Pincio … come prima … peggio di prima? …

Carlo Ripa di Meana ci invia il testo di un suo recente intervento sullo stato delle alberature del Pincio dal quale, preoccupati e perplessi, associandoci, stralciamo: …
 “… Un disastro. Come prima del 10 settembre 2008. Solo le fontane, che allora quasi tutte non buttavano acqua, ora hanno l’acqua. Anche l’Orologio ad acqua inventato nel 1867 dal padre domenicano Giovan Battista Embriaco, che aveva sospeso il suo ritmo per i lavori del Supergarage, ha ripreso. Seppure avanti di tre ore sull’ora esatta. Per tutto il resto, nada de nada. Peggio, per il tempo trascorso inutilmente da quel giorno di settembre, quando il sindaco Gianni Davide Alemanno, all’inizio del suo mandato, ha detto no allo sventramento del Pincio per ricavarne il Supergarage deciso dal suo predecessore Veltroni.
Nelle due prime rampe da Piazza del Popolo è rimasto un solo albero. Scomparsi gli olmi, meno uno, in salita appunto. Scomparsi tutti i lecci verso Santa Maria del Popolo, in discesa. Non c’è più la statua di Dioniso sdraiato nella prima fontana addossata al muro dell’Hotel de Russie. La balaustra della seconda “prospettiva del Pincio” è sfondata da molti anni ed è ancora chiusa da un telaio di tavole, tra la prima e la seconda delle statue, i Prigioni con il cappello frigio, che decorano la balaustra. Scomparso sulla grande curva che si affaccia sui propilei del Canina il guerriero greco con spada e fodero. Rovesciato il cubo di marmo su basamento di travertino, cippo stradale dell’ultima curva. Scomparsi i cancelli dal lato Canova, statua dell’Estate, e dal lato statua della Primavera e Santa Maria del Popolo. Egualmente scomparsi i cancelli di fronte a Villa Medici sulla curva di San Sebastianello. Le opere murarie che segnano i tornanti sono zuppe di umidità e senza intonaco. I sentieri slabbrati, le Rocailles  incomplete, il Roseto ai piedi della Casina Valadier distrutto, alcune panchine in travertino divelte, vari busti decapitati, tra questi Plinio il Vecchio. La torre dell’acqua circondata da una serie di gonfiabili sgargianti, dedicati al Bob per le discese e ai Saltarin per il trampolino, e completati dal cavallo di cartapesta, Fulmine, pronto a dare, dimenandosi, emozioni da rodeo.
Poco più in là ecco la maestosa gibbosità di plastica per contenere centinaia di coperti in più (perché tornino i conti della gestione attuale della Casina Valadier) nel gazebo per grandi rinfreschi e matrimoni, il tutto sovrapposto, lato sud, senza imbarazzo al disegno neoclassico della Casina Valadier, già seviziata da infissi anodizzati. Le statue di benvenuto della città, il duo SPQR alla porta di Villa Medici, con i poveri torsi smembrati sui due basamenti di travertino. Il busto di Garibaldi, beato lui il Nizzardo, l’unica edicola curata del Pincio, avvolto in uno chador di ciclamini. E, soprattutto, dopo 139 giorni dalla decisione di bloccare il cantiere e salvare il Pincio, il bandone verde, altezza muro di Berlino, del cantiere ATAC – Cerasi, è ancora lì come allora, con le quattro palme alte e staccate sulle loro piccole zolle, e tutto il resto come un anno fa, quando fu aperto. Tutto fermo da mesi, ancora tutto lì, tutto tale e quale al gennaio 2008. Anche il bric a brac degli extra comunitari. Tutto immobile e già un po’ corroso. …”

C.R.D.M.

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2 risposte a Pincio … come prima … peggio di prima? …

  1. manuela marchesi ha detto:

    Che dire… Ed è per tutto ciò che Carlo Ripa di Meana ha elencato, che io è un pezzo che non salgo al Pincio, per non soffrire… Ripa di Meana dimentica però il Viale delle Magnolie occupato dal corridoio di verdi bandoni che, fino dal Piazzale delle Canestre, chiudono e dividono il Viale delle Magnolie per poi spaccare buona parte del Pincio dal lato che affaccia sul Muro Torto. Verdi paratie, quelle, per proteggere i movimenti-terra dei famosi e fumosi lavori. Oltre a tutto non si capisce la ragione di chiudere tutto il viale di cui sopra con il solo scopo del transito dei mezzi di cantiere: eccesso di vergogna? Libertà di fare come gli pareva? Una sbattuta di pugni sul tavolo per ribadire efficienza e grande impegno e strafottenza alla tempesta di critiche?
    Quando sarà riportato il tutto al “prima di” (Dei, aiuto!) sarebbe carino trovare un angolo garbato per un piccolo, ma piccolo monumento in ricordo dello scempio scampato per miracolo: una scarpa, come è stato fatto a Bagdhad (l’altra la conserviamo per ricordare l’incuria in cui si trova questo splendido giardino)…

  2. Gentili Giorgio Muratore e Carlo Ripa di Meana,
    sono sicuro che grazie alla vostra attenta sorveglianza l’Italia cambierà. I problemi di casa propria bisogna saperli affrontare con energici interventi, spostando altrove l’immondizia.
    Per questo avete vinto, a spese mie, dei viaggi premio: nelle campagne di Acerra, per una vostra lezione sul paesaggio, all’interno del quartiere Zen di Palermo, per una disquisizione sul tema abitare il contemporaneo e all’interno di una fabbrica del nord-est di soli lavoratori extracomunitari, per un dibattito sulla nostra forza economica.
    Grazie per il vostro prezioso lavoro,
    Salvatore D’Agostino.

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