Sergio Marzetti così commenta a proposito di MAXXIMANIA e di senso del mostruoso: …
“L’hanno già fatto e lo faranno ancora, sig. PI! Fior (sic) di sociologi, di politici e di mamme “so’ piezz’ e core” hanno difeso i pargoli perchè quest’ultimi si “debbono esprimere” su case e monumenti! Le racconto due episodi:
1) (questo forse l’ho già raccontato!) Alla mia tarda età, ad agosto, ho portato per la prima volta mia moglie a Praga. Mi aiutava ad ammirare la bellezza della Capitale Ceca i chiari colori dei palazzi della Capitale Ceca lindi e pinti (a proposito, bellissimo lungo la Moldava il “Ginger e Fred” di Gehry!) quando ho visto anche qui un oltraggioso scritto, “Roma Caput Mundi” e “Forza Roma”, deturpare un dignitoso palazzetto asburgico. Poi altre rare tags ho viste purtroppo in qualche angolo oscuro e degradato di Praga. La differenza con Roma, anzi con l’Urbe (alla faccia di chi ha in uggia questo nome ma, vedete, ogni anno il Santo Padre ci benedice Urbi et Orbi!) purtroppo é che vedi una città completamente degradata!
2) L’altro giorno su TG-Regione Lazio un simpatico signore ci accompagnava in visita alle strade dedidicate ad antichi mestieri: via dei Giubbonari, via dei Balestrieri, via dei Chiavari, via dei Sediari, oscuri passaggi ad arco, cortiletti assonnati….Tutta fatica sprecata! Era inutile farci vedere tanta delicata misura! Ogni sua parola, ogni sua spiegazione era annichilita da ciò che vedevi alle sue spalle! Chilometri quadrati di scarabocchi, firme, scritte!
Allora, come mi piace esprimermi nella lingua dove il “dolce raddoppiar di consonanti suona”, e come diceva il glorioso Marchese del Grillo: “Posso esse’ ‘n pò incazzato?”.
Se non si possono sbattere in galera questi pargoli, perchè non rinchiuderli nel MAXXI e lasciarli “esprimersi” in santa pace, nostra e loro?
Ma fuor di paradosso! Parliamo di architetture che la città ha fatte proprie perchè in scala con le sue ossa. Lei citava il San Carlino! Ha avuto modo, per esempio, di vedere come i Passarelli hanno completato il particolare contesto di via delle Quattro Fontane e relativo incrocio dominato dal Borromini, lì da dove si riescono a vedere ben tre obelischi, con la loro sede dell’IMI? Vuole vedere un vero Museo moderno? Vada nella Città del Vaticano a vedere il Museo Profano di questo Studio Romano e del suo rapporto calibrato con la Pinacoteca. Vuole vedere un gesto da Archistar quale io condidero Lucio Passarelli? Vada a vedere l’Edificio Polifunzionale di via Campania e sul quale ci siamo accapigliati in questo blog, come era giusto trattandosi di un edificio molto complesso ma che conteneva il giusto rapporto con il quartiere e con le Mura Romane. Mi dice , sig. PI, qual’è il rapporto dell’Ara Pacis e del MAXXI con la nostra città? Io sarò tardo, obsoleto, antiquato ma non l’ho capito. A me sembrano due aliene astronavi marziane calate in una città che ne ha viste e subite tante. Come “Un Marziano a Roma” di Ennio Flaiano anche questo edificio, dopo un primo momento di curiosità, verrà digerito ma, mi creda, sarà sempre una cattiva digestione. Non voglio apparire, proprio io romano, un provinciale. Ben vengano e si confrontino in un concorso i migliori architetti che, data la sua importanza nella storia nell’architettura, questa città merita. Ma ci facciano vedere che hanno la sensibilità per comprenderla e non ci costruiscano un edificio come se, citandola, mr. PI, pensassero di essere a Londra o a Cincinnati. Va di moda dire che Roma dovrebbe accogliere i gesti più arditi così come Parigi ha assorbito il Beaubourg. Bene! Quando andai a Parigi per vedere questa meraviglia, che entusiasmò anche me, feci una foto che amo molto dalla cima dell’edificio di Piano. Tra i tiranti e i puntoni del Beaubourg riuscii a traguardare insieme, con la mia fotocamera, l’articolato sistema gotico di sforzi lineari in pietra di Notre Dame e il leggero intreccio ricamato di tiranti e puntoni della Tour Eiffel. Piano aveva colto e concluso il percorso secolare gotico di questa città sulla Senna che, con il classicismo rinascimentale prima e le demolizioni hussmanniane con le accademiche ricostruzioni neo-classicistiche Bueaux Arts poi, era stato in buona parte obliterato. Roma, credo, é molto più difficile di qualsiasi altra Capitale perchè, con i suoi tridenti, i sistemi sistini, colonne onorarie, obelischi, piazze maestose e piazzette ornate di capolavori, é l’archetipo che ogni paese ha dovuto copiare. Per chiudere con un pò di autoironia e per dimostrare come la città sia difficile, voglio ricordarle l’ultimo importante concorso svoltosi con tutti i crismi a Roma, quello per l’ampliamento della Camera dei Deputati, conclusosi con diciotto (sic!) premiati ex aequo. Dopo quasi mezzo secolo Piazza Montecitorio ci immusonisce ancora con il suo boschetto di pini asfittici che, ombreggiando i fianchi esposti degli edifici superstiti alle demolizioni del Basile, tutelano un parcheggio di auto blu protetto da bandoni di latta. Che strano! Mentre, approfittando di un atto d’imperio che la nuova legge sul potere dei sindaci offriva loro, Rutelli e Veltroni hanno in breve tempo (sempre con un sacco di quattrini!) potuto realizzare, con l’Ara e con il MAXXI, questa operazione più di marketing che di architettura, le varie Presidenze della Camera susseguitesi nel tempo, salvo quel primo timido tentativo, non hanno più avuto il desiderio o la velleità di sanare questa ferita nel cuore politico di Roma!”
S.M.




