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Da decenni introvabile tra gli usati, eccolo ristampato da Il Mulino.
‘Colpo alla nuca’ di Sergio Lenci.
C’è Wiki per chi non conosce questo professore di architettura romano.
Dopo aver provato due tre volte a posarlo accanto alla lampada è andata che, neanche fosse Chandler, l’ho sempre ripreso fino a un epilogo letto all’alba e che da solo vale il libro.
Non è sufficiente definirlo il resoconto di una situazione politica e culturale che è riuscita a sprecare l’intelligenza di alcune generazioni di persone negli anni ‘70 anche se forse l’autore soltanto questo avrebbe voluto che se ne dicesse.
E’ piuttosto un libro sulla veritàà e il fugace passaggio di Cesare Zavattini ce ne dà conferma [pg.108].
La verità è quella necessaria per potermi dire essere umano e intanto anche dramatis personae [pg.156] cioè padre, figlio, architetto, insegnante, vittima del terrorismo, della malattia, della pigrizia trascuratezza sottovalutazione superficialità irresponsabilità ignoranza arroganza della società della nostra epoca [pg.94].
E allora una certa durezza del carattere è indispensabile per non diventare complici coltivando rabbiosamente un’intransigenza morale nell’assunzione senza infingimenti delle proprie responsabilità [pg.38].
En-passant l’architettura. Impressionante la condanna di [omissis] e con lui di tutta una generazione di progettisti irrazionali o dalle false razionalizzazioni pubblicata a chiare lettere ben 25 anni e un’intera carriera sublime fa [pgg.123-125].
Senza amnistie possibili in assenza di pentimento o di dissociazione.