Opere “pubbliche” … interessi “privati” …

Salvatore Bonadonna pubblica oggi su Liberazione: …

Il megaparcheggio nel ventre del Pincio

“Italia Nostra ancora una volta benemerita nella battaglia culturale e politica per evitare che su Roma si abbattano nuove sciagure; questa volta, sotto la forma di un megaparcheggio nel ventre del Pincio, sotto la storica terrazza e dietro i percorsi disegnati da Valadier nella progettazione dell’incontro di Villa Borghese con la Piazza del Popolo. Dopo le petizioni, la raccolta di firme, le manifestazioni per scongiurare che una opera tanto impattante quanto inutile prendesse il via, Italia Nostra ha informato il sindaco Alemanno di avere presentato un esposto alla Corte dei Conti e alla Direzione di Sorveglianza dell’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici. Sarà interessante vedere come reagirà il sindaco che aveva dichiarato la sua contrarietà all’opera durante la campagna elettorale e che, adesso, dovrà pronunciarsi formalmente con un atto della sua Giunta. Le cronache ci dicono di opinioni diverse e contrapposte nella maggioranza. E’ nota la contrarietà del capogruppo del Pdl Cicchitto e, al contrario, il possibilismo del sottosegretario ai Beni Culturali, nonché coordinatore romano del Pdl, Francesco Giro. Nella sinistra, anche in quella parte che aveva approvato il progetto con molte cautele e per fedeltà di maggioranza, pare evidente che le riserve debbano sciogliersi in senso negativo dopo la scoperta di reperti archeologici importanti di cui non c’era traccia negli atti amministrativi di approvazione, anche se documentati in testimonianze di autorevoli archeologi e segnalati come possibili dalle sovrintendenze chiamate a rilasciare i pareri.
Adesso che i lavori di scavo hanno evidenziato la esistenza di una domus, vengono al pettine tutti i nodi del pressappochismo opportunistico con cui si adottano le decisioni importanti nel nostro paese e nella città di Roma in particolare. Studi preliminari mancanti e sostituiti da generiche valutazioni, pareri che appaiono correttissimi e rigorosissimi ma che nascondono le verità dietro il rituale “a condizione che” o il rinvio a successive verifiche. Intanto, però, vengono assegnati gli appalti che sono il vero motore delle opere più o meno pubbliche o di interesse pubblico; le amministrazioni si compromettono con le imprese che, come se fossero all’oscuro dei problemi esistenti, lamentano i danni di una eventuale revoca del progetto e ne rivendicano il compenso.
I politici, a quel punto, normalmente, si trincerano dietro il costo rilevante delle penalità insorgente a carico dell’amministrazione e, altrettanto normalmente, danno continuità all’opera dannosa e, prima, osteggiata. Il problema urbanistico o ambientale, affrontato in malo modo e anche in dispregio delle normative europee, diventa, così, materia di giustizia contabile o penale perché le vie normali e ordinarie, agibili in tutta Europa, da noi sono considerate inutili complicazioni e lacci che impediscono lo sviluppo. Si fa conto sul fatto che difficilmente qualcuno paga. Ricordate la vicenda del Ponte sullo Stretto e la penale da pagare perché l’amministratore aveva assegnato alla società aggiudicataria l’appalto qualche settimana prima che il Governo potesse revocare la decisione di fare quell’opera inutile e dannosa oltre che costosa?
La triste verità è che, ormai, purtroppo, l’affermazione ipocrita che le opere pubbliche “non sono né di destra né di sinistra” è diventata senso comune a cui reagiscono solo quanti si pongono il problema della salvaguardia dell’ambiente e della cultura e quanti, consapevolmente, perseguono un altro modello di società e, quindi, di città.
II progetto del parcheggio sotto il Pincio appartiene a quella categoria di opere che servono a chi le commissiona pensando di ottenere consenso politico e a chi la realizza perché, sicuramente, ne trarrà una massa enorme di profitto. Ma è un progetto privo di senso come quasi tutti quelli che fanno capo al Piano Urbano Parcheggi. Infatti mentre in tutte le capitali i parcheggi, che per loro natura sono attrattori di traffico, vengono concepiti come strumenti della politica della mobilità urbana con l’obiettivo di allontanare e ridurre il traffico nei centri storici, a Roma sono pensati come ricovero di auto che arrivano nel centro città e non trovano posto in strada. Sono pensati come occasione per fare tanti soldi: il rapporto tra costi e ricavi può essere elevatissimo sia nella vendita dei posti auto sia nella gestione del parcheggio orario.
Anche questo aspetto fa capo a quella idea di città che si è appalesata attraverso il Piano regolatore. Una occasione di affari, capace di fare crescere il Pil e, contemporaneamente, la miseria, l’emarginazione e la povertà. Alla città degli affari si danno milioni di metri cubi e il parcheggio; alla gente che vive la città il peggioramento delle condizioni di traffico; a quella della marginalità, l’illusione della sicurezza con le camionette dell’esercito davanti alle ambasciate. Veltroni aveva giudicato che questa fosse la migliore idea di città; Chicco Testa, per conto della Sta, ha condiviso e, per questo, proposto il parcheggio del Pincio e sostiene ancora che è necessario e fattibile. Sulla necessità serve la prova; la fattibilità tecnica è scontata se conta il profitto di chi fa l’opera e non ha valore alcuno il bene archeologico, quello monumentale, quello paesistico ambientale, quello culturale che individua lo spirito dei luoghi per quanto questi hanno accumulato e trasmesso di creazione artistica e di vivibilità, di spiritualità appunto.
Provate ad immaginare la salita al Pincio e la visita alla terrazza per guardare Roma dall’alto, attraversando griglie di areazione del garage sotterraneo ed evitando le auto che entrano ed escono. E’ decisamente meglio che il Comune eserciti il suo potere per revocare l’opera e i ministeri e le sovrintendenze si attengano al dettato costituzionale che considera superiore ad ogni altro interesse economico quello relativo ai beni culturali ed ambientali.”

