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Qui si vede la differenza tra chi progetta “nella” città e chi lo fa “sulla” città. Perché il dialogo che queste pareti intessono con l’intorno è sempre vivo, perché le antiche mura fanno parte integrante del nuovo costruito specchiandosi in esso. La rotazione e l’esplosione dei piani attici coronano il tutto con misura ma senza tentennamenti e senza ammiccamenti. Tra l’altro qui si vede alla perfezione la differenza che esiste fra il “dialogo” , l'”ammiccamento” e la rivoluzionarietà fine a sé stessa.
Poco più avanti, andando per via Campania, alla fine si arriva a Porta Pinciana, il “post” successivo, che fa parte del percorso, delle Mura, della continuità di pensiero che è sicuramente stata elemento centrale della progettazione, cosa che il succesivo Jolly Hotel (non ricordo l’autore), di fatto a ridosso di villa Borghese e di Porta Pinciana, non mi pare intessa dialoghi alcuni, pur se una mezza intenzione ci stava.per via dei vetri specchianti.
Comunque la breve passeggiata dalla Palazzina Passarelli fino a Porta Pinciana, mura mura, è un piccolo gioiello romano per fortuna poco frequentato.
Come faceva Henry Ford quando vedeva passare un’Alfa Romeo, faccio sempre tanto di cappello quando passo per Via Campania.