La vasca … e il braccio pendulo …

mondriam2a

A proposito di alcune recenti installazioni napoletane riceviamo da Isabella Guarini:

“Caro prof.Muratore,
le invio una mia composizione chiedendole di pubblicarla sul blog, perché sintetizza concetti che avrei potuto esprimere a parole, ma sono stata attratta dal braccio pendulo dell’uomo che legge nell’acqua nella vasca, tra le sette di bronzo dorato che fanno parte dell’ installazione natalizia di Jan Fabre nella Piazza del Plebiscito in Napoli. Ripeto: un braccio pendulo da una vasca da bagno. Ci sono, è quello della Morte di Marat di Jacques-Luis David, conservato a Bruxelles nel Musées des Beaux Art. C’è, dunque, un forte legame identitario tra il belga Jan Fabre e l’uomo che legge nell’acqua, quell’acqua che costituisce uno degli elementi di dissidio in Belgio tra “Flemish and the Walloons”. Comincio a interrogarmi sulla scelta di esporre un presepio così particolare nella terra di “quanno nascette ninno alla capanna”. Ma il braccio pendulo della memoria oscilla e si ferma qua e là sul braccio del Cristo della Pietà di Michelangelo.Poi, di Pietà in Pietà, di Raffaello, Pontormo Caravaggio, David e Sinäkin, Marat! – You Too, Marat! Öljy kankaalle – oil on canvas.Di quest’ultimo so poco, ma si tratta pur sempre della macabra scena del braccio pendulo da una vasca simbolo della morte violenta. Di recente ho visto pubblicizzato un deodorante con il particolare dell’ascella di un braccio palestrato, non molle come quello di chi muore. Ma quale relazione ci può essere tra il Natale a Napoli e la morte di un rivoluzionario francese per mano di una donna, che ora riposa in un museo belga? Ci penserò! Saluti,”
I. G.

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4 Responses to La vasca … e il braccio pendulo …

  1. sergio 1943 ha detto:

    Il gesto di un artista ha sempre un significato. L’interpretazione che ne può dare l’osservatore può non essere la stessa di chi l’opera ha creato.Forse la mia interpretazione é fallace rispetto a quello che voleva dire Jan Fabre. Vediamo!Prima di tutto che cosa vuol dire quel braccio pendulo, privo oramai di qualsiasi forza vitale? Non é necessario essere Zeri per interpretarlo come l’immagine della sconfitta, della sconfitta di un’idea che voleva cambiare il mondo, di un’idea rivoluzionaria, prima che dell’uomo che l’ha incarnata. La morte del Cristo sta a rappresentare la morte ineluttabile dell’uomo e l’inanità della possibilità di un cambiamento senza l’impegno e il sacrificio di sè stessi. Ma almeno con Lui, Figlio di Dio, consustanziale con il Padre e con lo Spirito Santo, e con la sua Resurrezione la speranza vince e noi possiamo, se lo vogliamo, vincere e riscattarci di nuovo. Questo é il grande dono e conforto di chi ha fede. Per chi fede non ha? Per questi sorgerà sempre qualcuno che indicherà una possibile via di riscatto. L’ironia della storia é che poi quel qualcuno sempre soccomberà! Per quali motivi questo succede? Perchè l’idea era malata dal nascere? Perchè quel qualcuno era inadeguato al compito? Perchè le forze contrarie erano troppo forti? La risposta é compito degli storici. Io mi limito a elencare un pò di nomi che mi hanno sempre dato l’emozione di poter credere alla possibilità di un mondo diverso: Spartaco? Federico II? Cola di Rienzo?…..Marat? Il loro destino é sempre stata la morte violenta e, se non la loro direttamente, la morte dei loro sogni. Appare sempre, in un momento di debolezza, una Carlotta Corday che ti pugnala. Si chiede Isabella: che centra Napoli con Marat? A me, si parva licet, pare evidente! Le vasche (una vasca sola non poteva bastare!) rappresentano la volontà di una nuova pulizia fisica e morale della città, l’uomo nella vasca rappresenta Bassolino e la sua volontà di cambiamento, il dolce rivoluzionario nel quale abbiamo creduto per la possibilità di una Napoli radicalmente nuova, ucciso politicamente dalle sue inadeguatezze e da Rosa Russo Jervolino, novella Carlotta, che ha usato non il pugnale ma tonnellate “de munnezza”. Se questo é il messaggio di Fabre, che con l’occhio lungo dell’artista tutto ha previsto, tenetevelo caro quello strano e impressionante monumento di bronzo in Piazza Plebiscito. Come l’impressionante processione delle statue in bronzo sul lungofiume di Dublino, che rappresentano la tragedia della fame causata dalla carestia delle patate, come le mute steli del Memoriale delle Vittime dell’Olocausto a Berlino, questa infilata di vasche da bagno staranno a ricordare il fallimento di una classe dirigente, di una città, di un tessuto sociale. Posso, per concludere e come segno di una speranza che non può mai declinare, ricordare che John Kennedy, il Presidente che gridò di fronte al Moloch sovietico “Ich bin ein Berliner”, lasciando Napoli dopo una sua visita protocollare, scrisse all’amministrazione cittadina soltanto “VIVA NAPOLI!”?

  2. isabella guarini ha detto:

    Sergio, il tuo commento è impressionante, tanto è vero. Vivendo a Napoli mi sono volutamente sottratta all’unico significato simbolico che l’installazione di Jan Fabre possa avere in questo momento storico per Napoli. Ma sono tropoo coinvolta dall’illusione che non sia così. Ma il graccio pendulo non perdona.

  3. pasquale cerullo ha detto:

    Anche il braccio di crisofil

  4. eduardo alamaro ha detto:

    Cari amici muratorini,
    tra l’istallazione in piazza natalizia napolitana reale di Jean Fabre e l’Isallazione simulata web della Candelora della nostra Isolabella, preferisco senz’altro la seconda. Quella centrata sul “braccio pendulo” dell’arte para-politicante partenopea contemporanea. Che io interpreto, congettura per concettura, sui modi interrogativi alla Totò d’avanspettacolo. Siamo uomini o caporali dell’arte?
    Sarà pur vero infatti che “…l’occhio lungo dell’artista Jean Fabre ha previsto tutto …”, come ci assicura il critico nostrano Sergio ’43, ma qualche dubbio pur tuttavia permane, nella cronaca d’oggi.
    Fino a ieri pareva infatti tutto chiaro: Bassolino col culo a mollo nella vasca da bagno regionale; la Jervolino dal lungo coltello assassino tirato fuori all’improvviso da una montagna di sacchetti di munnezza comunale … ma (triplo salto mortale con piroetta surreale interpretativa) l’artista non poteva prevedere che il Corday liberattore avrebbe rivestito i panni dell’oscuro Laboccetta di AN che ha presentato oggi alla Camera dei depurati la mozione di sfiducia alla Jervolino. Accolta, sfiduciata, affondata, pare.
    E domani chi sa che cosa ci aspetta, a nuje napulitani, a proposito di culi sfondati politici (e poi messi a mollo nell’arte contemporanea)!! Saluti.
    P.S. dimenticavo di precisare che il compianto presidente americano John Kennedy non lasciò scritto, lasciando Partenope per recarsi a Berlino: “W Napoli!”, bensì “W il Napoli, Forza Vinicio!!”, credetemi, Eldorado

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