Roma … ininterrotta …

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Venezia 08 …
Sotto il titolo UNETERNALCITY
che vorrebbe fare il verso, trent’anni dopo, a ROMA INTERROTTA …
una ininterrotta sequela di stronzatine …

dai tricicli di cartone … alle astronavi di cristallo …
passando per i mulini a vento e l’orso bruno sul raccordo …

tutto lo sciocchezzaio pseudogiovanilistico di un’accozzaglia di stagionati ragazzotti, esausti protagonisti di una generazione precocemente rincoglionita a furia di furbate, mossette, stranezze modaiole, invenzioncine, e strizzatine d’occhio …
tanto supponenti, quanto dozzinali …

al confronto …
Roma Interrotta …
che non era poi nemmeno un gran che …
sembra roba da super intellettuali …

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12 Responses to Roma … ininterrotta …

  1. Suor Patata ha detto:

    Grande! Una capacità di sintesi che fa polpette di 10 anni di sterile stylish romano. Rimane la curiosità di sapere cosa ne sarebbe stato di loro se non fossero stati romani (parlo degli italiani ovviamente), magari avrebbero conosciuto altro oltre photoshop e Morassut… Che rosicone che sono…

  2. pi ha detto:

    Come sono d’accordo!!!!!

  3. Grazie Professore, mi ha tolto le parole di bocca, anzi, ha trovato per me quelle che non riuscivo a trovare (anche perche’ sinceramente il mio cervello non si e’ dedicato particolarmente a quel che ho visto)
    Concordo con la eccezionale sintesi.

  4. x ha detto:

    Sono perfettamente d’accordo con lei!
    Conosco qualcuno dei partecipanti che insegna, e pretende di trasformare le nuove generazione in nuovi giovani “stagionati ragazzotti, esausti protagonisti di una generazione precocemente rincoglionita”.

  5. bikila ha detto:

    io sti rincoglioniti li avevo gia adocchiati ai tempi della pantera…

  6. sergio1943 ha detto:

    Ho ripreso dalla mia bibliotechina il catalogo della mostra “Roma interrotta” del maggio-giugno 1978 (trent’anni!), ho risfogliato quelle pagine, ho rivisto quei progetti, quei planivolumetrici secchi, fortemente chiaroscurali che allora andavano per la maggiore e che si ritrovavano nelle pagine di “Controspazio”, quel gioco essenzialmente intellettuale di ridisegnare la realtà più vera del vero della pianta del Nolli. Ho risfogliato l’intrigante studio di Paolo Poroghesi che analizzava le analogie tra l’ambiente fisico e quello urbano come necessità di riallacciare il colloquio tra antico e moderno come unica strada possibile pur riconoscendo orami interrotti i canali della continuità culturale (nasce forse dal disperato tentativo di ritrovare quei canali il suo “post-moderno?). Ci leggevi la dura necessità di continuare comunque a disegnare, di non “perdere la mano” in quegli anni feriti dalle prime crisi economiche che comportavano anche il rarefarsi delle opportunita di lavoro. E si disegnava, si disegnava fino ad essere sommersi dalle carte e dai fogli di masonite. Alcuni, i più bravi a disegnare, scoprirono un nuovo canale di reddito; se era scomparso il cantiere c’erano nuove gallerie che esponevano, ben incorniciata, quella “Architettura Disegnata”, gomito a gomito con quelle d’arte, più tradizionali. Insomma, facciamola breve! Ho ingenuamente sperato, anche forte della battaglia per l’Ara Pacis prima, per il Pincio poi, battaglia che si allarga alla conservazione e rispetto di tutto il Centro Storico, che UneternalCity potesse essere una mostra sull’Architettura possibile per ricucire le slabbrate periferie moderne. Se invece la mostra in questione é la solita “sequela di stronzatine” da rivendere ai collezionisti, allora, detto alla veneziana, “Ghe vada in ramengo!”

  7. gabrielemari ha detto:

    Beh vabbè!
    Non c’è proprio niente da aggiungere…

    La vista di questi “allestimenti” mi ha ricordato un aneddoto.
    Comincio a seguire il corso di Interni (non dirò il nome del docente, che siamo sempre alla Sapienza…).
    Prima lezione: presentazione del corso, interessante, cose molto cool, penso “figo!”.
    Seconda lezione: l’assistente che tiene la lezione sta 2 ore seduto sopra un banco a parlare di Francois Truffaut, della sua collezione di immagini cinematografiche e di una mostra-allestimento fatta tutta di tubi innocenti.
    Abbandono subito il corso.

