Un parere assolutamente negativo …

Riceviamo, sempre sul tema fulignate, da Pietro Samperi, che ne è il presidente e che qui ringraziamo, questo comunicato dell’Unione Cattolica Italiana Tecnici (UCITecnici): …

“L’Unione Cattolica Italiana Tecnici, riunita in Roma in congresso nazionale, presa in esame la chiesa di S. Paolo in Foligno, inaugurata il 26 u.s., in base alla documentazione raccolta sul luogo da alcuni suoi membri, ritiene doveroso esprimere un parere assolutamente negativo sul progetto dell’arch. Fuksas, non solo e non tanto sotto un generico aspetto architettonico, quanto sotto quello delle caratteristiche proprie di una chiesa cattolica. Per progettare e arredare gli edifici liturgici, che costituiscono un patrimonio artistico e culturale unico al mondo, conservato e offerto al pubblico godimento, la Chiesa si è rivolta sempre ai migliori artisti del momento, ma questa volta è incorsa in “celebrità” non idonee a comprendere ed esprimere i significati di un’opera il cui primo requisito è di ispirare sentimenti ed emozioni intese al raccoglimento e alla preghiera. Spiace che la scelta del progetto sia stata vittima di un modernismo falso e insensibile ai valori spirituali. Lo dimostra la stessa inaccettabile motivazione di tale scelta da parte della commissione esaminatrice del concorso, che tra l’altro la considera “un segno deciso e innovativo che risponde alle ricerche internazionali più avanzate….”. A prescindere dalla inconsistente genericità, essa potrà riferirsi ai soli aspetti architettonici, ma non certamente alle irrinunciabili caratteristiche espressive di una chiesa cattolica.
Purtroppo questo non è che un esempio della tendenza a introdurre nelle chiese forme e arredi che, anzichè rispondere a reali criteri estetici e spirituali, ne snaturano significati e funzioni attraverso soluzioni miranti soltanto a effetti pseudo-architettonici che, a prescindere da autentici valori, hanno il solo obiettivo di stupire comunque, contribuendo al generale degrado etico dell’epoca attuale.
L’UCITecnici si rivolge rispettosamente agli organi competenti della Chiesa affinchè siano stabiliti e rispettati idonei criteri per l’adozione di nuovi modelli architettonici e tecniche costruttive, che spesso, attraverso arbitrarie interpretazioni delle innovazioni introdotte dal Concilio Vaticano II nel-la continuità delle chiese cattoliche, divengono oggi gratuite stravaganze e rotture che rischiano di portare il degrado etico fin nella casa di Dio. Approfittando del tradizionale arricchimento nel tem-po delle chiese cattoliche mediante varie forme di arredo, si spera che anche questa recuperi almeno in parte (a cominciare da una croce in evidenza sull’edificio) immagine e valori oggi assenti.”

9 maggio 2009

Un’altra voce “assolutamente” contraria, …

molte delle motivazioni addotte, francamente, mi sfuggono …

forse … perché, personalmente, …

non ho la più pallida idea di che cosa si intenda, oggi,

per … chiesa … “cattolica” …

e, anche, tutto sommato per … “architettura” …

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24 Responses to Un parere assolutamente negativo …

  1. Carlo ha detto:

    forse per chiesa “cattolica” si intende qualche cosa di diverso da uno “showroom” kubico con effetti di luce.

    “(…) attraverso soluzioni miranti soltanto a effetti pseudo-architettonici che, a prescindere da autentici valori, hanno il solo obiettivo di stupire comunque, contribuendo al generale degrado etico dell’epoca attuale”

    …parole Sante

  2. palomar ha detto:

    sarà superficiale, come commento, il mio.
    ma prendo in prestito un detto popolare: è inutile piangere sul latte versato.
    non che non si debba discutere sull’opportunità di costruire manufatti di tal forma e significato, ma non sarebbe il caso di discuterne prima!? (e con questo non voglio dire che non se ne sia discusso, ma forse poco, male, ed in una cerchia ristretta di persone..). Insomma, sono stufo di questo paese, che discute sull’opportunità o meno di costruire qualcosa, qualsiasi cosa, dopo che è già stata costruita. Si presuppone, in un paese civile, che le discussioni avvengano prima. Che le responsabilità siano chiare. Non si può dire ogni volta: “questa cosa non ha senso, questa cosa è decontestualizzata, etc..etc..” tipo le sterili polemiche a proposito della teca di Meier per l’Ara Pacis. Sarebbe opportuno capire insieme se i processi decisionali siano giusti o sbagliati, se le decisioni siano state prese correttamente. Insomma, mentre noi stiamo a discutere se una cosa fatta possa avere senso, gli addetti ai lavori, probabilmente all’ombra, stanno commissionando un’ altra opera a qualche altra star in qualche paesino italiano. E quando le polemiche per l’opera precedente saranno finite, ecco che sarà pronta un’altra opera su cui polemizzare. Sembra quasi che ci piaccia. Scusate lo sfogo.

