Una storia romana … i Mondiali di Nuoto … nel sogno di Calatrava …

santiago 1

Un’esemplare storia dei nostri tempi …

i lavori per i Mondiali di Nuoto …

cfr.: http://www.repubblica.it/2009/04/sport/vari/nuotomondiali/nuotomondiali/nuotomondiali.htm

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1 Response to Una storia romana … i Mondiali di Nuoto … nel sogno di Calatrava …

  1. sergio 1943 ha detto:

    Andai all’Università di Tor Vergata a sentire la conferenza del valenciano che veniva ad illustrare il suo progetto. Prima considerazione: era logico pensare che oramai si era fuori tempo massimo, sia perchè i tempi erano oramai corti sia perchè si stava già agitando la lobby del Coni che non ha mai gradito che si costruissero altre Cittadelle dello Sport oltre quella sua propria del Foro Italico. Ogni manifestazione deve avvenire nel suo feudo: Campionato Italiano di Calcio allo Stadio Olimpico che, anche con la sua copertura, tutto é meno che uno stadio di calcio, Campionati Internazionali di Tennis in eleganti Centrali pensati per uno sport allora d’elite e ora popolare, l’Accademia di Scherma usata per un’Aula bunker e via trasformando. Ancora un pò e di quella equilibrata fusione tra Natura, Architettura e Arte rimarranno pochi lacerti. Seconda considerazione: non si danno Archistar che, per dare un senso al loro lavoro in quest’alma città, non si nascondano dietro le più classiche forme e materiali. Solo ieri Piano e Meier citavano cupole con coperture in piombo, travertini e mattoni romani, la Hadid, forse la più fantasiosa, cita, nelle fluide forme del MAXXI, il lento fluire, lì a due passi, del fiume”boiaccia”. Calatrava, al nuovo Campus universitario, cita Circhi Massimi e le torri della Campagna Romana. Forse hanno ragione loro, le Archistar, o forse é indice di poche frecce al loro arco. D’altronde tutti quelli nominati sopra sono nella loro fase involutiva. Il loro periodo migliore é già trascorso e sono stati chiamati più per i loro meriti acquisiti altrove e precedentemente. Prima deduzione: che tristezza vedere tanto sfoggio di impegni e di speranze frustrato da pigrizie e incapacità di programmare. Seconda deduzione: che cosa resterà di tanto vacuo parlare demiurgico? Forse solo la dedica con rapido schizzo che Calatrava mi ha voluto lasciare su un suo catalogo appena acquistato.

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