Condividiamo, parola per parola …

e notiamo con curiosità e interesse la convergenza di giudizi negativi sulla disgraziata iniziativa, e non solo, da parti politicamente anche assai distanti …

il marcio sta, evidentemente, … nella palude di mezzo …

“dopo” la politica … il “mercato” …

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3 Responses to Opere “pubbliche” … interessi “privati” …

  1. isabella guarini ha detto:

    Per dirla tutta sui parcheggi centrali bisognerebbe abolire la famosa legge Tognoli, 122 del 1989, che ha trasformato le città in residenze per automobili, visto che le case vere e proprie sono in abbondanza rispetto alla crescita della popolazione. Inoltre, per carenza di suoli a causa della intensa edificazione senza dotazioni, si è concesso il sottosuolo e tutte le aree libere pubbliche. In particolare sono presi d’assedio le piazze, le aree verdi esistenti, quel minimo di sollievo dall’alta densità urbana. Per questo bisogna impedire che si faccia il parcheggio sotto il Pincio e proseguire con l’abolizione della Tognoli. L’appalto del Pincio potrebbe essere trasferito in un altro sito nella fascia periferica di Roma.

  2. danilo nuccetelli ha detto:

    Bravo Salvatore! Belle parole. Ma non te le potevi fare uscire quando Rifondazione Comunista era parte fondante della maggioranza che governava Roma con Veltroni? O quando dentro il partito chi si opponeva a quella e ad altre operazioni demenziali come la svendita del patrimonio immobiliare veniva emarginato senza troppi complimenti?é troppo tardi per riparare i danni provocati dalla subalternità al veltronismo: ci hanno pensato gli elettori a castigarci.Con l’affetto di sempre.Danilo Nuccetelli

  3. caro danilo, dovresti ben sapere come e quanto io sia stato emarginato dal partito romano proprio perchè avevo asplicitato i miei dissensi sulla politica urbanistica, e non solo, della giunta veltroni.
    se leggi le cose che scritto nelle poche occasioni che ho avuto per pubblicarle, vedrai che le cose che ho scritto adesso le avevo anche scritte prima; come anche avevo espresso la mia posizione sul pincio, sul piano regolatore, sull’angelo mai, sul corridoio tirrenico nonchè sullo stravolgimento delle leggi regionali che avevo fatto approvare da assessore: la legge urbanistica e quella sulla tutela ambientale.ricambio l’affetto con cari saluti. salvatore bonadonna

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