Mi chiamo Rem … Rem Koolhaas …

Da Cristiano Cossu: …

“Caro Professore,
parafrasando un noto personaggio del cinema Rem Koolhaas nel suo nuovo fantasmagorico progetto per l’ampliamento del “Musée national des beaux-arts du Québec”, sembra dire “Mi chiamo Rem. Rem Koolhaas. (E me ne fotto!)”….
Non so come altrimenti interpretare il suo ennesimo scatolone-monnezza, questa volta posto accanto ad una povera chiesa antica o forse pseudo antica, ma che sta lì buona buona e probabilmente meritava se non altro un saluto, un buongiorno buonasera, come sta, saluti in famiglia etc etc. L’educazione è dovuta anche verso gli sconosciuti, almeno così avevo capito…
Comunque, qui qualche immagine del solito pastiche koolhaasiano:
http://europaconcorsi.com/projects/128457-Expansion-of-the-Mus-e- > national-des-beaux-arts-du-Qu-bec-MNBAQ-/images
Saluti”

Cristiano

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18 Responses to Mi chiamo Rem … Rem Koolhaas …

  1. emanuele arteniesi ha detto:

    Quest’anno un Waterfront Hotel di Herzog&DeMeuron, gli zii di zazà, avrebbe dovuto essere inaugurato per riqualificare l’area attualmente occupata da un vecchio terminal del porto turistico di Helsinki. Si tratta del margine di Kauppatori, il mercato sul mare, nella zona del centro neoclassico costruito da Carl Ludvig Hengel, all’ingresso della piccola penisola di Katajanokka, importante documento del modernismo finlandese con edifici di Eliel Saarinen, ingresso già marcato dalla cattedrale ortodossa e dall’edificio per uffici Enso Gutzeit di Aalto. Come si vede la trasformazione non si ferma. Ma l’iniziativa speculativa partita da un vice sindaco di mettere una croce sopra e davanti a tutto questo è stata aspramente contrastata dalla cittadinanza, che tra l’altro ha l’abitudine di frequentare gratuitamente il museo di architettura finlandese, ospitato in un sobrio edificio ottocentesco in centro. E così, l’operazione annullata, il Kanava Terminaali, che probabilmente verrà comunque demolito, non sarà sostituito dall’ennesima meraviglia del fracico duo cui il successo della Tate modern nel 2000 sembra aver irrimediabilmente compromesso la salute…

    la croce:

    l’area:

    il terminal in primo piano:

    gli ammalati:

  2. pietro pagliardini ha detto:

    L’immagine mi suggerisce l’idea di un tarocco cinese della Kartell.
    Fossi la Kartell rivendicherei i diritti d’autore da Koolhaas.
    Pietro

  3. nico ha detto:

    Magari un bel palazzetto neorinascimentale sarebbe stato più opportuno. O no?

    Poi a Helsinki, fortunatamente potrá andare a finire che ci metteranno una bella scatola di mattoni con le finestre non allineate para para “Pikku Parlamentti” firmata da Pekka Helin. E ancora una volta il patriottismo l’avrá vinta e tutti saranno felici e tranquilli.
    A Steven Holl ancora gli urlano dietro per il suo Kiasma.

  4. OUTSIDER ha detto:

    Ma siete VECCHI!!!! Commenti superficiali, chiamate mondezza Rem Koolhaas, Holl, Herzog… da non crederci … questo vi insegnano a Valle Giulia??? e ci si stupisce che in Italia non si faccia architettura… facoltà che sfornano questo tipo di “architetto” andrebbero chiuse!!

    • nico ha detto:

      @ OUTSIDER
      non hai capito l’ironia del neorinascimentale. Per il resto, io ci abito in Finlandia e sta storia dell’hotel è stata una commedia degna di quella italiana su Meier all’Ara Pacis. Poi Holl è uno dei pochi stranieri che ha fatto qualcosa in Finlandia che non sia la solita scatola con le finestre non allineate in verticale. A tanti non è mai piaciuto il suo Kiasma e ancora ci rimuginano.
      E pensa che con Muratore mi ci sono pure laureato, con gran gusto. Ma non capisco la maggior parte dei commenti su questo blog.
      Questo giusto per precisare il mio punto di vista.

  5. biz ha detto:

    Outsider, statti calmo. Diventerai vecchio pure tu, e prima di quanto pensi.
    Forse dentro sei già vecchio adesso e non te ne accorgi.

    • OUTSIDER ha detto:

      si, diventerò vecchio anche io come tutti, siamo umani, ma quando lo sarò, lascerò spazio ai giovani.
      In Italia purtroppo parlano solo i “vecchi” e l’equazione vecchio=sapienza non è esatta… trai quindi le conseguenze!

