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Qualità outletiana.
La fontana della prima foto ricorda qualcosa. Sparse per la ciociaria (e qui siamo alle porte della provincia di Frosinone) se non sbaglio ce ne sono di “simili”.. ma almeno non di plastica!
Secondo me E’ una architettura outletinana, perchè le finestre al primo piano sono murate e l’aspetto è quello finto e cartapestato degli Outlet.
Sicuramente son foto prese in qualcuno dei tanti “fashion discrict” sparsi in mezza italia … che alla loro apertura m’ha ricordato moltissimo Disneyland Paris …
e probabilmente da qui il “titolo” happy city utilizzato, sbaglio ?
In “città” come queste, necropoli tanto simili nella loro parossistica unità di stile ai Cimiteri Monumentali, non sono mai riuscito ad entrare, neanche per curiosità. Quanto é più consolante, se hai bisogno di un qualche capo di abbigliamento, mettersi a girare da via dei Giubbonari a via della Vite, oppure andare a zonzo nel quartiere Rinascimento e trovare, dietro una piccola vetrina, due anziane sorelle che con garbo mi sanno consigliare sul tessuto e sul taglio di un paio di pantaloni. Le saluto, chiedendomi se, nascoste nel loro vicolo, non sono simili agli ultimi giapponesi combattenti nelle jungle delle Marianne. Oppure, se vuoi rifarti gli occhi tra mille colori, sete, lane e cotoni, entrare da Bises a Palazzo Altieri, XVII° secolo! mica una “happy town” del XXI° alla ” the Truman Show”!
Mentre, per comprare un paio di pedalini mi “Imbevo de Fori e de strade”, mi chiedo se l’anacronista sono io, legato nostalgicamente a questi luoghi sin da quando, ragazzino, accompagnavo mia madre, sarta e ricamatrice, professioni anch’esse in via di estinzione, a comprare fili, rocchetti e bottoni da “Mani di Fata” o quelli che si mettono in fila a passo d’uomo sulla Pontina per raggiungere queste “ghost towns”. Non nutro nessuna critica, chi sono io d’altronde?, per questi miei contemporanei che vivono la loro città come un fastidioso inciampo alla necessità di spostarsi in branco sulle loro quattroruote per allontanarsi verso nuovi e fasulli scenari urbani. Però abbraccio con forza il grido di dolore di Vittorio Sgarbi contro il sindaco dell’Aquila che progetta di “chiamare le archistar del pianeta, Renzo Piano, Isozaki, Fuksas, Calatrava…., affinchè l’Aquila risorga più bella di prima (se aggiungeva: “più superba che pria!” era, alla Ettore Petrolini, ancora più ridicolo!).
Invece di fare rinascere le nostre polis, ci costringeranno, senza una fiera e intelligente opposizione, a vivere nelle necropoli. Vivere o morire sarà allora la stessa cosa….. A proposito, vi é capitato di vedere il deserto cantiere della Città del Nuoto di Calatrava in quel di Tor Vergata? Vuote buche tombali come neanche nella necropoli di Canne della Battaglia!
L’architettura posticcia dai colori improbabili finto-gotico, finto-romanico, finto-neoclassico e addirittura finto-postmoderno, incorniciata da musichette “spendi spendi” e dall’impressione di trovarsi in un sogno infantile e poi fuori le voragini nell’asfalto, le rotatorie abbandonate, la cortina lucida e splendente dei palazzi abusivi… non so di cosa preoccuparmi maggiormente!
Comunque, se non ricordo male, dovrebbe essere l’Outlet di Valmontone!