Pincio … ultimo … Warter … nimby … i care …

Riceviamo da Sergio Marzetti questo condiviso commento sull’ultimo, sorprendente, intervento quotidiano sul Pincio …
firmato nientepopodimenoché … dal magico Walter …
primo e insieme ultimo e granitico difensore della grande cazzata pinciana …

“E’ un triste spasso leggere i giornali in questi giorni. Ultimo ad intervenire é Veltroni sul Corriere di oggi.
1a PERLA) “San Sebastianello con le auto, come via di Ripetta, fino all’Ara Pacis, sono degli orrori. Il “moderno” conservatorismo preferisce questo orrore a un intervento innovativo?” Siamo d’accordo con lui che le file di macchine parcheggiate sono come la sporcizia in casa. Ma, come la padrona di casa negligente alza il tappeto persiano e ci spinge sotto lo sporco, l’ex-sindaco alza il Pincio come un tappeto e ci spinge sotto le lamiere.
2a PERLA) “E d’altro canto: a Place Vendome non c’è forse un parcheggio?” L’ex sindaco dovrebbe sapere che Place Vendome é solo la magniloquente copia napoleonica del modello universale che Roma offriva. Si potrebbe ipotizzare un parcheggio sotto Piazza Colonna ( a parte la risibile distinzione tra “scavo verticale” e “scavo orizzontale” proposta da La Regina)?
3a PERLA) “Nel cuore della Parigi storica non é stata collocata la piramide di Pei?” L’ex sindaco dimentica che la sua giunta, con gradimento generale, ha fatto coprire con un’aula vetrata il “Giardino Romano”, allargando lo spazio dei Musei Capitolini? Preso dalla trebisonda e dalla vis polemica Veltroni dimentica pure quel che di buono ha fatto!?
4a PERLA) “Il tridente nasce dalle grandi idee urbanistiche del Rinascimento e diventa un modello dell’idea barocca e poi neoclassica della città. E’ giusto che questa meraviglia sia un parcheggio di lamiere?” Magnifico! Complimenti! Allora, converrà anche l’ex sindaco, alla luce del suo entusiasmante sfogo, che non é giusto che questa meraviglia diventi un ricovero di lamiere.
5a…6a…7a…ecc. PERLA) Le altre andatevele a leggere; sono così tante e spropositate che mi colpisce il fatto che escano da un campione, almeno si dice, della cultura di sinistra.
P.S. Guardate inoltre le foto del parcheggio Ludovisi, del terminal Gianicolo e del Galoppatoio che, onestamente, “la Repubblica-Roma” presenta a pag. III. I parcheggi sono tristemente semivuoti. Ma, sostiene l’ex sindaco, questo non avverrà al Pincio perchè “il 90% dei posti macchina previsti sono destinati ai residenti”, a Lor Signori. Inoltre, continua sempre lui, i proventi previsti, pari a 60 milioni di euro, “sono, in base alla delibera comunale del 2006, interamente destinati alla pedonalizzazione del Tridente, alla riqualificazione del centro storico e alla manutenzione e conservazione (sic!) della Terrazza del Pincio”. Insomma, sempre più la città sarà divisa tra nuovi Plebei e nuovi Patrizi. Questi ultimi, come Lucullo ricoverava i suoi cento cavalli nella sua villa al Pincio, ricovereranno le loro migliaia di cavalli-vapore nelle viscere del colle.
Ecco spiegato in maniera lampante la causa del tracollo elettorale della giunta Veltroni.”

S.M.

Tra le varie uscite a sproposito dell’ineffabile Warter mi si consenta una sola notazione …

mi ha colpito verso la metà della terza delle quattro colonne fitte fitte della “lettera” a Papa Mieli una parola in corsivo, lasciata lì con tipica noncuranza anglosassone: nimby, che nel contesto suonava desolante: “Ma si sa, siamo nel Paese con la sindrome nimby più acuta del mondo … etc. etc.” …

Ma che sarà ‘sta “sindrome de nimby” che pare che ce l’avemo tutti ma manco sapemo de che se tratta e Lui ce la cita come fosse acqua fresca? …

so’ annato a véde sur solito Wiki … e sai che te trovo?

