La sistematica politica di disinformazione condotta da La Repubblica sulla questione del Parcheggio del Pincio prosegue inesorabile …
dopo le palesi ipocrisie dei giorni scorsi …
oggi, un vero gioiello nel suo genere, a firma di Laura Mari, intitolato:
“Pincio, gioiello rovinato dall’incuria …”
“Carcasse di motorini abbandonate ai lati della strada. Fontane con acqua putrida o totalmente prosciugate. Statue coperte di graffiti. E bottiglie di birra o di plastica buttate ovunque. È il Pincio: uno dei luoghi più suggestivi di Roma – anzi del pianeta – una delle aree verdi di maggior pregio
Regna il più totale degrado nel colle dal quale si può guardare tutta la città.
È l´incuria ad aver preso il sopravvento …
Lungo la Salita del Pincio è impossibile fermarsi per una sosta sotto l´ombra di un albero: la panchina di marmo è rotta, spezzata in due. Il verde del prato è coperto da foglie secche che non sono mai state raccolte. L´erba è alta intorno ai gradini che portano dritti nel cuore del parco. Ciuffi rinsecchiti rigano le gambe dei passanti. E chi attraversa la salita è costretto allo slalom tra cartacce, bottiglie di birra buttate a terra, taniche di vino ormai vuote, sacchetti di plastica alcuni gonfi di immondizia e pacchetti di sigarette stropicciati. Tutt´intorno è terriccio …
Insomma: è un´area abbandonata a se stessa …
«È uno scempio – protesta Gianni Piretto, da sempre frequentatore del parco – siamo nel centro di Roma e questa area è trattata come una discarica». E infatti a viale Gabriele D´Annunzio, la strada che da Trinità dei Monti porta a piazza del Popolo sono mesi che diversi motorini abbandonati giacciono a terra …
Sempre in viale D´Annunzio, la bella fontana che lo adorna è diventata una pozzanghera. L´acqua è putrida, stagnante da tempo, piena di insetti e di rami spezzati. Non solo. Sul ciglio della strada sono accatastati i sacchetti dell´immondizia, altri sono pieni di calcinacci.
Sono passati anni da quando l´ex sindaco Veltroni aveva fermato un abuso edilizio in via Trinità dei Monti, proprio sopra via Margutta. Ma in questo angolo di Roma è come se il tempo non fosse passato. Ci sono ancora le staccionate di legno che oscurano l´area dei lavori. E dentro il vecchio cantiere c´è anche chi ci dorme: un materasso, delle scarpe, barattoli di cibo vuoti ne sono la prova. Intorno ancora mattoni, muretti, lavandini, tubi e degrado” …
Commovente …
se non fossimo prevenuti, tendenziosi e di parte …
non potremmo che concludere: per fortuna che Chicco e Warter …
colla Sta, prima … coll’Atac, poi …
hanno pensato alla bella autorimessa napoleonica…
per salvare, finalmente, il Pincio dal degrado …
Ma esiste ancora qualcuno … che ha lo stomaco di leggere Repubblica? …




Io lo stomaco di leggere Repubblica l’ho perso 15 anni fa e da quando non mi becco più le prediche domenicali, moralistiche e pedagogiche, del Fondatore, respiro una fresca aria di libertà.
Quanto al parcheggio del Pincio, non mi pronuncio perchè, come gabrielemari, non conosco la situazione. Posso solo dire che le sue osservazioni generali non mi sembrano affatto peregrine e, in questo caso, condivido anche le considerazioni di pinello berti (sui parcheggi, intendo).
Saluti
Pietro
“Ma esiste ancora qualcuno … che ha lo stomaco di leggere Repubblica? …”
Certo! Ma solo dopo adeguata libagione di ostriche della Normandia, che diamine… Con quelle pugliesi, invece, non si va oltre la prima pagina!
Gavino
Che sia una sviolinata, è vero. Ma è altrettanto vero che il Pincio è in una condizione vomitevole. Ci sono passato ieri, ed è stato parecchio triste vedere dei ragazzi al limite della sopportazione etilica accasciarsi sui cornicioni davanti ai turisti… Ho scritto una cosa un pò da ben pensante, però non mi sono discostato da quello che ho visto.
Io Repubblica la sto riprendendo per vedere quante fregnacce spara.