  6. sergio43 ha detto:

    Ma scusate! Due piccioni con una fava! Si prende la progettata e rifiutata quinta arborea di Renzo Piano per Piazza Duomo (In verità una bella quinta arborea! D’altronde qualsiasi quinta arborea é bella! Basta indovinarne la giusta collocazione. Di fronte alla foresta di pietra delle guglie a me pare incongrua. In ogni caso in Piazza Duomo ci avrei visto bene una quinta di Populus pyramidalis, il pioppo cipressino, pianta padana come poche!) e se ne sposta l’idea sul waterfront di Helsinki. Una volta abbattuto il vecchio terminal, si mette a dimora al suo posto un’altra quinta arborea che logicamemte, a questa latitudine, non potrà essere che di Betulle!
    Come vede, caro OUTSIDER, in questo blog, si espongono idee, progetti, spiritosaggini, polemiche, scemenze a volte riuscite, a volte meno; altrimenti che blog sarebbe? Qualche volta, come ai bambini, ci scappa di dire che il Re é nudo e, come i bambini, a volte metaforicamente ci accapigliamo, a volte non ci capiamo, a volte siamo fumosi, a volte puntuti, a volte in punta di fioretto, a volte a randellate, ma sempre con educazione. Insomma é la voglia di trovare amici, bellezza!

    • OUTSIDER ha detto:

      Grazie dell’immagine idilliaca e poetica del Vostro (piccolo) mondo…quasi commovente…
      Vero, siete educati, e bimbi… e non vi accorgete che il mondo gira, siete sempre nostalgicamente voltati indietro, mai uno slancio in avanti… C’è chi definisce scatole gli edifici di Koolhaas nella stessa misura in cui proprio 1 secolo fa definivano scatole gli edifici di LeCorbusier…

  7. sergio43 ha detto:

    Outsider! Quanta giovanile prosopopea! A parte il fatto che l’equazione (vecchio)=(sapienza), hai ragione, non é esatta come non é completamente esatta neanche (vecchio)=(esperienza), addirittura suicida é però l’equazione (giovane)=(il mondo ricomincia ogni volta da me). Quindi un pò più di attenzione e di ascolto non fa mai male, specialmente adesso in cui tutto viene ritenuto possibile grazie alla Tecnica ma, allo stesso tempo, ottenendo spesso risultati sgradevoli, come é sgradevole, sgradevole per la sua collocazione, per la sua forma incongrua, questo edificio della Premiata Ditta Svizzera che ha innescato questa discussione. Io non mi capacito come, anche oggi, di un pittore, di uno scultore, di un artista si riesca a seguire la strada di ricerca e di sviluppo, mentre quasi sempre di un architetto contemporaneo (e più é famoso nei media più questo problema si pone) si colgano per lo più i salti illogici come se ogni volta lo scopo principale fosse quello di “épater le bourgeois” (veramente io ci metto anche il desiderio, benissimo pagato, dai potentati politici ed economici di turno di elevare monumenti sempre più fuori scala e in gara tra loro. Si trovano sempre complici quanto mai interessati che danno bordone alle loro megalomanie.Sembra di nuovo l’epoca della Torre di Babele. Forse perchè “Dio é morto”? O forse perchè “Dio acceca chi vuole perdere”?)
    P.S. Volevo avvertire Outsider che, oramai vecchio, ho posato da un pò la matita, lasciando a mia figlia tutto lo spazio di introdursi, libera e indipendente, in questa professione così difficile. Ognuno, con piena soddisfazione reciproca, per la sua strada! Io verso la panchina del giardinetto sotto casa, lei con tutto il mondo davanti!)

    • OUTSIDER ha detto:

      Ribatto e chiudo perchè non mi piace molto il contraddittorio a distanza … :) Mi spiace essere passato per presuntuoso e non ho mai pensato che i “vecchi” debbano sostare sulle panchine.. almeno non prima di aver dato e detto tutto quello che può servire ai giovani…
      Sul fuoriscala avrei qualcosa da dire… Lei la fa sembrare una tendenza del nuovo millennio, quando negli anni 70 l’architettura sociale francese (mal ripresa in italia) ha deturpato il territorio di SCATOLONI grigi…
      Continuare a commentare ciò che è stato va bene, arricchisce, ancora meglio sarebbe non aver paura e non essere ossessionati dalla novità, al punto da non potercisi neanche avvicinare.
      Infine, una domanda: perchè bisogna assistere sempre e solo alle critiche degli architetti che parlano parlano ma poi non fanno mai architettura?
      Mi piacerebbe molto che le persone che qui commentano, danno giudizi e stroncature, postassero qualche loro “opera”… Sarebbe interessante vedere chi è chi dice che Koolhaas non vale un fico secco!