  3. Pietro Pagliardini ha detto:

    palomar, certamente è meglio prevenire che curare, ma per prevenire bisogna pure individuare quale sia la malattia. Dunque la polemica sulla Teca di Meier non è affatto sterile ma è una sorta di vaccino per evitare che si diffonda il virus.

    Vero è certamente il fatto di parlarne prima di decidere. Ma come?
    Semplice: facendo decidere ai cittadini. Ma chi è d’accordo su questa soluzione?
    Gli architetti? I Sindaci? I componenti di mestiere delle commissioni di concorso? Gli Ordini professionali? I critici di architettura (ma che categoria sarebbe, poi, c’ho da capirlo, ultimamente)?
    Saluti
    Pietro

  4. sergio 1943 ha detto:

    Ma guarda, Palomar, che abbiamo litigato con urla belluine contro l’Ara Pacis prima che venisse costruita. Non sapendo più come difendersi, ci dissero, che bassezza!, che Meier ci avrebbe fatto causa se il suo progetto non veniva portato ad esecuzione! Uno a zero per loro! Ci incatenammo contro il parcheggio al Pincio e contro lo snaturamento di Piazza del Popolo. Il progetto é stato bloccato appena in tempo! Uno a zero per noi! Direi purtroppo che si litiga troppo, tanto e giustamente ma sembra che non ti ascolti più nessuno. Dove sono più i committenti illuminati, capaci di avere un sogno, trasmetterlo e approvare la risposta più giusta? Adesso abbiamo solo amministratori vanagloriosi nelle loro incopetenze e prepotenti nel loro ruolo.

  5. filippo de dominicis ha detto:

    ma samperi non faceva l’urbanista…?

  6. Carolina Marconi ha detto:

    Neanche una croce… Perfino i “cubi” fascisti avevano un segno distintivo (vedi immagini Libera-Sironi)…
    Sono claustrofobica, in una costruzione di quel genere non ci entrerei neanche pagata.
    Cemento armato… In quella zona se non sbaglio ci sono, ogni tot anni, terremoti di varia intensità. Ce ne vorrebbe uno “a macchia di leopardo” (uno di quelli, per intendersi, che butta giù soltanto un edificio a caso su dieci-cento-mille)…

  7. icubus ha detto:

    CHE INCUBATA!!!!!!

  8. Carlo ha detto:

    Quando la realtà batte la parodia

    Bellini sul suo progetto a Milano:

    «uno sciame di raggi luminescenti che si staccano, ondeggiando dal nucleo più denso della testata fino a formare una coda lunga 200 metri»

    e ancora:

    «Un vero e proprio terremoto volumetrico che ha richiesto e generato la sintesi risolutiva: l’invenzione di una cometa aerea e argentea che sormonta e abbraccia la nuova testata, assieme con parte dei fianchi e della copertura dell’edificio. E lo trasforma in una creatura nuova, insolita eppure ancora coerente con l’intero complesso»

    Il “Fuffas” di Crozza non le diceva così grosse

  9. pi ha detto:

