retribuito per la sua prestazione, ma non si dica che è beneficenza.Sicuramente il progetto non è gratis: si parla di un milione di euro. “Quanti alberi si possono piantare con un milione di euro, ovvero due miliardi di vecchie lire?
    Comunque, oso affermare che il boschetto davanti al Duomo di Milano può funzionare come trovata pubblicitaria, ma sul piano architettonico non convince in quanto occlude la visione della facciata del Duomo, monumento per cui Milano è riconoscibile in tutto il mondo. Ciò non significa essere contro gli alberi, anzi li considero monumenti naturali che dovrebbero avere una loro autonomia compositiva al di là dell’architettura.

    • manuela Marchesi ha detto:

      Infatti Isabella ha ragionissima rispetto a Piazza Duomo: sarebbe togliere alla piazza il suo carattere peculiare e la riconoscibilità immediata. E poi, da quando il Duomo ha assunto una plusvalenza simbolica…scusate, ma fatemelo rimirare liberamente…….

  11. manuela marchesi ha detto:

    Sulla “Stampa” di oggi Paolo Peyrone fa il ragionamento concreto di chi come lui le piante e gli alberi li conosce. Dice semplicemente che in certe condizioni risicate di spazio delle due ne succede una: o le radici fanno alberi stenti o scassano le canalizzazioni d’ogni genere che strisciano sotto i nostri piedi. Non conosco Milano tanto da avere un’idea chiara della questione, ma è anche vero che ci sono essenze e strade compatibili fra loro, e non solo in centro. La sua proposta è di creare una cintura boscosa ampia ai limiti della città, un bel polmone verde a carattere boschivo. E qui però la sua idea collide con la speculazione edilizia che non molla facilmente la presa.
    Però la cosa indispensabile da fare per dare verde alle nostre città è innanzitutto RISPETTARE IL VERDE CHE GIA’ ESISTE, FARE POTATURE ASSENNATE, NON TAGLIARE ALBERI SECOLARI PER FAR POSTO A PARCHEGGI O A PENSILINE COME ALLE MURA VATICANE A ROMA. E’ brutto dire questo?

  12. sergio43 ha detto:

    Ma questo progetto non é simile a quello di diversi, molti anni fa (Di chi era? di Gardella forse? Comunque era un nome importante. Anche in quel lontano caso mi sembra di ricordare venne presentato come un regalo alla città. E’ proprio vero: timeo Danaos dona ferentes!)? Allora si trattava, di una quinta muraria posta davanti al Duomo, nella parte opposta della piazza. Adesso si tratta di una quinta arborea con la stessa funzione schermante. Se non é zuppa, é pan bagnato.

    • Davide Donati ha detto:

      Cosa c’entra Gardella adesso? L’ignoranza… Il progetto di Gardella completava coerentemente il piano di Mengoni che, come evidentemente sergio non sa è incompiuto. Gli “archi” come li chiamava Benevolo andavano a restituire il suo virtuale e progettato sedime ad un luogo che ancora oggi non è definito formalmente ed è carente di un fronte urbano adeguato sul lato del Palazzo dei Mercanti…come diceva un professore dell’amato-odiato Politecnico…quel palazzo ha solo un merito…che più brutto di così non si poteva farlo.
      P.s. ovviamente questo commento non discute gli aspetti formali del progetto di Gardella ma solo le sue ragioni morfologiche in rapporto alla forma di quel luogo

  13. biz ha detto:

    A me ricordava anche questo

    a parte la stele di basalto.

  14. isabella guarini ha detto:

    Magari il boschetto di cui parla Piano davanti al Duomo di Milano si potrebbe realizzare in uno dei nuovi quartieri dove l’architetetura difetta in qualche modo. Ma, non avrebbe la stessa funzione del cartellone pubblicitario n Piazza Duomo!

  15. Cristiano Cossu ha detto:

    Bravo Sergio, proprio Gardella. Certo, un altro pianeta, ma comunque…

  16. Massimo Palladini ha detto:

    Il prog.di Gardella era motivato funzionalmente,mi sembra,da una uscita della metro e urbanisticamente dalla ricostruzione di una precedente quinta edilizia.Del resto tutta piazza Duomo è squinternata:si pensi agli interventi in periodo fascista.Meglio quella proposta,comunque, di quella avanzata dal pur grandissimo Enzo Mari che tentava di risolvere le contraddizioni della piazza con un gioco di piastre triangolari disposte obliquamente.Ricordo il commento di Portoghesi su” Repubblica”:”I triangolini no!”.Però il tema della riduzione della piazza è posto da anni.Risolverlo con il verde?può essere,come proposizione di una traccia”lieve”,transitoria dell’edificato prec..Però ci vuole un progetto e non la solita operazione d’immagine,a quanto leggo nemmeno a buon mercato da parte di nessuno.

