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Per chi non lo sapesse il carro armato con la stella bianca americana é lo stesso che appare alla fine del Film ” La vita é bella”, quando entra, guidato dal solito e sorridente giovanottone yankee, nel campo di concentramento accolto dall’urlo di gioia di Giosuè. Adesso é un catenaccio arrugginito, uno delle migliaia di carcasse senza vita che deturpano e inquinano tanti chilometri quadrati di bel terreno cittadino. A quando, se sarà risolto (e sottolineo se!) il problema dei campi abusivi dei nomadi, si vorrà risolvere il problema degli sfasci? Una volta passai a trovare in Svizzera un parente che mi era stato detto fare il mestiere dello sfasciacarrozze. Pensavo di trovare qualcosa di analogo a quello che vedo tutte le mattine girando intorno all’ex aeroporto di Centocelle: colonne di ferraglia ad occupare un terreno ina volta verde e adesso scuro di grasso. Invece trovai un lindo capannone condotto da un elegante imprenditore in un moderno ufficio con impiegati e segretarie. All’esterno operai con abbigliamento di lavoro a norma manovravano per dividere gli scarti della società dei consumi. Tutto ciò che si poteva riciclare, sportelli, cofani, ecc. era ben catalogato. Il restante materiale, vetro, plastica, lamiere contorte veniva frantumato, compattato e mandato in fonderia. Gli oli esausti percorrevano canalette e raccolti in contenitori: tutto questo senza percolare e inquinare il terreno e le sottostanti falde acquifere. Insomma la solita differenza, che ci riempie di vergogna, tra i paesi civili e i paesi del terzo mondo verso il quale per tanti esempi a volte tendiamo pericolosamente a percolare. Anche risolvere questo problema dovrebbe essere, in primis, compito della politica e poi dei tecnici, architetti, ingegneri e urbanisti. Vai, sogno!, e svolazza nell’aria come una busta di plastica trascinata dal vento!