    “Purtroppo questo non è che un esempio della tendenza a introdurre nelle chiese forme e arredi che, anzichè rispondere a reali criteri estetici e spirituali, ne snaturano significati e funzioni attraverso soluzioni miranti soltanto a effetti pseudo-architettonici che, a prescindere da autentici valori, hanno il solo obiettivo di stupire comunque, contribuendo al generale degrado etico dell’epoca attuale.”
    E poi:
    “L’UCITecnici si rivolge rispettosamente agli organi competenti della Chiesa affinchè siano stabiliti e rispettati idonei criteri per l’adozione di nuovi modelli architettonici…. ”
    Non so dire se la chiesa di Foligno sia un capolavoro, sicuramente non è banale e sicuramente non è sgrammaticata. Del resto questo mese The Architectural Review ha ritenuto di dedicargli la copertina. Quello che fa venire i brividi è il linguaggio grossolano e minaccioso di questi fondamentalisti (stavo per dire talebani). Non hanno dubbi, loro sanno quale è la verità, loro sanno quali sono i “reali criteri estetici e spirituali”, glieli dettano gli organi competenti. E c’è da essere contenti, non tantissimi decenni fa avrebbero invocato misure tremende a carico di questi artisti degenerati. Niente è più pericoloso del fanatismo religioso, sotto tutte le sue forme, altro che Fuksas.

  10. Enrico Bardellini ha detto:

    un comunicato più che legittimo visto che viene da coloro che devono utilizzare poi questi spazi. Evidente l’opera non soddisfa i committenti …

  11. Davide Donati ha detto:

    Due considerazioni :
    – Viene portato l’esempio di Foligno come negativo, senza una contrapposizione con uno positivo. Cosa intendono loro per “chiesa cattolica” oggi? La chiesa non è forse lo spazio ove la Chiesa si fonda? Che sia griffata o meno, che cambia? Il “caso” Foligno nasce dalla griffe modaiola di Fuksas, ma in fondo i suoi temi (chiarezza formale, luce, semplicità) sono gli stessi di Paolo Zermani a Perugia…
    – Il Concilio Vaticano II si è chiuso da mezzo secolo e questi progettisti cattolici chiedono un codice di progettazione….stupefacente…oggi? dopo cinquant’anni… Del resto basta scorrere le pagine della Guida alle chiese di Roma di Stefano Mavilio per rimanere inorriditi di fronte alle tonnellate di legno lamellare e di esercizi formali assurdi…forse è questo che loro preferiscono e intendono come “decoroso”…

  12. Antonio C. ha detto:

    Foligno, non è che l’ultimo esempio, purtroppo.

    Ma …i Committenti?

  13. Giorgio Muratore,
    ammiro la sua conversione.
    Non avere la più pallida idea è la forza del nostro tempo.
    Curioso dei suoi prossimi commenti.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

  14. marco tosi ha detto:

    Certo, se il concorso fosse stato vinto da G.L.Bernini sarebbe stato meglio, meno polemiche, più cattolicesimo, magari come arredo ci metteva anche la statua di una santa che si masturba che si sa, ispira sempre buoni, cattolici e tradizionalistici sentimenti. Ah se lo avessero invitato al concorso… invece sti preti sempre a sperimentà, bah!

  15. pasquale cerullo ha detto:

    Mah! È veramente una discussione anomala, la Chiesa non è un’amministrazione pubblica e neanche si tratta di un edificio privato che segue una precisa regola funzionale, oggettiva e indiscutibile. Se la Chiesa vuole seguire la moda dell’immagine come attrattore, come o chi al di fuori del clero può obiettare?
    Il piano di critica è estetico-architettonico o è laico-cattolico in difesa della tradizione? Come si può criticare la politica della Chiesa? perché di questo al fine si tratta. Io so che il cattolico, ancorché tecnico, di Santa Romana Chiesa, è tale perché deve seguire le disposizioni di ogni genere e grado della Chiesa, nel territorio, Curie, Diocesi…

  16. pasquale cerullo ha detto:

    “”Credo realmente negli spazi vuoti, sebbene io come artista produca una montagna di rifiuti.
    Spazio vuoto è uno spazio non sprecato.
    Spazio sprecato è ogni spazio che contiene dell’arte.

    Un artista è qualcuno che produce cose di cui la gente non ha alcun bisogno ma che lui, per qualche ragione, pensa sia una buona idea rifilargli.
    È molto meglio fare della Business art che della Art Art, perché la Art Art non sostiene lo spazio che occupa, al contrario della Business art. (Se la Business art non sostiene il suo spazio esce dal business.)

    Così da una parte credo realmente negli spazi vuoti, ma dall’altra, poiché continuo a fare un po’ d’arte, produco ancora rifiuti che la gente mette negli spazi che a parer mio dovrebbero rimanere vuoti: voglio dire che aiuto la gente a riempire i suoi spazi, mentre invece vorrei aiutarla a svuotarli.””

