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Sono stata un’ habitueé dell’Augusteo quando portavo i miei cani alla passeggiata igienica, e nell’arco di trent’anni non mi è mai capitato di vedere l’acquitrino duraturo che c’è adesso. Eppure non è che nel tempo siano mancate le piogge torrenziali come le recenti…e questo è un altro mistero fra i tanti dei misteriosi lavori.
Al tempo che erano esposti all’Ara Pacis, ho visto i progetti della “riqualificazione” dell’area, notando come la voglia di lasciare il segno superi la fantasia: Adesso non mi ricordo i particolari, ma ciò che mi ha colpita è stata l’ostinazione a voler creare uno spiazzo, un continuum spoglio per unire i due complessi, accentuando ancora di più l’estraneamento con la città intorno, spiazzi per dividere e non accogliere, spianate abbacinanti (come le chiamo io) che secondo me nulla fanno per creare spazio urbano inteso come luogo amico. Lasciare un segno: ci pensavano festosamente quelle innocenti creature dei cani di quartiere che lì incontravano i loro amici, i loro amori e le loro antipatie…Così come si pensa diventerà l’Augusteo, manco i cani ci andranno con piacere, dovendo dribblare a stento i visitatori che visitando pensano di fare “cultura”.
Cara Manuela, anche Raffaele La Capria portava il suo amatissimo cagnolino Guappo a scorrazzare negli spazi intorno all’Augusteo. Su queste passeggiate ci ha scritto tenerissime righe. Se non lo hai fatto, leggi “Guappo ed altri animali” e il racconto “Ultima passeggiata con Guappo”. E’ probabile che tu e i tuoi fedeli amici vi siate incontrati con lo scrittore e il suo compagno di passeggiate ed é possibile che lo spirito di Augusto abbia apprezzato che almeno Guappo e i suoi consimili siano stati felici intorno alla sua ultima dimora mentre noi umani osserviamo perplessi una situazione che hai rappresentato perfettamente.
Caro “Sergio 43”,
non credo che potrò leggere “ultima passeggiata con Guappo”. Già da ora ho le lacrime agli occhi senza saperne niente… comunque grazie del suggerimento, leggerò gli altri.