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Il signore con il loden verde, sulla destra, che guarda attraverso la rete di cantiere, magari appena sceso proprio da quella grandepunto parcheggiata lì a fianco con lo sportello aperto…
Ecco, sto cercando di trovare il “pucntum” di questa foto, per non guardare la… “travem” :-) che mi trapana l’occhio…
ciao
c
errata: “punctum”, Barthes si starà rivoltando nella tomba poveretto :-)
Fantastico quell’incontro tra il classico cornicione e l’obliqua e liscia parete del tetto! E quelle leggere colonnine che sostengono la massa sovrastante? Non vi ricordano il rapporto tra le colonne del portico e la massa chiusa del Palazzo Ducale di Venezia? Vabbè! Quelle colonnine potrebbero anche essere i tubi di scarico dei cessi posti nel sottotetto! Sono così simili agli analoghi scarichi che attraversano il piano pilotis della mia abitazione e che poi abbiamo dovuto nascondere e proteggere con dei manufatti circolari a imitazione di colonne!
Meno male il chiarimento di Crisian Cossu. per un attimo ho creduto che il signore in loden verde stesse facendo altro che guardare il cantiere.
“Meno male il chiarimento di Crisian Cossu. per un attimo ho creduto che il signore in loden verde stesse facendo altro che guardare il cantiere.”
Caro Sergio, un così distinto signore ce lo vedresti ad aprirsi il cappotto e lasciarsi andare nel centro della civiltà? Per quanto quella Punto con lo sportello aperto potrebbe suggerire non più trattenibili bisogni…
saluti
c
…
” Se noi sentiamo il bisogno di un’altra architettura, come organismo chiaro, purificato, è perchè allo stato attuale delle cose la sensazione di ordine matematico NON PUO’ colpirci: infatti le realizzazioni non rispondono più a un bisogno, poichè non c’è più costruzione nell’architettura. Una confusione estrema regna: l’architettura attuale non dà più soluzione alla moderna questione delle abitazioni e non conosce la struttura delle cose. Essa non soddisfa le CONDIZIONI PRIMORDIALI e quindi non è possibile che il fattore superiore di armonia, di bellezza intervenga” Verso un’architettura
… come da tempo non sono possibili i GRANDI ENUNCIATI con buona pace di preti e dottor Stranamore americani…
anche senza più Versori, forse anche oggi occhi che non vedono. forse anche oggi un problema mal posto… forse non ci sono le condizioni per fare architettura
…il futuro è nel tratturo… (e nell’immateriale)
le creazioni di Zazzà sono come le automobili a forma di carrozza. se l’accrocco lo lasciava nella rete poteva non bestemmiare tettonicamente e fluire davvero
lo avevo già visto in costruzione un paio di anni fa e l’enorme quantità di cemento impiegata per quelle masse sgraziate mi aveva annichilito , ora che lo vedo finito ho come unica consolazione il fatto che il Museo di Punta della Dogana, l’abbia realizzato Ando…!!! (pfiu, scampato pericolo)
Il cursus honorum di questa donna è straordinario, si può capire che desti dispetto e invidia, anche perché non si riesce a trovare il bandolo della solita matassa delle raccomandazioni, delle pastette, dei trucchi e delle operazioni mafiose, però via…fatevene una ragione e dedicate il vostro perfido e dottissimo sarcasmo a cause ben più urgenti e meritevoli, il panorama nostrano, anche limitandosi a Roma, ne è pieno.
Ancora due righe, e poi giuro che non insisto oltre.
Roma, nella sua grande storia, ne ha viste tante, e tutto è stato, nel tempo, assorbito e metabolizzato, le grandi architetture e quelle meno grandi. Quando dico che è ingeneroso accanirsi contro i Meier e le Hadid, intendo dire che i loro lavori sono comunque un arricchimento per la città, non la offendono, non la sfigurano. Vedremo quello che succederà nel tempo, come invecchieranno, e come la città sarà capace di tutelarli e mantenerli.
Pochi giorni fa ho fatto il tragitto in autobus dall’aeroporto di Ciampino alla stazione Termini, e dal finestrino, in quaranta minuti, ho visto l’inferno. In mezzo ad un traffico indicibile si dispiega una periferia devastata, teorie di esercizi commerciali accatastati come baracche l’uno sull’altro in un caos che offenderebbe il terzo mondo, in una atmosfera di volgarità diffusa che tutto pervade. Poi, più vicini al centro, sequenze di grandi palazzi, un tempo sicuramente elementi più che dignitosi di un disegno consapevole e lungimirante, ora sfregiati fino al secondo piano. Nulla si salva, neanche i vetri delle vetrine, neanche i tronchi degli alberi, ai quali sono incatenati motorini e pezzi di motorini. Le automobili dappertutto e sopra di tutto, fra poco le appenderanno ai rami degli alberi come creature di Cattelan. Alla fine si arriva alla stazione Termini, neanche il suo travertino, che definirei sacro, è risparmiato dagli sfregi, e la grande piazza è un souk caotico e sporchissimo che aggiunge il tocco finale al senso di angoscia, di disperazione e di rimpianto che si prova. Osservavo i turisti tedeschi che dall’autobus, come me, guardavano muti questo spettacolo: Roma, la città eterna. Così ridotta. E francamente mi sembra un po’ semplicistico dire che è colpa degli amministratori. Ma veramente pensate che oggi, a Roma e in Italia, l’oltraggio sia rappresentato da Zazà, come la chiamate voi?
caro pi, alle volte basta fare 1+1. Dai un’occhiata a
“Effetto Bilbao… Miliardi nel cesso”
E ci mancherebbe che una nuova costruzione come questa possa essere paragonata alla “monnezza” edilizia che abbiamo sparso a piene mani sulle nostre città quando abbiamo avuto occasione di costruire “il nuovo”… (e poi parliamo male dei nord-americani…). Si scherza un pò su Zazzà (ammazza quant’è brutta nelle ultime foto, sembra una fattucchiera di Bari vecchia etc etc :-)), ma non credo che qualcuno metta sullo stesso piano il Maxxi con l’abusivismo romanesco o italiano. Detto questo, rimane il normale “dibattito” architettonico su un’opera nuova e di grande impegno finanziario, tecnico, amministrativo. Per me è un’opera atopica e senza radici, un grosso portacenere o oggetto di design; ma spero comunque che funzionerà bene e servirà alla città di Roma. Non siamo abituati alle nuove architetture, perchè siamo sterili e mafiosi e non riusciamo a costruirle prima di mangiarci tutto quello che c’è da mangiare (“Mangio e faccio mangiare”, se non erro lo affermò Salvo Lima), quindi viva il Maxxi così com’è e facciamolo funzionare a dovere…
La foto non rende completamente giustizia.
Il mostro alieno morde letteralmente la povera casina, incolpevole, che è diventata tutta bianca per lo spavento !
“pi” sono con te! A roma ci ho vissuto per un decennio e negli ultimi 10 anni ci sono tornato poche volte con crescente sconforto. Vorrei + Meier e + Zazá e + Muratore + architetti con tutti gli errori e le sgraziature che potrebbero portare. Poi magari si dovrebbe pure iniziare a discutere sul serio come mai gli architetti italiani,che pure sono tanti (anche a Roma) non si fanno sentire piú.