Edoardo Alamaro … insonne e domenicale … ci scrive: …
“Amici muratorini, un diversivo festivo nel giorno delle Forze a(r)mate.
Avete sentito alla “Mezz’ora” dell’Annunziata su Raitre ora pranzo Guzzanti padre? Un eretico, un fresco convertito al bene comune, all’etica protestante della città giusta. Dice che siamo finiti dalla padella della prima repubblica alla brace della seconda. Stavamo meglio quando stavamo peggio. Alla vecchia burocrazia & partitocrazia si è sostituita infatti la Mignottocrazia.
Non solo sessuale, ma mentale, politica, amministrativa, di (mal) costume. Di subitaneo avanzamento carriera & istantanea abbassamento cerniera. Tutto rapido e a merito, a discrezione totale. Peggio dei concorsi universitari e d’architettura, che qualche regola dovevano formalmente pur darsela. O no?
Insomma, per Guzzanti è la Mignottopolis totale. Quella in cui viviamo e che vediamo alla Tv. Con i ministri che sono solo delle trascurabili comparse. Meglio se belline, pulitine e gradevole. Commessi di uno show room alta moda design, a bassa democrazia: prego signora, si accomodi, votate e andate a casa, a partecipare davanti alla tivvu, … cartello numero uno, cartello numero cinque, pagnoncelli caldi democratici, … (c’è una percentuale sulle vendite, s’intende) …
E il Parlamento italiano oggi? E’ diventato un luogo assolutamente inutile, per il rinsavito Guzzanti. Solo un intralcio al Capo, un luogo di fannulloni a forza (d’Italia, tanto faccio tutto mi). Pieno di peones di partito, stipendiati e scelti apposta per conclamata fedeltà. Sembra proprio l’Università.
Messi lì solo per premere bene i bottoni, verde o rosso, a secondo degli schieramenti e del caso … una cosa stalinista senza Stalin. Senza nemmeno la scusante del progresso, del nemico ci ascolta, del piano quinquennale, del sol dell’avvenire. Tanto tutto è già avvenuto. E anche scaduto. E ora, ultima beffa, secondo Guzzanti, pare finita anche la spinta propulsiva alla città liberale e al governo liberato da e di Silvio.
E che mi rimane stasera, amici miei? E’ vero che, come ho letto in una pubblicità nel metrò: “i grandi sogni sono sempre a puntate”. Ma i soldi per le (mie) puntate son finiti.
Non mi rimane che un economico antidepressivo: scrivo a Muratore, a questo santo blog, all’Isolabella nostra assoluta. Ricordando insieme un simpatico proverbio napoletano pre-Silvio, pre-Mignottopolis e pre-Albanese. Recita così, profeticamente: “Tira cchiù ‘nu pilu ‘e femmena ca nu carro ‘è buoje!!” Indovinate voi di chi sono i buoi e di chi è ‘o pilu ‘e femmina? E se non lo indovinate chiedetelo a Guzzanti, che la sa lunga!
Saluti e buona notte alla città”
Eldorado




Ma come fai, caro Ala, a vedere di domenica un senatore della repubblica che, in televisione, si fa la mezz’ora con una giornalista alluvionata. Io tengo il televisore ben chiuso per non turbare il pranzo domenicale con i miei figli e nipotini, Sono all’antica io, ma vorrei fornirti un’altra occasione per la ricerca de ‘o pilu ‘e femmina. Ho visto, da più parti sulla stampa, la foto della “guzzantina di papà” che imboniva gli studenti dell’Orientale a Napoli, invitandoli a riprendersi il mondo. Eran trecento, con le facce silenti e inebetite intorno a Lei che poggiava le chiappe sulla cattedra, con la francetta da collegiale e le labbra silicon valley, da far invidia alla Valeria Marini. Una ancor-woman, profeta di castità politica, che subliminalmente pubblicizza il suo spettacolo a spese dei fessi. Meglio chiudere la tv e assaporare il ragù della domenica nella mia stanza da pranzo, da cui posso vedere il Vesuvio, pregandolo di non perdere la pazienza. Cià, cià !
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Isabella, per il ragù sono disposto a tutto, pure a continuare a provare i concorsi :-)
saluti
c