Tra murajone e murajone …

Carolina Marconi, ancora a proposito di Mario Fagiolo Dell’Arco …

e sull’onda della più recente apocalisse tiberina …

“Dicevo di Mario Fagiolo Dell’Arco che per svariati decenni esprime anche in poesia il suo amore per Roma. Una visione, un solo esempio, che oggi come oggi vorrebbe scriverlo chiunque… magara puro Bertolaso… come se fa’ a tenesselo anniscosto?”

APOCALISSE A ROMA

Chiuso tra murajone
e murajone come in una morsa
de pietra, co la soma
der ponte sur groppone,
fiume, doppo una corsa
de mijara e mijara de mijara
de secoli, s’affiara
abbuffato de rabbia addosso a Roma.
Dà er pisto a ponte Mollo,
a ponte Quattro Capi, a ponte Sisto
e all’urtimo se sfoga
contro ponte dell’Angeli.
L’arco va a pezzi. Un botto
e un botto e un botto: l’angeli
tómmoleno de sotto.
In braccio è greve la colonna, in collo
greve è la croce – e la turma s’affoga.
Tocca a la chiesa.
L’acqua, un’intuzzata
e giù San Pietro, Sant’Andrea, er Gesù.
Una navata dietro
a una navata e giù
San Giovanni, Sant’Ivo, San Nicola,
Santa Maria Maggiore, San Lorenzo.
Abbottato d’incenso,
giusto in tempo se sgancia da San Pietro
er cuppolone – e vola.
Tocca ar palazzo.
Tutta una buriana
de tévole, de sassi,
de carcinacci – e crolleno Borghese,
Ghiggi, Panfili, Massimo, Farnese.
Strappato da lo stemma capitommola
a fonno all’acqua er drago,
la stella sfrigge, er gijo se spampana
e l’unica a l’asciutto, la colomma
apre l’ale e se pija er primo svario.
Spalla Funtan de Trevi,
Funtana de li Fiumi, Funtanone
der Giannìcolo: spalla
e Barcaccia e Funtana der Tritone,
l’acqua s’ingrossa in giro,
bulle de schiuma – e a galla,
in un riggiro d’api,
er Tritone se sbatte
cor cavallo marino e cor leone.
Er Colosseo e Castello e la Rotonna
vivi.
Ar primo respiro
s’increspa er travertino,
una colonna sgrulla er capitello,
una stàtuva azzarda un passo avanti,
sbatte l’occhio turchino
l’arco – e se guarda in giro.
Uguale a un telo troppo
teso se sgarra er celo
e tutto un ghetto d’angeli, angioloni,
angiolononi piomma
in picchiata su Roma – e da la tromma
schizza fora er zampillo
d’argento de lo squillo.
Da Borgo insino a Ripa una palude
struscia la lingua addosso
a sette gobbe ignude.
Sotto a un celo de bronzo corre un fiotto
de bolle d’aria a galla
all’acqua – e spalla a spalla
ariassómmeno schertri.
Intorno all’osso
ariciccia la carne,
dentro a le vene er sangue se scapriccia,
se gonfieno de muscoli le braccia,
su la bocca s’affaccia un ghigno amaro.
Piantato in celo su un tappeto d’ale
d’angeli, er sangue ancora
fresco sopra ar costato, punta un deto
sull’ommini un Cristone
ignudo, a petto in fora
e grinta de bandone.
E comincia er Giudizzio Universale.

M.D.A. 1975

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Una risposta a Tra murajone e murajone …

  1. Alberto Isopi ha detto:

    Il finale-colpo di scena di questa splendida Apocalisse, desta non solo sorpresa e maraviglia, ma anche una riflessione-domanda:
    il Giudizio Universale comincera’ proprio da Roma?
    E allora stiano in campana tutti quelli che hanno la coscienza sporca per gli scempi fatti e/o permessi (architettonici, logistici, estetici, culturali, sociali, ecc.). Si pentano orsu’, e vi pongano rimedio!
    Col “Cristone ignudo a petto in fora e grinta de bandone”… mica se scherza!

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