    A. Warhol

  17. maurizio gabrielli ha detto:

    l’architettura è uno dei risultati della costruzione, volta alla produzione di un bene che in virtù delle due forze fondamentali del mondo come lo conosciamo,Capitale
    e Lavoro,diventa valore d’uso e valore di scambio (nel quale è sempre contenuto plus-valore) cioè MERCE. La civiltà del Capitale e del massimo profitto collide con la Civiltà e deflagra,andando verso un’economia sociale di mercato sostenibile. Il resto è vita….

  18. Antonio C. ha detto:

    Apprezzabile (senza ironia) l’ammissione del prof. G. Muratore …”non ho la più pallida idea di che cosa si intenda, oggi, per … chiesa … “cattolica” …
    Tuttavia mi pare apprezzi la costruzione di Foligno che sarà adibita a chiesa …”cattolica”.
    Ma la stessa domanda se la sarà posta Max Fuksas, accentuando l’allargamento degli occhi, al momento di affrontare il progetto?
    Di conseguenza lo stesso Fuksas potrebbe aiutarci a comprendere il “suo” concetto di …chiesa cattolica, che, ne converrà, non coincide con …”l’organizzazione ecclesiale cattolica” (gerarchia vaticana).

    P.S.:
    1 – Le tesi sostenute da mons. Betori a sostegno della costruzione suonano molto come una auto-giustificazione di questo tenore: (parole mie in libertà che non vogliono essere irrispettose) “…abbiamo incaricato un architetto famoso, anche se laico … abbiamo speso una “barcata” di soldi (provenienti dal 8/1.000?) …il risultato è quello che è … facciamocene una ragione e… celebriamo una volta la settimana … in attesa che la comunità la interiorizzi …oppure … si disabitui ad entrare in chiesa … dopo tutto …c’è la secolarizzazione.”

    2 – Paragonare la “chiesa” di Foligno al “santuario” di Ronchamp, a mio parere, significa aver capito molto, ma molto poco di Ronchamp ed anche di La Tourette; semplicemente sono imparagonabili e …per favore lasciamo riposare in pace lo spirito immenso di L.C. che a sentirsi affiancare a M.F. probabilmente si rivolta nella tomba.
    Con il max rispetto …

  19. Cristiano Cossu ha detto:

    Questo edificio mi ha fatto pensare al Pantheon (scusami Adriano…), o in parte al Danteum di Terragni (scusami Giuseppe…), o ancora ai cenotafi degli architetti illuministi e cioè ad un congegno architettonico capace di assolutizzarsi nel suo proprio spazio e di vivere in esso senza dover servire niente e nessuno. Spazio, o forse soltanto “volume” scenografico nel caso specifico, che può sovranamente accogliere il giorno e la notte, il bianco e il nero, il sacro ed il profano, tutto e niente senza cambiare la propria sostanza di tempio dedicato alla forma, e nulla più. Un simile meccanismo architettonico ha un suo lato fascinoso, lo ammetto, ed è il fascino del potere della forma che vince su tutto, con antichi echi miesiani (scusa Ludwig…) e rimandi all’architetto creatore, all’architetto sacerdote, all’architetto demiurgo.
    Forse un giorno questo tempio pagano diventerà una chiesa cattolica, se nella parrocchia ci saranno uomini e donne capaci di trasformarlo con la loro presenza “santa”, con la loro energia figurativa, estetica, artistica, attraverso la preghiera e la parola e la liturgia eucaristica. Io lo spero con tutto il cuore. La sfida è notevole, e ricorda da vicino, come detto da Monsignor Betori, la trasformazione della basilica romana in chiesa cristiana. Certo, da un punto di vista economico ed energetico sarebbe stato più semplice costruire “direttamente” una chiesa cattolica, ci sono riusciti con risultati interpretabili ma non inintelligenti Rafael Moneo a Los Angeles (contesto non immediatamente favorevole alle liturgie metafisiche), Alvaro Siza a Marco de Canavezes, Vincenzo Melluso a Potenza (in costruzione), Scarpa e Detti a Firenzuola, Scarpa e Gellner a Corte di Cadore, Saverio Muratori a Pisa, Michelucci a Larderello. Forse però la sfida trasformativa evocata da Betori era più adatta ai tempi, un “cimento” più appropriato per risvegliare le sopite vocazioni religiose dell’uomo comune e così fargli ritrovare la via, la verità e la vita… Chissà. Del resto, la religione cristiana si fonda sul paradosso, sull’inversione dei significati, sulla capacità di convertire ogni sconfitta in una vittoria finale.
    In ogni caso, il tempio cementizio eretto a Foligno attende ora i fedeli del culto cattolico, le cresime, i matrimoni, i battesimi, le messe feriali e domenicali, le piante portate dalle signore anziane e i manifestini delle attività parrochiali, insomma tutto ciò che potrebbe turbarne la severa disposizione scatolare e quasi andare a costituirsi come un irriverente ma involontario Baffo della Gioconda. Una sfida davvero incredibile per gli stanchi e spesso distratti cattolici italiani. Mi auguro soltanto che la demografia ci aiuti, che innalzi i suoi indici di natalità il più possibile e che i figli dei figli dei parrocchiani attuali invadano di padri nostri e credo questo sgraziato pantheon de noantri prima che lo facciano altri culti, altri riti, altri libri.
    saluti
    cristiano