Allora, se vogliamo essere precisi, precisiamo che sono stati i Fratelli Cristiani dell’ istituto San Giuseppe de’ Merode (…il Cardinal de’ Merode… l’antica speculazione da cui nasce il quartiere di Piazza Vittorio, ex horti e ville di non ricordo chi…) a rapare senza pietà gli alberi che ombreggiavano viale D’Annunzio da Villa Medici in poi. Problemi di sicurezza per l’albergo Artè ( o qualcosa del genere) di via Margutta, i cui locali erano o ancora sono del San Giuseppe? O problemi di sicurezza per il nuovo negozio di Bulgari (Gianni), sempre a Via Margutta? O per quei locali in fondo a vicolo Alibert, sempre del de’ Merode, adesso rimpimpirinati e ristrutturati a “Roma-Congressi” o roba simile?
I preti pigliatutto e, come diceva mio zio giudìo, “i preti so’ tutti ‘na razza da staje lontano”…
Dopo il confine dei “preti” tornano gli alberi, torna il verde un pò selvatico dei cortili di via Margutta, stupendo; e poi la famosa palizzata del famoso abuso sventato nei giardini del 51 di via Margutta…forse a proteggere una nuova caffetteria “inventata” da poco nei vialetti quasi capresi sempre del 51. Altro che artisti, altro che il ricordo di Fazzini e Franchina, altro che strada dell’arte!
Boh!
La blindatura della Casina Valadier, serrata da cancellate, è la faccia della stessa medaglia, che da una parte ha il “decor” , li “trendy”, il “fiore all’occhiello”, l’ “eccellenza” (che palle!!!), che toglie la ghiaia e spiana una colata di bianchissimo cemento davanti all’ingresso principale. Tutta sicurezza per i clienti, percarità, all’interno tutto pettinato e infiorato, tutto “bello, pulito”.
Ho il sospetto che la poca cura dedicata al resto del Pincio faccia parte della strategia “Mausoleo di Augusto”, che consiste nel mandare a remengo i luoghi per poi far invocare a gran voce la “riqualificazione”.
Infatti questi allarmi lanciati sovente dalla stampa strillano allo scempio ma non suggerisconi i famosi due scopini in più, i due giardinieri due volte a settimana, qualche multa a chi insudicia con le cartacce o quel che sia. No, troppo semplice, non crea scandalo.
Smetto di parlare di giornali, altrimenti me la piglio anche con “il Manifesto”, che a proposito dell’Ara Pacis e dei muraglioni da eliminare (che sarebbe già una buona cosa), riduceva la storia a una contrapposizione politica Alemanno-Veltroni. Ma se Veltroni e Rutelli hanno fatto la cazzata, e la cazzata si può rimediare anche bene, perché tanta tenace difesa aprioristica? E allora basta “manifesto”…
Per i ponzipilati e i santomasi.Ma quale può essere il geniale progetto o la mirabolante soluzione tecnica che possono giustificare lo svuotamento del Pincio per ficcarci dentro le macchine? Che c. c’entrano gli alcolisti con gli sfregi urbanistici?è più sopportabile la vista del fattone morente alla maniera del galata o quella delle stie che Ripa di Meana (quello degli affari) ha fatto costruire sulle terrazze della Casina Valadier per servire quattro coperti quattro in più nel ristorante più volgare mai apparso a Roma?buon ferragosto.
P.S.:amministrazione nuova, errori vecchi.a via Nazionale stanno rimontando il selciato con la solita soletta di c.a., con le solite due dita di sabbia, con i soliti giunti di 4-5 cm, con la solita sigillatura bitume e graniglia a coprire la sòla.non durerà neanche tra natale e s. stefano.
P.S. P.S.:se non si farà il parcheggio del Pincio è probabile che il Comune dovrà pagare 10ml di euro ma così ne risparmierà 19.a occhio conviene.
“Corriere della Sera- Cronaca di Roma- 14 agosto 2008”
L’ultima del vicesindaco Mario Cutrufo: un “parco-a-tema-Roma-antica” per ridare impulso al “languente turismo”
Il commento di Giuseppe Strappa è notevole.
“Centro storico futuro e nuovi valori”
L’industria del divertimento sta diventando uno dei grandi fattori di trasformazione della città contemporanea. Nel mercato globale essa risponde alla domanda di luoghi sempre più affollati con una rete di centri in cui le attività confluiscono in spazi densi e limitati.