  8. franco di monaco ha detto:

    Egr OUTSIDER, non la chiuda qui, questo blog di “soloni” farebbe fatica a rinunciare alla Sua prosa. Rimanga, la prego e, se decide di farlo, mi spieghi cos’è, per Lei, Architettura?. Poi, ci dica che cosa ha prodotto Lei di Architettura? Prima di decidere di andarsene, o di rimanere, si firmi; diversamente sarò costretto a parafrasare: “Mi chiamo Outsaider….Outsaider”…funziona peggio, non conoscendo il nome……
    Saluti
    Fdm
    Ps. non mi chieda cosa ho prodotto io, perchè leggo libri, di architettura s’intende

    • OUTSIDER ha detto:

      FDM, Il suo post è totalmente gratuito e suona un po’ trallallerotrallallà, cos’ha 13 anni che rigira le domande??
      Se vuole fare la polemica sul mio nickname, che dirLe? La libertà di chiamarsi anche in altro modo sul web ancora rimane, e dovrebbe ben saperlo visto che qui sopra molti dei suoi amici hanno fatto la stessa mia scelta….
      Buone letture

  9. sergio43 ha detto:

    Tanto per finirla a ridere:
    a) un blog non può essere nè un concorso d’architettura nè una passerella di esibizionisti. Una volta che, per necessità di discussione, mandai una foto, mi vergognai come un cane.
    b) Uno dei momenti più imbarazzanti passati in facoltà fu quando, alla fine di una delle bellissime lezioni di Storia dell’Architettura tenute da Bruno Zevi, un gruppo di petulanti ragazzini lo contestò chiedendogli che cosa in effetti avesse progettato per potersi definire “architetto”, come se i suoi libri, i suoi articoli, le sue lezioni non fossero a loro volta un monumento. Ragazzini ignoranti come cucuzze! Credo di ricordare che qualcuno di quei ragazzini é poi salito a sua volta in cattedra.

  10. sergio43 ha detto:

    Volevo aggiungere, caro Outsider, che la mia critica era solo verso l’opera di Herzog&DeMeuron sulla baia di Helsinki. Il “Musée national des Beaux-Arts du Québec” anche io la reputo un degno lavoro di Koolhaas. Per quello che conta il mio giudizio nel vasto orizzonte della critica (mentre, Le ripeto, il mio giudizio trova, come quello di tutti, gradita ospitalità in Archiwatch!), trovo più corretto il Musée di Koolhaas in Québec che il Maxxi di Hadid a Roma. Nel Musèe gli attori principali sono gli oggetti d’arte mentre mi incuriosisce sapere quali saranno le opere d’arte contemporanee capaci di non farsi sommergere dal “portentoso” contenitore romano.

    • OUTSIDER ha detto:

      Il Guggenheim di new york ha stravolto l’impianto tipo del museo… e forse, da sempre, fa parlare più di se stesso che dei suoi contenuti ma .. ah già… quello è Wright, è un pilastro… la Hadid invece è nuova… ancora deve passare la canonizzazione degli Ordini degli arch. italiani…
      Su Zevi, credo che sia giusto che uno storico (e critico) dell’arch non costruisca; sarebbe come a dire “te la canti e te la suoni”… (a ValleG ce n’è l’esempio più lampante del panorama italiano)… palese conflitto di interesse; come se un critico d’arte facesse arte, sarebbe credibile?? BAH!

  11. sergio43 ha detto:

    Storicizziamo la questione. Fino all’Ottocento il Museo era la casa dell’opera d’arte cui accedeva soltanto lo studioso, il colto (Musei Vaticani, Louvre, Kunsthistirisches Museum, ecc.). Il filone dell’arte era ben conosciuto: pricipalmente arte greco-romana, alto-medioevo, fondi oro, Rinascimento, classicismo. A quel filone, fino al suo esaurimento, non potevano non ispirarsi gli artisti che ornavano i monumenti civili e religiosi delle città e delle capitali degli imperi coloniali occidentali in rapido sviluppo economico. Poi arrivò la crisi, crisi economica e sociale delle vecchie oligarchie che venne ben rappresentata dal fiorire delle avanguardie artistiche. Come si dice, le masse, prima poste ai margini, irruppero nella Storia. Che cosa fare di tutto quell’interessantissimo esplodere di forme, colori? Come rendere accessibile ad una massa crescente di fruitori quel fiume di proposte artistiche? Il museo, statico nella sua forma e nella sua offerta, non aveva più ragion d’essere se non come luogo della memoria. Qualcuno si chiese se un museo d’arte contemporanea non dovesse avere un forma, anche per più democratici fini didattici, che, crescendo indefinitamente, potesse seguire l’accumulo tumultuoso di indirizzi, i più vari. Quale migliore forma della spirale che può crescere all’infinito? Le Corbusier, più razionalista, propose una spirale con gli angoli acuti, Wright, organico quanto mai, propose e realizzò una spirale curvilinea, disinteressandosi del fatto che quadri bidimensionali male si adeguassero a pareti curve. Idea ingenua? Senz’altro! Comunque un’idea che vuole risolvere un nuovo problema. Questo si pone un buon architetto mentre a me pare che oggi quello che conta é soltanto in contenitore fantasmagorico (a parte il costo spaventoso di queste costruzioni!). Si va a Bilbao per fare una fotografia a O. Gehry, se una volta si veniva a Roma per vedere l’Ara Pacis di Augusto oggi ci si fotografa davanti all’Ara Pacis di Meier. La gente che ha visitato con il naso in aria il MAXXI di Hadid ne dice meraviglie. E’ questa la funzione principale dell’Architettura? Me lo chiedo e non mi interessa più la risposta.

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