C’era una volta … la ninfa Egeria …

A proposito del “verde” di Roma … Sergio Marzetti: …

“Il verde di Roma! Fatemi ricordare! Ho abitato fino ai 27 anni nel quartiere San Giovanni, nel bel quartiere a impianto stellare imperniato su Piazza dei Re di Roma che Edmondo Sanjust disegnò per il P.R.G. del 1908. Per giocare a pallone, a “nizza” e poi, un pò più grandi, a baseball bastavano le strade Macchine non ce n’erano e tanti danni non se ne potevano fare se non qualche vetro rotto, il che ci metteva in fuga inseguiti fiaccamente da qualche irritato portiere. Piazza Re di Roma era un pò il nostro Central Park dove le nostre mamme ci portavano a respirare un pò d’aria, tanto, ripeto, il traffico era scarso e bisognava soltanto stare attenti a non attraversare la via Appia Nuova perchè passavano sferragliando i tramvetti dei Castelli che tagliavano in due la Piazza. Poi, bellissime, dove si andava generalmente di domenica, Villa degli Scipioni e Villa Celimontana. Le Ville erano intatte nel loro splendore. Villa Celimontana era un museo a cielo aperto con il suo obelisco, i suoi marmi, capitelli, fontane e viali delimitati da siepi di mortella alti due metri. Villa degli Scipioni era più misteriosa, affacciata come era su quel Uadi di via Appia Antica. Per finire c’era la lunghissima passeggiata che si faceva con tutta la famiglia. Si attraversava il Ponte della Ranocchia, si scendeva verso la la Valle della Caffarella che si percorreva lungo il fosso dell’Acqua Santa. Che posto intatto e meraviglioso! Correvi a perdifiato su prati di margherite bianche e gialle, scoprivi con un soprassalto una strana grotta stillante acqua e coperta di capelvenere, tuo padre ti spiegava che era un ninfeo (boh!), la grotta della Ninfa Egeria (questa spiegazione già accendeva la tua fantasia!). Ci si fermava alla fonte a fare merenda e a bere quell’acqua prodigiosa. Poi al tramonto, quei meravigliosi tramonti romani con gli ultimi raggi dorati che attraversavano le chiome ad ombrello dei pini, si tornava a casa e si ripercorreva a ritroso la via Appia Nuova perchè, asfaltata, era meno stancante. Si superava l’Alberone e, una volta a casa, ci si addormentava stanchi e sereni. Mamma Roma ti aveva consegnato con dovizia tutte le bellezze del creato!
C’é ancora traccia di tutto questo?”

S.M.

magari …

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4 risposte a C’era una volta … la ninfa Egeria …

  1. Federico ha detto:

    appunto, magari…
    Vivo qui da 34 anni, la “Piazza” come era da bambini non c’è più.
    Ora è un covo di extracomunitari, sporchissima, semi abbandonata.
    Il traffico ha distrutto il quartiere, alle 07:00 di mattina la rotatoria di Piazza Re di Roma è già intasata e rimane cosi’ fino a sera.
    L’aria è pesante, il rumore assordante, parcheggi neanche a parlarne.
    Peccato, era proprio un bell’angolo di Roma.

  2. Irene ha detto:

    C’è ancora. Certo, il traffico è aumentato, c’è il rumore…ma Piazza Re di Roma, nonostante bulletti e spacciatori, è ancora POPOLATISSIMA di mamme e bambini (non abbiamo, a Roma, la fobia degli extracomunitari, che di solito non sono loro gli spacciatori).
    Villa Scipioni è stata restaurata, Villa Celimontana è sempre la stessa, La Caffarella è stata dotata di attrezzature sportive ed è bellissima come sempre, e la gente la frequenta molto di più perchè è stata riqualificata, nonostante i recenti avvenimenti (il famoso stupro di via Latina…mi vengono in mente i tempi della leggenda di Jack Lametta!).
    E’ un bellissimo quartiere, pieno di vita, ogni strada è come una comunità di paese. Ci si vive bene, non è affatto degradato e pericoloso…se poi pretendiamo di vivere a Paperopoli…beh, allora difficilmente troveremo un posto adatto a noi…