    Ma quelli che sono rimasti a seguirlo, sono quelli che oggi allestiscono ‘ste cose con gli scooter di cartone che manco gli show room della Piaggio (con i cuoricini nelle ruote: unbelievable!)

  8. Suor Patata ha detto:

    Chissa’ cosa avremmo fatto al loro posto? Meglio? Boh.

  9. Alessandro Camiz ha detto:

    “…Quale dell’Arzenà dei Viniziani
    bolle d’inverno la tenace pece
    a rimpalmar li legni lor non sani,
    chè navigar non ponno, e in quella vece
    chi fa il suo legno nuovo, e chi ristoppa
    le coste a quel che più viaggi fece;
    chi ribatte da proda e chi da poppa;
    altri fa remi, ed altri volge sarte;
    chi terzuolo ed artimon rintoppa…”

    (Dante Alighieri: XXI canto dell’Inferno)

    Ho avuto’avventura di organizzare (con Incontri Internazionali d’Arte), disegnare (con Sartogo Architetti Associati) e realizzare (praticamente da solo) l’allestimento della “Roma interrotta” alle Artiglierie dell’Arsenale della 11.Biennale di Architettura di Venezia.
    E devo dire che la visione del Prof. Muratore, coglie nel pieno.
    Spero di non essere troppo “guelfo bianco” nell’affermare che la migliore chiosa sulla kermesse neo_interruttivista veneziana e quella formulata dal Poeta, durante il suo soggiorno veneziano, 7 secoli addietro: attualissima.

    Pero’ Aaron Betsky ha fatto un buon lavoro, nel complesso.

    Cari Saluti

    Alessandro Camiz

  10. armando roma ha detto:

    Qualcuno ha mica caricato su youtube il surreale video dei Giammetta e Giammetta alla ricerca della Paracity????
    Interessante la sequenza del loro puttantour sulla Salaria con relativi aggraziati commenti e ricerche di prostitute minorenni.
    Roba da codice penale…. Spero che Napolitano durante la sua visita non si sia soffermato troppo a lungo in quella sala!!!

    Ma il curatore della mostra dov’era… c’era… chi era?

  11. Alessandro Camiz ha detto:

    Debbo aggiungere,
    ad onor del vero, che tra le lucette di “Uneternal city”, un signore che si chiama Clark Stevens
    http:/www.newwestland.com
    senza saper ne leggere ne scrivere, si presenta con la ricostruzione dettagliata degli eventi astronomici che prefigurarono l’avvento della cristianità.
    “In hoc signo vinces” e il sogno costantiniano si rivela una visione lucida, storicamente coerente in grado di spiegare alcuni degli eventi piu significativi della urbanistica romana del XIX, avezzanese o più in generale torloniana. Sorpende decisamente che tra tanti esponenti della scuola romana sia un signore architetto, capace vivaddio di leggere il luoghi, a dare un contributo così significativo alla storia della città di Roma. Lo Stevens interrogato da me “come hai fatto a trovare l’allineamento ?” risponde berninianamente “è l’allineamento che ha trovato me!”

    Bravo !

  12. Alessandro Camiz ha detto:

    I must admit,
    to honour the truth, that within the sparkling lights of “Uneternal City”, a guy called Clark Stevens
    http:/www.newwestland.com
    as if he didn’t know about us, comes up with the detailed reconstruction of the events that preceeded the advent of christianity.
    “With that sign thou shall win” and the constantinian dream becomes a clear vision, historically coherent, capable to explain some of the most relevant events of roman, avezzanian and more generally torlonian townplanning of XIX,
    It is amazing that within so many “roman” architects called at the “roma interrotta, the revenge” an architect, a sir architect, a place reader thanks god, is the only one to give a so meaningful contribution to the understanding of the history of the City of Rome. The Stevens to whom I asked “how did you find the alignment” answered in the Bernini’s manner “it is the aligment that found me”.

    Bravo !

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