Con amarezza …

Sergio Marzetti: …
“Non voglio essere più amaro di quanto sia accettabile e necessario. Ma il bello della nostra esistenza è che tutto in qualche modo si lega. Per me la conclusione di questo impianto pensato in una casa brasiliana (Meier dalla California, Zaha dalla Britannia! Li andiamo a cercare sempre più lontano, eh?!), cominciato tanti anni fa, coincide con la discussione che abbiamo avuto sulla Costa degli Ometti di Caniggia. Perchè é quello che é? Perchè sta lì? Perchè quella forma? Capisco meglio, davanti all’ultima opera di Niemeyer, la critica di Bruno Zevi su di lui. La facilità, e non nego qualche volta la felicità, di uno schizzo che diventa subito dopo opera finita, sine ira ac studio. L’ira che ti fa affrontare i problemi che ti vedi davanti nella loro complessità e lo studio che ti fa sudare le proverbiali sette camicie per trovare la soluzione più congrua. Si voleva encomiabilmente costruire, in un luogo destinato alla musica per buona parte dell’anno, uno spazio chiuso perchè la fruizione potesse estendersi per dodici mesi. Quindi correttamente all’interno osserviamo un Auditorium voltato che mi ricorda la Sala Paolo VI o Aula Nervi in Vaticano. C’é l’occhio tondo al posto delle vetrate ovali, c’é la palpebra aperta sul mare al posto della esplosiva scultura di Pericle Fazzini ma per il resto mi sembra un gesto debole al quale si cominciano a dare, vecchio vizio, ironici nomi. Ha cominciato inconsapevolmente lo stesso Bassolino che ha evocato un foglio di carta, una nuvola o addirittura l’occhio di Magritte. Sarà! Isabella, maliziosa, mi pare abbia evocato, foglio per foglio, il rotolo di carta igienica. Chissà se visto dal mare possa far pensare ad una Horcynus Horca, al pescecane di Pinocchio o alla balena di Giona. Non che voglia esaltare più di tanto il contesto di tipiche case costiere (oramai non posso più osservare la sempre accattivante Costiera Amalfitana, le isole del Golfo (vero, Ischia?) senza chiedermi quanto abusivismo e illegalità approfittano della indistruttibile bellezza del luogo per mimetizzarsi) ma almeno quello é il rapporto con il suolo e con gli elementi materici costruttivi. Chissà! Anche adesso, forse, Richard Wagner vi potrebbe trovare, nell’equilibrio di architettura alta e bassa con la Natura, motivi per nuove ispirazioni. Ma quel ruggito sul mare che cosa potrebbe dirgli? Forse il progettista, uomo veramente progressista e indefettibile comunista, poteva, ispirandosi ancora alla Sala Nervi, dare una risposta esplicita alle esigenze dell’ambiente e del risparmio energetico: installare sul tetto curvo del suo edificio un impianto fotovoltaico per rendere quanto più possibile autosufficiente l’Auditorium.”

S.M.

Sine ira ac studio …
non ci sarà mai niente …

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1 Response to Con amarezza …

  1. isabella guarini ha detto:

    Più che autosufficiente bisognava che l’Auditorim entrasse in risonanza con il paesaggio di Ravello, ossia che ne riflettesse l’identità. Ciò non significa che non debba essere un’opera moderna. Così commentai nel 2004, inutilmente!

    http://209.85.129.132/search?q=cache:9tvXbw59I6cJ:www.antithesi.info/testi/categorie/testo_comm.asp%3Fidtmsg%3D337+isabella+guarini%2Bravello&cd=2&hl=it&ct=clnk&gl=it

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