  3. Irene ha detto:

    P.S. Stanno sistemando anche il tratto di strada che va da Porta Metronia a Porta Latina…credo ci faranno un parco, ma sono poco informata…

  4. sergio 43 ha detto:

    Sai perchè, Irene, mi é venuto da scrivere questa letterina, così come mi sono divertito a scrivere una puerile filastrocca che, se pensi valga la pena leggere, puoi trovare tra i commenti a “Ceci n’est pas une eglise”? Perchè ero tornato da poco da Praga e il confronto tra questa città europea, generalmente tutte, e la nostra città era tutta a nostro sfavore. Non certamente tra le bellezze architettoniche e artistiche che la storia ha stratificato ma tra la loro manutenzione, tra la capacità di ammodernarle mantenendo il filo della loro storia.E’ solo esterofilia se ho apprezzato il “Ginger e Fred” di Gehry che integra magnificamente la palazzata lungo la Moldava nella Città Nuova mentre mi é sembrata un’offesa il palazzo (sic!) di Meier che chiude, dopo Piazza del Popolo, il più imponente slargo del Tridente (sistema palazzi, mausoleo, chiese) sulla riva sinistra del Tevere? E’ solo esterofilia se, risiedendo nel Piccolo Quartiere, sull’isola di Kampa, ho apprezzato l’ordine, la grazia, l’accorto uso di sculture moderne nel piccolo parco che la orna mentre Piazza dei Re di Roma é stata sfregiata, fino a poco tempo fa, dalla scultura chiamata ironicamente dagli abitanti “I Sette Falli”, scultura sfregiata a sua volta dagli ignobili Tags (Piccola esperienza: mentre mi avviavo a visitare il Palazzo Wallenstein, mi colpiva la superficie intatta dell’alto muro che chiudeva la piccola Versailles praghese mentre a Roma puoi ammirare un muro pulito finchè non tolgono l’impalcature! La mattina dopo uno inqualificabile individuo si é preoccupato di lasciare la sua traccia, come fa il mio cane quando alza la gambetta di fronte a un albero! Bene! Mentre facevo tra me e me queste considerazioni, passo davanti a un elegante portone e su un pilone leggo con vergogna, io giallorosso da sempre, uno scritto a pennarello: ROMA CAPUT MUNDI! FORZA ROMA!) E’ quello che il “politicamente corretto” chiama razzismo se esprimo il mio fastidio, sdegno e, perchè no?, anche pena se uscendo a sera dalla Caffarella, lato Piazza Tacchi Venturi, incrocio un trio di giovanotti che, caminando elasticamente con i loro attrezzi del mestiere, stampelle e bastoni, sotto il braccio si avviano verso qualche grotta tufacea della Valle eletta a loro dimora mentre niente di tutto questo ti mortifica a Starè Mesto? Se su Ponte Sisto devi guardare con pena giovanotti accovacciati accanto ai loro cani imbambolati di Valium mentre sul Ponte Carlo orchestrine Jazz offrono un momento di partecipazione ai passanti? Vabbè! Tutte le città hanno i loro problemi e Paperopoli é solo un fumetto (A proposito! Per chi ha letto o ha ancora qualche collezione di “Topolino”, non vi sembra che il Walt Disney Concert Hall di Gehry imiti gli edifici che gli ottimi disegnatori mettevano nelle loro tavole? Mah! Forse é uno scherzo della mia memoria!), come in fumetto é Topolinia. Ma sono troppo severo, Irene, se potremmo soprannominare con un sogghigno la nostra città, per non parlare di altre connazionali, con il nickname di TOPOPOLI?

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