  20. Pietro Pagliardini ha detto:

    Cristiano, il tuo commento mi appare sconsolato e disperato, nel senso che tu, che porti anche il nome Cristiano, ti rendi perfettamente conto del fatto che questo edificio è una bestemmia, un oltraggio e uno sberleffo all’uso cui è destinato ma…il fascino della forma ha la forza di impedirti di dirlo con chiarezza.

    Ma non sarebbe più facile, più normale, più semplice e, lasciamelo dire, più umano, dire che questa non è una chiesa? Potremmo dimenticare, qualche volta, il nostro essere “architetti” e perciò costretti a giudicare sub specie architectonica e invece lasciarci andare a quello che tutti vedono, capiscono, percepiscono, che quella roba lì è uno sbaglio colossale.
    Nessuno ci obbliga ad essere coerenti con la nostra autoreferenziale professione mentre coerenza e buon senso ci obbligano a manifestare ciò che ci sembra evidente e ciò che è.
    Non conta (anche se mi dispiace) se i nostri tiepidi cattolici digeriscono tutto, non mi interessa nemmeno se Mons. Betori ha pronunciato parole, non sue, a favore del progetto (prima di vederla eseguita), mi interessa invece il fatto che un cubo di cemento armato non è un edificio adatto al culto della religione che ha messo al centro della storia la persona e ci ha dato, unica tra le tre grandi religioni monoteiste, la rappresentazione di Dio in forma umana. Questa religione, anche per un non credente, non merita davvero un affronto del genere e non merita tanta benevolente attenzione critica.
    Saluti (e grazie per i tuoi scritti inviatimi per e-mail)
    Pietro

  21. Patrizia Montuori ha detto:

    Aggiungerei alla lista di Cristiano di spazi “cristiani” (in tutti i sensi!) moderni ma non “inintelligenti” l’emozionante Capella di San Benedict di Peter Zumthor…

  22. Cristiano Cossu ha detto:

    Mannaggia, e io che pensavo di essere stato troppo esplicito :-) Vedi Pietro, anche linguisticamente io sono per la Terza Via e tu per un più schematico Bipolarismo Manicheo…
    Dai scherzo, grazie a te per il download
    ciao
    cristiano

  23. Pietro Pagliardini ha detto:

    Cristiano, come dice quella battuta, rivisitata: quando il gioco si fa duro…… lo stare nel mezzo fa sempre il gioco del più forte.
    Dunque viva il bipolarismo, con manicheismo pubblico e cromatismo privato.
    Ciao
    Pietro

  24. Antonio C. ha detto:

    Visto che nessuno ha il coraggio di dirlo, lo dico io … questa, per me, è un’architettura “nichilista” altro che … cristiana. E non è la sola, purtroppo!

    Sorry a Max se crede che la mia affermazione sia dovuta a mia sfrontatezza. Tuttavia può sempre smentirmi a meno che non si reputi che chi “lavora” tanto e grande ha diritto di fare quello che vuole, mentre chi è “piccolo” deve stare zitto e tenersi le sue opinioni per sè.

    Per Patrizia Montuori: a mio avviso a Peter Zumthor hanno assegnato (a denti stretti) il Pritker anche (e soprattutto) per la cappella di S. Benedetto (non vedo l’ora di tornarci e di sostarci!) anche se citano prevalentemente gli altri suoi lavori.

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