“Con NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. “Non nel mio cortile“) si indica un atteggiamento che si riscontra nelle proteste contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite, come ad esempio grandi vie di comunicazione, sviluppi insediativi o industriali, termovalorizzatori, discariche, depositi di sostanze pericolose, centrali elettriche e simili. L’atteggiamento consiste nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull’ambiente locale.”

francamente … ma che c’azzecca colla questione del Pincio?

caro Warter … tu vo’ fa’ l’Americano … ma …

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6 Responses to Pincio … ultimo … Warter … nimby … i care …

  1. Professore anche lei su Wikipedia?
    Forse non è corretta chiamarla sindrome ‘Nimby’, chiamiamola sindrome del ‘centro storico’, ma è possibile che ancora perdiamo tempo su queste cose?
    Quando cominciamo a parlare di architettura?
    Quando ci accorgeremo che queste beghe sono tra architetti e politici snob, appunto, del ‘centro storico’?
    Il patrimonio immobiliare italiano è duplicato negli ultimi quarant’anni e non certo di opere architettoniche, ma di bassa e squallida edilizia. A mio parere, uno dei problemi è da attribuire ai critici di architettura, che hanno perso molto tempo a guardare i frutti del proprio giardino dimenticandosi di fare il proprio mestiere: stimolare il dibattito architettonico senza dogmi da rispettare.
    Basta: gna! Gna! Gna!
    Con stima per la sua intelligenza Salvatore D’Agostino

  2. Manuela marchesi ha detto:

    N.i.m.B = Not in my Back…
    Le opere citate da Veltroni sono “oggetti” che, se proprio si vuole, possono essere demoliti senza conseguenze disastrose ( domanda: ma in fase di pensamento perché sul ponte di Calatrava non c’è una parte senza gradini, ché anche a Venezia esistono infanti in passeggino, carrelli della spesa e anche persone disabili…?)
    Ma è così tanto difficile capire che andare a svuotare una collina, e che collina!, è un’operazione senza ritorno, e lo è tanto più in quanto, per l’uso previsto, deve per forza essere dotata di tecnologie che intaccano in superficie (prese d’aria, sfiatatoi, ecc.)
    Non capire una cosa tanto semplice dimostra o stupidità totale o disonestà intellettuale:
    Per un assaggio delle “puzze” al Pincio, andare dietro la Casina Valadier, là dove c’è l’affitto-bici a ridosso della cisterna-di-legno, vicino al muro di cinta di Villa Medici: ci sono gli sfiati della metropolitana e si sente là intorno tutto il fetore dell’underground!
    Sabato, nell’ambito della manifestazione che si farà, sarà opportuno verificare di persona la realtà della situazione per avere idea di ciò che potrebbe succedere.

  3. sergio1943 ha detto:

