Cattedre … pennelli … e l’imbecillità del “creativo” …

Manuela Marchesi, che qui ringraziamo, commentando il testo di Emanuele Arteniesi sui “paesaggi” giapponesi così ci scrive: …

“Non è un caso se le pratiche delle Arti tradizionali giapponesi producano emozione profonda, tanto da lasciare un senso di cristallina pace e di completezza.
Da loro i Maestri non “salgono in cattedra” ma lavorano con e per gli allievi che cercano nella pratica e nel loro profondo i gesti e la giusta disposizione interiore.
Non è un processo di pedissecua imitazione né la ricerca di un’interpretazione personale: il primo fine è quello di giungere allo stadio dell’agire senza forzature, per paradosso senza pensiero, senza farsi pedestremente la scaletta dei vari passaggi, senza alla fine alcun compiacimento.
La pratica fatta con questo spirito è un fatto che accade da sé per immedesimazione tra chi fa e ciò che sta facendo, con la naturalezza che un occhio distratto scambia per elementarità.
Insomma la pratica così praticata genera libertà dall’assillo del formalismo e apre all’essenzialità piena della forma nelle sue varie materialità, sia essa posta nella Cerimonia del tè o della calligrafia o nella fabbricazione degli oggetti di tradizionale uso, considerati come patrimonio imprescindibile del Paese.
Fatte le necessarie e dovute, nonché numerosissime differenze, questo senso delle cose si può afferrare quando si disegna dopo aver tanto disegnato, (anche male agli inizi…) da lasciare che lo strumento-disegno permetta di entrare in quello che si sta disegnando.
E ci vuole il disegno di mano penna matita carta e poca gomma, e la consapevolezza che la fatica non è in utile.
Questo mio pensiero è di una banalità talmente tale da essere fraintesa, sempre da quelli distratti, con la botta di genialità. Mentre credo che il genio vero non vuole il risultato tutto e subito con mossa creativa. Ecco, non si crea nulla , e ciò che il creativo crea sovente è una cavolata all’interno di un clichet.
Mentre il genio si assoggetta a pratica e disciplina non per farsi del male con moralistico cilicio artistico, ma per raggiungere lo stadio in cui il suo agire ha piena disposizione della sua capacità, anche critica, di esprimersi.”

M.M.

… e insieme ci rinvia ad un’indimenticabile lezione “americana” di Calvino …

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4 Responses to Cattedre … pennelli … e l’imbecillità del “creativo” …

  1. Biz ha detto:

    Va bene, anche se non è necessario andare fino in Giappone. Ma l’aggettivo su “imitazione” doveva essere con la q. Peccato …

  2. lucrezia ricciardi ha detto:

    Il BIz evidenzia quisquilie formali la sostanza evidentemente gli sfugge

  3. Guido Aragona ha detto:

    Mi spiace, m’è scappato, speravo che il prof. mi censurasse. Comunque faccio sempre difficoltà a distinguere fra forma e sostanza. Forse in questo sono troppo giapponese.

  4. manuela marchesi ha detto:

    …Biz, mi hai colta in flagrante pigrizia per non avere, dubbiosa, consultato il vocabolario…!

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