Il centro storico di Roma è da tempo entrato in questo circuito planetario (dal 2000, dico io) che monetizza imparzialmente rapporti sociali e monumenti, con un appeal particolare dovuto alla sua storia.
Il notevole reddito prodotto sembra giustificare i tanti problemi provocati: le risse e il rumore che le cronache di questi giurni registrano, ma anche la perdita dei caratteri specifici del tessuto edilizio.
Con una contraddizione evidente, perché l’attrattva che pone Roma in una posizione di mercato privilegiata risiede proprio nei caratteri che si stanno distruggendo. Perderli non significa solo dilapidare un pezzo della nostra identità. SIGNIFICA ANCHE DIVORARE LA GALLINA DALLE UOVA D’ORO, come è già avvenuto con le nostre coste o con il paesaggio. Il recente calo di incassi denunciato dai commercianti ne è forse un primo sìntomo.
La soluzione non sembra dietro l’angolo.
Forse sarà la stessa globalizzazione a produrre i rimedi attraverso inedite comunioni planetarie di interessi, come ha predetto il filosofo Peter Sloterdijk.
Allora il nostro centro storico non sarà più il salotto buono della città, ma il luogo d’incontro di nuovi processi identitari, quasi in una riedizione virtuale del Grand Tour settecentesco, quando intellettuali e artisti dell’intera Europa proteggevano come propria la nostra identità culturale.
E può darsi che, perse tra metropoli ormai divenute luoghi di solo transito, “comunità informatiche” di professori nordamericani o poeti nordeuropei ritroveanno le proprie radici profonde nell’antico tessuto di Roma.
Ma, intanto, occorre una politica di trasformazioni ragionevoli e congruenti. Perché rischiamo che, quando nuovi meccanismi di controllo e nuovio valori avranno sostituito quelli attuali, per il nostro centro storico sarà troppo tardi.”
P.S. Sempre attuale l’analisi di Marco D’Eramo fatta nel 2004…
PP.SS.: in rete non trovo gli articoli della cronaca romana del Corriere, per cui dattilografo. Mi spiace.
Vi mando un contributo non mio sul parcheggio al Pincio, nel caso fosse sfuggito:
Il Foglio di Ferragosto. Il grande Camillo Langone (CL) intervista Carlo Ripa di Meana (CRdM):
omissis
CRdM: Ho un piccolo wish politicante, vorrei riuscire ad impedire che sventrino il Pincio, Adesso c’è una compagnia di cosiddetti saggi che sta valutando il progetto, figurati le pressioni a cui è sottoposta. I saggi non servono, è una questione elementare, si vede a occhio che il Pincio è perfettamente riuscito così: Valadier l’ha studiato per farne l’affaccio su Roma, non un garage di motociclette e suv.
CL: A chi è venuta la bella pensata?
CRdM: E’ un’idea di Veltroni. Ma adesso il mio terrore è Alemanno: in campagna elettorale si era dichiarato contrario, avevo fiducia in lui, adesso stranamente non parla più e aspetta il parere dei saggi.
CL: Si è trasformato da Alemanno in ad Alemammola. Prima delle elezioni aveva anche promesso di abbattere il capannone americano che copre l’Ara Pacis, poi è diventato timido, niente più piccone risanatore.
CRdM: Sul Pincio credo si possa fare ancora qualcosa, anche salvatore Settis si sta impegnando molto. Io sono un conservatore, trovo terribile che in Italia non ci sia un movimento conservatore, vuol dire che non esiste la sacralità del passato.
Omissis
Non c’entra con Pincio ma ricordo che Camillo Langone aveva detto del progetto Ara Pacis pressappoco così: “C’era bisogno di chiamare un geometra americano?”.
Saluti
Pietro
intervistato qualche tempo Renzo Piano sui parcheggi e le mega vialibilità, lui che a Londra stà costruendo un grattacielo per uffici con solo 30 posti auto, disse qualcosa del genere: bisogna smettere di fare parcheggi e pensare a far funzionare la mobilità pubblica. dove ci sono parcheggi arrivano le macchine, dove arrivano le macchine c’e`traffico.
ci vuole una commissione di Saggi per capire una cosa così scema?