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Grazie Professore.
ma lo sa, professore, che l’edificio di Libera nella prospettiva di Aprilia -mi sembra il municipio- non è un cubo, come anch’io credevo quando mi sono messo a studiarlo attentamente? confrontando planimetria, prospettiva e bando di concorso -vinto, per la cronaca, da Concezio Petrucci, così come per il lungomare di Castel Fusano- si scopre che si tratta di una delle tre torri da prevedere (municipio, casa del fascio, chiesa), impostata come un edifcio dalla pianta stretta e lunga, con un prospetto quadrato addossato ad un blocco più basso, di due livelli (contro i 6 della torre). La pianta dell’intero edificio (torre più corpo basso) è anch’essa un quadrato. Tutto ciò si intuisce dalla facciata laterale, scorciatissima nella prospettiva. Tutto ciò inoltre rende, dopo tutto, ancora più interessante volumetricamente il progetto, anticipando -a sorpresa?- tanti giochetti volumetrici di svuotamento del cubo di una certa architettura contemporanea, soprattutto olandese.
ciò non toglie che nella prospettiva, volutamente, appare un cubo e così è stato interpretato da aldo rossi a modena – e, immagino, anche da purini a ravenna-, che a libera e sironi ha sicuramente e saggiamente guardato, così come agli antenati comuni, come boulleè.
questa discussione sul cubo nata estemporaneamente dalla chiesa di foligno è meravigliosa. grazie.
luca
Egr. Liuk, la suggestione di trovare una sorta di matrice comune, compositiva e figurativa, tra i tre cubi era stata da me ipotizzata……. senza alcun merito s’intende……..L’mmagine pubblicata, poi, dal Professore (che ringrazio ancora, per avere raccolto la “provocazione”), rende anvora più evidente la necessità, a mio avviso, di riportare, al centro della discussione, il tema della COMPOSIZIONE…….
Saluti
FdM
franco di monaco ha scritto:
Martedì, 12 Maggio 2009 alle 10:47:58
Egr Giovanni, il “cubo” di cui parlo è quello del cimitero di San Cataldo a Modena…..Come si fa a non ricordare un’opera strepitosa, grandioso esercizio compositivo…se valutrato rispetto all’intero impianto del recinto del cimitero; un Aldo Rossi che raggiunge il “sublime” ed il “poetico” nel realizzare un sacrario che è la casa abbandonata dalla vita che muore, come quando si lascia la casa abbandonata della vita…senza finestre e senza tetto…incompiuta come incompiuta è la vita. La città dei morti è come la città dei vivi nella poetica di Rossi che unisce, idealmente e spazialmente, la città dei nostri tempi alle città dei morti degli etruschi nel realizzare un cimitero.
Io ci vedo, idealmente, e qui sta la grandezza di Rossi che “recupera” gli archetipi compositivi della tradizione italiana, la figurazione del progetto di Libera per il piano di aprilia (1936, con cubo), oppure la pittura di quel grande “artchitetto-pittore” che era Sironi quando dipinge le metafisiche poerferie degli anni ‘20…A.Rossi-Libera-Sironi………Architetti immensi…..
saluti
Le differenze delle tre rappresentazioni del ArchiCubo sono enormi. Nell’ArchiCubo di Libera, per il Piano di Aprilia, la forma stereometrica del cubo è suggerita e smaterializzata dalle grandi riquadrature che attraversano tutta la profondità del volume, lasciando intravedere il paesaggio naturale e il cielo. In esso la vita scorre, mentre l’ArchiCubo di A.Rossi rappresenta tutto il peso della materia che non riesce a staccarsi dalla terra, nonostante l’alleggerimento con buie aperture da cui nessuno si affaccerà e percepite come simbolo della vita che non c’è. Così Sironi dipinge un ArchiCubo con finestre nere e ciminiera, manifesto ecologico e presagio di morte