  17. sergio43 ha detto:

    Mi scusi Donati: che c’entra l’ignoranza? Pur essendo di stanza a Roma anche io ricordo qualche disegno del piano di Giuseppe Mengoni per Piazza Duomo! Ricordo anche però che questo progetto é del 1863. Non le pare che oramai é fuori tempo massimo? So bene che per completare il Duomo ci hanno messo 4 secoli, fino agli ultimi disegni per la facciata che riprendono (ironia della sorte ma il tempo passava anche per il Duomo!) temi del tardo Manierismo romano, ma la fabbrica del Duomo é la fabbrica del Duomo mentre la chiusura della piazza del Mengoni é ipotesi oramai passata. Come la porti a termine? Costruisci il palazzo stile Ottocento? Costruisci le arcate di Gardella? Metti a dimora gli alberi di Piano? Oramai la Piazza é quella che la Storia, più che gli uomini, ha costruito, con le sue lacune, con il suo Arengario (gulp!), con il suo Palazzo Reale bombardato. Poi mi intriga un’altra questione: il rapporto tra la massa pietrosa di Santa Maria Nascente e la massa ariosa del vuoto dell’enorme sagrato é, ci giurerei, quasi un perfetto 1:1! Perchè volerlo mozzare riducendo il volume della Piazza?

    • Davide Donati ha detto:

      Cosa vuol dire fuori tempo massimo? Solo perchè il tempo ci ha consegnato una esecuzione parziale di un piano più complesso vuol dire che dobbiamo tenerlo per l’eternità?
      A me sembra che il suo ragionamento sia della serie : così è dall’800 e così deve rimanere. Ma la piazza del Duomo a Milano è fuori scala rispetto al centro storico, è un discorso ricorrente in qualsiasi lezione che ho seguito al Politecnico e che, al di là di quest’influenza, condivido. L’edificio che manca, che doveva coprire l’orribile palazzo Carminati, andava a nascondere il traffico dei tram e dei taxi, permettendo la costruzione di una piazza completamente pedonale, rimisurata e adeguata al suo ruolo di “piazza del Duomo”. Il Palazzo Reale è così non per i bombardamenti. Semplicemente con la costruzione della navata del Duomo non c’era spazio e l’ala prospicente la piazza è stata demolita. Non sono questioni casuali. Sono questioni di progetto, Sergio. E il progetto potrebbe proporre un edificio assolutamente moderno ma in sintonia con il luogo, si veda Moneo a Murcia. Certo sarebbe una prova progettuale difficilissima. Molto più facile cercare riferimenti numerici a posteriori su rapporti pieni/vuoti che sono risultati assolutamente casuali delle vicende storiche di un progetto interrotto.

  18. sergio43 ha detto:

    Mi riferivo, a proposito del Palazzo Reale, alla triste impressione che ebbi quando entrai la prima volta nella vasta Sala delle Cariatidi. Le tracce del bombardamento del Ferragosto 1943 (ero nato da un mese e mezzo!) facevano male al cuore. Per quanto riguarda l’edificio mancante che dovrebbe avere la funzione di nascondere la linea del tram e Palazzo Carminati (ma se é tanto brutto, perchè non lo buttate giù?), auguri! Lo voglio proprio vedere (se mai si farà) un edificio “assolutamente moderno ma in sintonia con il luogo”! Chi sarà il gigante o lo sprovveduto che si cimenterà con il Duomo? Come dici bene, Donati, sarebbe una prova difficilissima! Sono andato a vedermelo Moneo a Murcia: riesci a immaginarti qualcosa del genere alla City Hall davanti a la Madunina? Già siamo al limite quando si osservi la Haas Haus di Hollein davanti al Duomo di Santo Stefano a Vienna. Non é meglio lasciare Piazza Duomo così com’é? Così come a Roma: non era meglio lasciare Via di Ripetta così com’era, prima di Meier? Come titolava un suo libro Margherita Yourcenar, il Tempo non é soltanto un grande scultore ma, aggiungo io, anche un grande costruttore, molto più saggio di tanti odierni.

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