    Ma sì, Salvatore, basta parlare di ammuffita storia dell’architettura, parliamo solo d’architettura! Ma l’architettura di cui parli tu, senza la storia, che non si nutre di dogmi ma é essa stessa a stimolare il dibattito architettonico, diventa soltanto patrimonio immobiliare da valutare in metri cubi e metri quadrati decuplicati negli ultimi quarant’anni, solo più o meno bassa e squallida edilizia. Anche quando l’edilizia vuole essere di pregio, senza il controllo della cultura da parte di tutti gli operatori, diventa insensata. Faccio un esempio: c’é stata una lunga querelle in questo blog su Zaha Hadid, sulla sua opera in generale e sul suo MAXXI in particolare. A maggioranza si é deciso che la Zaha é quanto meno fasulla. Be’, io non lo credo ma analizziamo l’episodio. Il comune, primo operatore, decide meritoriamente di dotare Roma di un Museo delle arti del XXI secolo. Dove lo collochiamo? Poichè la Capitale d’Italia non ha una lira, si decide di sfruttare l’area delle caserme di via Guido Reni senza chiedersi se la localizzazione é la più idonea; é solo la più economica (Io , che non sono nessuno, eh!, bando alle presunzioni!, avrei preferito l’area delle caserme di Viale Giulio Cesare), come quando, dovendo localizzare l’area per l’Auditorium, si scelse il parcheggio dello Stadio Flaminio solo perchè la scelta, essendo un parcheggio, non costava nulla (io avrei preferito, come aveva proposto Paolo Portoghesi, l’area del Borghetto Flaminio ma gli espropi costano. E vabbe’! ma i tanti milioni per l’Ara Pacis meierana, opera non necessaria, furono trovati!). Poi il comune, primo operatore, pur avendo in casa ben tre facoltà d’architettura (poteva fare almeno un concorso!), si guardò bene dal tenerne conto ma, come per Meier, chiamò direttamente l’architetto anglo-pakistana. La Zaha Hadid, secondo operatore, fece lo stesso errore di Meier. Non si curò del contesto e della sua storia e, come l’architetto USA ci impose il suo stile californiano, la Zaha ci impose i suoi stilemi, visti e rivisti. Come sarebbe stato generoso da parte di tutti e due, rivedere le loro certezze, le loro abitudini e, dall’incontro con la città e la sua morfologia, offrirci qualcosa di rivoluzionario! Senza voler esagerare, ma vorrei ripetere con Goya che “il sonno della ragione genera mostri”. Il sonno della ragione del Comune, di Meier e di Zaha ha generato i mostri che ci hanno ferito come ci ferisce e ci spinge a lottare l’altro mostro non ancora nato, il parcheggio del Pincio. Quindi la lotta é buona, Salvatore! A questa lotta ci spinge solo l’amore per l’Architettura. E’ una lotta che non merita la tua sufficienza. Anzi, VIENI E LOTTA INSIEME A NOI!

  4. pinello berti ha detto:

    Caro Giorgio,
    Chi salverà il sistema di rampe, fontanone, statue, belvedere dal “Pincio” sulla piazza del popolo, le vedute sui viali 800-centeschi fino al sistema bramantesco di San Pietro ( anche allora osteggiato) da una nuova terrazza nel parco pubblico della villa dei Borghese, ma sopratutto dai Tuoi blog-ghisti, nichlisti, visibilisti, proibizioinisti ???
    In un recente passaggio in TV, del film di Brian DePalma il profugo -“balzero”: Tony Montana da Cuba, – esageratamente interpretato dal bravo Al Pacino – si sfoga contro i comunisti ( = neo-post-fascisti) i quali: “pretendono di dirti sempre quello che devi fare…” Così, anche Vezio DeLucia, ieri, su un quotidiano, a diffusione gratuita nella capitale, scrive che: non si devono fare parcheggi nei centri storici,… tutti a piedi o su auto-bus; i quali si sa… sono sempre a disposizione ed agibili e mai costretti nel traffico per ore ed ore !!!
    E ora si pensa al Pincio dimezzato: da 700 a 400 auto, la modifica consentirebbe di continuare gli scavi e sopratutto evitare le penali: ipocrisie italiche.
    Con indagini sommarie si fotografa sui quotidiani che i frequentatori delle autorimesse pubbliche si concentrano vicino alle uscite, alle rampe e sui piani più prossimi al livello della città. E’ credibile e le immagini lo confermano, ma in quali ore, giorni e mesi dell’anno ??? Non sarà, come sempre, questione di costi, disponibilità di monete, schede in-comprensibili, sbarramenti, percorsi oscuri, pericolosi (in certe ore della sera e della notte), carenza della sorveglianza, anti-incendio, estintori revisionati, aeratori potenti e silenziosi, estrattori dei fumi degli scarichi, raffrescatori, riscaldatori, bocche di lupo per ventilazioni naturali, telecamere, informazioni, lavagne luminose, dispensatori di monete ex-change, caffè, bevande, cabine per telefonìe non oscurate, distributori di giornali, informazioni turistiche, di eventi con mappe stradali … eppure si paga e anche tanto !!!
    Mancano ascensori + scale di sicurezza + aeratori, per tutte le abilità a brevi distanze di un massimo di 25 metri; come si visto realizzato sul nuovo lungomare di Riccione ( per metà) già tutto pedonalizzato ed attrezzato.
    Dal 15 settembre torna in vigore il nuovo piano tariffe tra le strisce blu aumentate a 1,20 Euro/ora nelle ZTL (zone a traffico limitato).
    Dopo nove anni di errori una grande arteria di traffico: Viale Libia torna alle auto.
    Perchè in Italia tutto quanto progettato dagli avversari politici, nell’alternarsi ed auspicabile avvicendarsi democratico, segue logiche faziose?

