All’Osteria …

Marco Sedda: …

“Gentile signor D’agostino,

Le sfugge che qui tra anti-archi-star i commenti sono da Osteria e non da “bar sport”…

A me invece sfugge il significato del suo commento, cosa voleva comunicarci esattamente, evitando le tautologie?

Che le griglie fuori scala nei centri storici italiani scarseggiano? Che la pensilina è strutturalmente emozionante e assolverà al suo compito? Che la pensilina è brutta e fuori scala, greve nel vuoto bianco calatravesco?
Che se tagliano le zampe e aggiungono un lampione di 50mt possono almeno sperare di vincere l’America’s cup?

Davvero non si evince un suo giudizio sul progetto in oggetto.

Saluti”

Marco Sedda

P.S:
Oppure voleva semplicemente dire zitto e studia?

In tal caso, invece di commentare il bla bla bla con il bu bu bu, le consiglio Piero Ciampi…

M. S.

http://www.youtube.com/watch?v=x0_rWuvS750&feature=player_embedded

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2 Responses to All’Osteria …

  1. —> Giorgio Muratore,
    mi creda neanche io.

    Lei ha messo in relazione due concetti distinti:

    1) Sempre scorretto l’oste!
    2) Che tristezza il nulla che si fa squadrismo.

    Nel primo caso facevo riferimento al suo uso scorretto d’inserire un semplice commento ‘in prima pagina’. La prossima volta è pregato di avvisare, non per le regole italiane ma per il rispetto delle opinioni altrui.

    La seconda frase si riferisce all’abitudine dell’osteria Archiwatch di far diventare delle semplici parole neologismi con spessore critico in questo caso ‘tettoia’.

    In merito al progetto di Isozaki pare che quest’ultimo abbia vinto un regolare concorso a tal proposito faccio mie le riflessioni di Francesco Dal Co: «Per farlo, una premessa è però necessaria: se l’istituto del concorso suscita attualmente tra i committenti un diffuso scetticismo, se il prestigio di cui gode è modesto, se la sua incidenza pratica è limitata ciò lo si deve anche e in buona misura agli architetti. In Italia i concorsi che vengono banditi senza che all’espletamento faccia seguito la presentazione di ricorsi da parte dei concorrenti non premiati si contano sulle dita di una mano. Questa ormai endemica litigiosità è un male da estirpare; per farlo sarebbe necessario che tutti coloro che hanno qualche ruolo in commedia si impegnassero a mutare le distorsioni da cui è afflitta la mentalità dei professionisti attivi nel nostro Paese». Qui il seguito dell’articolo -à http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2009/03/0029-speculazione-gli-architetti.html

    Da attore non protagonista della commedia io mi tiro fuori da questo sterile bla, bla, bla (spesso squadristico o se preferisce homopheliaco).

    —> Marco Sedda,
    abbiamo un sentire diverso ‘sull’architettura’ ma credo che non sia grave. Il problema è solo mio dato che devo lottare con una qualità edilizia molto più banale, becera e speculativa della sua ‘City life’.
    Semplicemente viviamo un’Italia diversa la mia ama l’abuso, l’ostentazione del finto rustico o classico spesso sgrammaticato, il verde sui vasi di cemento, l’appalto compiacente, il geometra che firma opere pubbliche, gli ingegneri di nessun ingegno, l’architetto che arreda le mansarde abitabili o loft con soppalchi, la soprintendenza che progetta in ‘stile soprintendenza’ come diceva Federico Zeri, l’imprenditore del cemento che non annacqua di certo il vino, i comitati cittadini del ‘come si stava meglio prima’ che sbraitano parole senso senza contro interventi di architettura contemporanea non vedendo lo scempio firmati dagli architetti ‘anonimi’, i PRG redatti nelle case private dei politici e imprenditori, ma mi creda, non deve dar peso a queste mie parole in libertà poiché la realtà è ben diversa, le parole hanno un limite, semplificano problemi molto più complessi.

    Saluti,
    ops!
    Prosit,
    Salvatore D’Agostino

    P.S.: (G. M.) Resto in attesa di una sua risposta qui —> http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2009/10/0071-oltre-il-senso-del-luogo.html
    Mi auguro una risposta non un … borbottio …

  2. Pingback: La 33a America's Cup su YouTube | speciale in Liquida

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