    forza e coraggio e tanta umile autocritica,

    pinello berti
    dalla Val di Genova, Alpi dell’Adamello-Brenta

  5. Sergio,
    spostavo l’attenzione dalle piccole beghe tra amici alla sistematica distruzione del nostro territorio. A mio avviso credo che sia un’eccessiva attenzione verso gli archistar e una sottovalutazione sugli obbrobri degl’archipop-olari locali. Credo che il 99%-99,5% dello stupro avvenuto sul nostro paesaggio è avvenuto ad opera dei nostri tecnici arroganti e ignoranti, magari avessero tutti la cultura e la preparazione dell’anglo-irachena Zaha Hadid!
    Spostiamo le nostre prospettive, non guardiamo solamente il giardino sotto casa, non critichiamo solo le opere degli ‘stranieri’ ci rende molto provinciali e stupidi.
    Grazie una sufficienza stimola per migliorare, magari la prossima volta merito un ‘buono’.
    Saluti.

  6. sergio 1943 ha detto:

    Più che giusto, Salvatore! Il giardino d’Europa é ridotto asfittico e polveroso come gli Horti Farnesiani sul Palatino (ci sono stato dopo tanto tempo, forse troppo..brr! che impressione!). L’attenzione, che io non giudico eccessiva dato i temi coinvolti, sull’operato a Roma delle cosiddette archi-star (brrr! che brutto termine!), ha smosso il giusto dibattito, da te desiderato, sullo stato della nostra arte. Quello che si é contestato ai due maestri (al Rutelli é stato contestato ben altro: quello di aver scelto quel luogo per darsi una patente di uomo di mondo! Il Vaticano scelse per Meier, con la sua saggezza, l’estrema periferia!) é stato di non aver saputo o voluto leggere il luogo (per esempio, molto della teca dell’Ara Pacis Meier l’aveva già disegnato per Barcellona; ma Barcellona non é Roma, devi fare due letture diverse!). E’ vero anche, come dici, che i nostri archipop-olari (giusta definizione!) sono altrettanto responsabili, al 99%-99,5% (forse troppo?), di aver anche loro manomesso, nel loro piccolo, i nostri luoghi non avendo la capacità di comprenderli (però avverto che qualcosa sta cambiando, basta girare un pò in provincia e vedo una maggiore umiltà e coerenza nelle proposte perchè anche in provincia arriva, dai nostri dibattiti, la convinzione che non tutto é lecito e possibile fare).
    Questa recente discussione sul parcheggio al Pincio, come vedi, si mantiene sulla stessa prospettiva dei dibattiti precedenti. Questa volta non critichiamo un’opera di “stranieri” (hai sentito qualcuno criticare apoditticamente il progetto per impianti sportivi di Calatrava al Campus di Tor Vergata? Non siamo nè provinciali nè stupidi!) ma un’opera che, disgraziatamente, é tutta farina del nostro sacco, una enorme caverna divisa da svariati solai! Pensa un pò che opera d’architettura! Ma tu ci pensi? Un domani, se il parcheggio verrà realizzato, quando tu, Salvatore, alzerai lo sguardo, comodamente appoggiato all’obelisco, verso la fronte del Valadier, non potrai non immaginare, come se osservassi una lastra radiografica, il tumore che é cresciuto nella pancia di quel vetusto colle.

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